Cerca su Griselda
Questo sito usa cookie di terze parti. Leggi la nostra Informativa cookies oppure chiudi questo avviso
Luca Mozzachiodi

Aldilà del silenzio: ciò che chiediamo per la nuova poesia

Tracciare bilanci è sempre difficile quando si parla di arte, fare programmi, o meglio esporre aspettative, lo è spesso anche di più. Bisogna che si faccia chiaro ormai, nella mente degli autori come in quella dei lettori, che il Novecento è finito, finito nella sua grandezza e nella sua miseria. Con esso necessariamente, se crediamo alla letteratura come sistema di comunicazione sociale vivo e non come puro rituale culturale, molti dei modelli, degli schemi interpretativi, delle esigenze etiche, e dunque poetiche (non viceversa! Tanto per cominciare) che lo hanno contraddistinto. Dalla poesia che si scrive nel nuovo secolo ci aspettiamo che sia in grado di dire questo secolo nuovo che le dà forma, non che si arrocchi in un supposto misticismo del silenzio. Le poche righe che seguono sono scritte attorno ad alcune parole chiave che, pur nelle varie e molteplici forme e declinazioni possibili, dovrebbero costituire il nodo della meditazione sul fare poesia.

 

I Verità: La verità è lo scopo di ogni ricerca e la poesia deve tendere alla verità, che non è, ovvero può anche non essere, il realismo in senso tradizionale. Si tratta della capacità di aggiungere qualcosa a ciò che conosciamo riguardo l’umano e ancora oggi andiamo incontro ad una doppia difficoltà quando scriviamo della verità, uno scrittore deve infatti cercare la verità e questo implica il volerla trovare, cosa per nulla scontata, e ovviamente il saperla cercare attraverso un sapere fatto di esperienza e sensibilità, ma anche, si sarebbe tentati di dire soprattutto, da un continuo, serio e aperto confronto con il proprio tempo. Le scienze, la politica, la storia, la geografia, l’etnografia, la cronaca, l’economia, l’analisi della società sono elementi essenziali alla comprensione delle strutture del mondo in cui viviamo molto più che il vago psicologismo cui spesso la letteratura si abbandona come unico nutrimento. Ciò non riguarda, come sarà chiaro, solamente un concetto di verità positiva e verificabile, quanto piuttosto un sentimento di verità prodotto dall’aver accettato la sfida di interpretare la complessità come insieme e non solo come occasione di espressione sentimentale, possiamo definirla intenzione autentica.

 

II Coerenza: L’opera di poesia, e più in generale l’opera intellettuale e artistica, richiede una sua coerenza interna sul piano delle idee. Occorre pensare quando si scrive a quale atto compiamo, in quale contesto, come e perché; non dovrà essere più possibile leggere abborracciate poetiche vaghe e incerte che finiscono nella notte in cui tutte le vacche scrivono sonetti e tutti gli sciacalli sono anime profonde. Imprimere un segno sulla carta stampata, specie se quel segno è destinato a formare un organismo compiuto di nome opera o libro, è un gesto che richiede pensiero e un serio pensiero può ammettere aporie ma non contraddizioni elevate a legge come scappatoia per la pigrizia o la paura e non riceve nessun aiuto dall’accostare terroristicamente citazioni su citazioni senza una stretta consequenzialità Al poeta si richiederà dunque di pensare in maniera articolata e organica, bisogna quantomeno sperare che nel nuovo millennio ci sia un pensiero autentico e necessario a dare senso, e in qualche misura a giustificare, la volontà di fare poesia. Tutto questo produrrà inevitabilmente anche scontri, ci sono visioni del mondo, pensieri, idee che non sono conciliabili a colpi di poesia e del resto una poetica forte, cioè un’idea vera di ciò che la letteratura sia o debba essere, produce un dibattito autentico molto più che la retorica dell’indistinto che accomuna tutti i veri, supposti, presunti, dichiarati o meno, autori sotto la bandiera dell’opposizione, fondamentalmente reazionaria, al proprio tempo in nome della parola.

 

III Grande stile: Per grande stile intendo non solo quello immediatamente riconoscibile, cosa già rara oggi viste le carenze di verità e coerenza di cui si è detto, ma quello che non si pone come petizione di principio per essere riconosciuti, ma che si forma, necessariamente, a contatto con la complessità del reale e che sa farsi veicolo del pensiero, ma senza che ciò avvenga in maniera banale o ricattatoria come accade in molte poesie, troppo simili ai compiti delle elementari, che bruciano sotto il naso del lettore il piccolo fiammifero del loro concetto dominante aspettando o stuzzicando una reazione complice. Il grande stile è piuttosto lo strumento che lo scrittore crea a contatto con l’oggetto in un processo vivo e attivo, non si sceglie ma si medita, non si inventa ma si forgia. Solo con un grande stile, che non sarà manierismo né esclusiva padronanza tecnica, anche se una parte di questa è necessaria, potrà essere in grado di dire la realtà, il resto è un balbettamento che va a capo, o chiacchiericcio che si finge silenzio.

 

IV Realismo: Questo punto è il più esplicitamente avverso al silenzio come è naturale; l’uomo interpreta la realtà, la dice ed è non solo una disposizione naturale, ma oggi un dovere. Vorremmo infatti che la nuova poesia fosse capace di porsi la sfida intellettuale e morale di rappresentare l’intera realtà, aggredendola se necessario, non di eleggere finestre speciali da dove spiarla ritirata o ancora peggio inventarla arbitrariamente. Un realismo totale come quello immaginato non conosce più la poesia come genere, disciplina o fatto letterario, ma come linguaggio e come atto comunicativo tra gli uomini, non può essere intimismo ma dialogo concreto, il poeta di realismo totale non esprime se stesso ma tenta, può non riuscire infatti, di dire il suo tempo, gli uomini che lo circondano e lui stesso ma solo come fatto più noto tra questi, non come campo privilegiato. Un simile tipo di scrittura rifugge la lirica impressionistica, impara a usare tutti i tempi e ha bisogno di tutti i luoghi proprio perché ha per oggetto un mondo vasto, vivo e percepito a quattro dimensioni, non la pura astrattezza, che può esserci anche nella più concreta e situata delle opere poetiche, della poesia di impressione.

 

V Pazienza: Si tratta del punto più importante perché è conseguenza e presupposto degli altri, è vana cosa avere fretta di scrivere o pubblicare poesia, ancora più vana è la fretta di essere riconosciuti, non si può scrivere un libro senza uno sforzo materiale e intellettuale di lungo tempo, né si arriva alla verità, ma tutt’al più ad una vaga riuscita estetica, né si costruisce uno stile o un’opera che siano in grado di rispecchiare e arricchire la realtà umana. I meccanismi dell’industria culturale, anche di una piccola come quella che ruota attorno alla poesia, paiono quasi inesorabili, ma è appunto solo una parvenza: si può benissimo non partecipare ad un festival, si può non pubblicare un libro ogni anno, anzi forse ci si deve proprio astenere dal farlo, si può curare più la qualità dell’opera che la propria notorietà. Curare la prima richiede molto più tempo che curare la seconda, abbiate pazienza.

 

Piccola postfazione per il lettore burkinabè

 

Caro amico lettore, il fatto che tu possa potenzialmente accedere a questo sito e leggere questo, grazie alla diffusione mondiale di internet mi ha spinto a dedicarti alcune righe, per ringraziarti della tua attenzione ma anche per chiarirti alcuni aspetti del dibattito culturale italiano che forse ti saranno riusciti difficili da comprendere vista la tua estraneità alla nostra tradizione. In Italia a volte si chiama dibattito un’interminabile serie di divagazioni sul tema senza mai una vera contraddizione, non stupirti, è uno dei possibili significati del termine in relazione alla poesia. Questo avviene grazie ad una speciale virtù che amiamo definire la libertà stilistica, riteniamo che sia universale e in effetti, come saprai, c’è anche in Burkina Faso. Bene, questa libertà stilistica in letteratura non costa molto, basta saper leggere e scrivere, anche se immagino che per voi non sia così scontato e che probabilmente il tuo vicino, tuo padre, tua moglie e magari una buona metà degli abitanti del tuo villaggio sono analfabeti e non avranno questa universale libertà, ma cerchiamo di attenerci ai poeti italiani; certo tu potresti chiedermi se abbia senso parlare di libertà stilistica di un autore di fronte a persone che non possono leggerlo, ma è meglio non farsi certe domande amico mio, se ne potrebbe concludere che la libertà stilistica ha certificati, passaporti, carte d’identità. No, per avere la libertà stilistica in Italia basta poter scegliere uno stile, per scegliere uno stile basta possederne compiutamente almeno due, perché ci possa essere una scelta vera e consapevole ovviamente, per possederne almeno due occorre una vera contraddizione, come quella a cui non approda la libertà stilistica come è oggi intesa, spero potrai spiegarlo a voce al tuo vicino, mi rendo conto che noi poeti italiani abbiamo spesso motivazioni complesse per non discutere. Per concludere vorrei dire due parole per chiarirti cosa siano l’intimità e il silenzio; l’intimità amico è, come avrai dedotto, il proprio e la risorsa della poesia, si ha quando un uomo desidera stare con se stesso. Spesso si vene premiati per le proprie poesie, sì in Italia premiamo l’intimità che è molto importante. Il tuo vicino non scrive poesie, non riceve premi per la sua intimità, ma certamente ne possiede una quando il lavoro, la fame e le malattie gli permettono di ricordarsene. Qua in Italia le condizioni sono migliori per nutrire l’intimità, che essendo una relazione non è data a priori ma si formula e definisce socialmente, anche se nelle poesie ce lo dimentichiamo, perché quando si scrive o si legge una poesia l’intimità assume come propria quella specifica relazione tra autore e lettore basata sulla finzione di una vera intimità, o di un suo vero desiderio. L’intimità si dà con i familiari, le persone amate, alcuni amici. Quanto al silenzio, caro lettore, in Italia il silenzio è questo:

 

 

 

 

Adesso rompo il silenzio tornando a scrivere, perché ovviamente in realtà io che scrivo pagine sul silenzio sto facendo il preciso contrario del silenzio, come io che scrivo di intimità in un sito che tu, nel tuo lontano paese, puoi leggere, sto in realtà facendo una manifestazione, un pronunciamento pubblico, ricerco ascolto. Ti scrivo tutto ciò per essere onesto con te nel mio lavoro come vorrei che ognuno lo fosse con me nel suo, se infatti, poniamo, tu mi vendessi del caffè dicendomi che mi stai vendendo un calmante penserei che tu non sia del tutto sano di mente, oppure che tu non sia pienamente in buona fede come farmacista. Ora è venuto il momento di chiudere anche queste righe per te. Pare che il decalogo del buon intervento italiano sulla poesia debba concludersi con un ritratto a tinte fosche del diluvio della rete e di internet prima di essere caricato su un sito internet con il mio nome sopra, spero tu abbia la bontà di non ridere dei nostri buffi costumi di letterati, abbiamo i nostri riti propiziatori.

Pubblicato il 20 giugno 2016
Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Alma Mater Studiorum
Dipartimento di Filologia Classica E Italianistica Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Via Zamboni 32 - 40126 Bologna - Cod.Fiscale: 80007013376 P.Iva: 01131710376 - © 2012
CREDITS: MEDIAVISION