Valerio Magrelli
Il corpo difettoso
Intervista di
Nicola Bonazzi
D.: Il corpo un tema molto
presente nella sua opera, gi dal titolo
della sua seconda raccolta Nature e venature.
Da dove nasce la decisione di dedicare un'intera
opera al corpo?
R.: In effetti mi sono divertito
a inserire dei richiami ad altri miei testi
con citazioni di versi o prose, gi presenti
in Esercizi di tiptologia del '92.
E evidentemente un tema che mi sempre
appartenuto. In un testo di Nature e
venature, per esempio, parlo delle viti
infisse nell'osso, e le paragono a un
sistema di accordatura dei pianoforti
per altro ho suonato a lungo pianoforte.
Insomma ho voluto ribadire, evidenziare
questi legami. Lidea del libro nasce
in verit intorno al '90, dunque non si
tratta di una scelta cronologicamente successiva
a Didascalie per la lettura di un giornale,
del 1999; stato piuttosto un lungo sedimentarsi.
Inizialmente dovevano essere libri diversi,
ma alla fine, secondo un movimento che mi
appassiona molto nel suo svolgersi, il lavoro
ha finito per inglobare materiali su tre
temi differenti: l'infanzia, la malattia
e il viaggio. La difficolt stata quella
di creare questa triangolazione nel segno
del corpo.
D.: Il corpo nella societ
contemporanea spesso un corpo esibito
in senso edonistico, narcisistico, laddove
invece nel suo libro un corpo malato...
R.: Difettoso.
D.: ...difettoso. Nella quarta
di copertina si citano Ballard, Cronenberg,
Bacon...Mi chiedevo per se altri riferimenti
possibili fossero la poesia barocca o surrealista,
per quel tanto di macabro di cui a volte
si compiace
R.: Nel primo caso senz'altro,
addirittura attraverso la citazione di una
poesia di Nature e venature c' un
omaggio a Ciro di Pers. Sul surrealismo
sono pi perplesso. Alcuni autori sono per
me fondamentali, per primo Michaux, o certi
eterodossi come Artaud e Ponge, amo meno
Breton ma certi testi li trovo smaglianti,
Nadja per esempio; per c' qualcosa,
nel surrealismo, che mi ha sempre insospettito...il
senso esclusivo del gruppo, soprattutto,
lo trovo molto invecchiato e lontano: Eluard,
Aragon sono autori per me letteralmente
inerti. Piuttosto sono stato molto suggestionato
dalle arti figurative: Giacometti, in questo
senso, un riferimento molto importante.
D.: Il titolo del suo libro,
Nel condominio di carne, rimanda
a un'idea di corpo che si abita ma non ci
appartiene, qualcosa che altro
da noi. C come la necessit di una
fuga, di una liberazione da questo involucro,
inteso evidentemente in senso platonico
R.: L'idea della veste, del
soma, del carcere molto presente nel testo.
Il titolo, in realt, venuto fuori dopo
una serie di tentativi piuttosto numerosi,
nel desiderio di mettere a fuoco questa
disparit molto stridente tra il senso materiale,
ma anche glorioso del corpo, e una sua quotidianit
miserrima, che ho sempre paragonato a quella
di un inquilino. Dopo luscita del
libro mi sono ricordato di un testo di Ora
serrata retinae, la mia prima raccolta,
in cui parlavo di un soggetto che abita
il suo cervello come un tranquillo
possidente; era gi presente,
cio, questidea di spossessamento
che propria anche del Condominio;
l c'era un possidente che abitava uno spazio
mentale, le terre del cervello per dir cos;
qui c' invece un inquilino: subentrato
un senso di precariet che credo sia il
segno pi forte di un avvenuto cambiamento.
R.: Tornando ai riferimenti
citati nella quarta di copertina: si tratta
di autori, quasi tutti, appartenenti allarea
anglosassone. Secondo lei manca una tradizione,
almeno recente, sul tema del corpo nella
letteratura italiana?
R.: Da un lato s, perch
i richiami alla body-art o al cyborg
provengono per lappunto da fuori,
come una nuova tradizione rappresentata
da autori come Ballard o Elleroy. Devo dire
che pur non essendone un estimatore, li
ho sentiti immediatamente vicini. Detto
questo credo che la letteratura italiana
abbia anche momenti di straordinaria attenzione
al corpo. E sufficiente pensare a
Moravia, il Moravia di Agostino per
esempio, talmente pieno di carnalit che
mi sembra eccessivo parlare di una distanza
della nostra letteratura recente da certe
tematiche. Diciamo piuttosto che quello
che ci arriva da fuori una forma diversa
di discorso sul corpo, mediato in primis
dall'insegnamento di Foucault. Credo tuttavia
che il tema del corpo sia stato molto presente
nell'ambito italiano, magari secondo modalit
meno appariscenti, pi dissimulate. Penso
anche ai film di Pasolini, che hanno una
forza che il narratore e il poeta forse
hanno perso.
D.: Le cito una poesia di
Nature e venature: Sentirsi
male sembra voler dire/che il dolore impedisce/l'ascolto
di se stessi./La malattia conduce il suo
corpo lontano,/troppo distante per essere
udito.
R.: Si tratta di una poesia
intraducibile, un gioco di parole. Partendo
da quel bisticcio cercavo di spiegare una
sensazione, ovvero che il dolore costituisce
uno schermo, un ostacolo allascolto
di s. Mi rendo conto solo ora che il mio
ultimo libro pare sostenere il contrario.
D.: Appunto. E' un cambio
di prospettiva
R.: Resta per questa idea
dellascolto, di una sensazione uditiva
associata al dolore. Non a caso ho inserito
nel libro una citazione di Leriche, un medico
francese, che dice che la salute
il silenzio degli organi.
D.: Questo esercizio assiduo
di autoanalisi, di ascolto del corpo, comporta
una fatica di qualche tipo?
R.: No, direi il contrario. Per
me la scrittura, almeno questo tipo di scrittura,
sempre una liberazione. Almeno si d parola
alla fatica vera, alla sofferenza. Giocare finalmente
con questi materiali un modo per salvarsene.
In un libro che ho scritto per ragioni accademiche
su Joubert, un autore minore del Settecento francese,
ho inserito come esergo una citazione di Queneau,
per me bellissima: De tous les coups du
sort jai su faire une fable / le moins deviens
le plus, consolante inversion (Da tutti
i colpi del fato ho saputo trarre una favola,
il meno diventa pi, consolante inversione). Ecco,
io ho sempre di fronte l'immagine della scrittura
come una specie di ruota del judo, per cui la
forza dell'avversario viene usata contro l'avversario.
Molti scrittori sono come dei grandi judoka del
linguaggio che riescono a sfruttare l'ostilit
del reale per trasformarla in scrittura, per ribaltare
il meno in pi. Mi piacerebbe pormi in questa
schiera: in questo modo non c' fatica, c' anzi
risarcimento.
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