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Claudio Damiani

Dialoghi su silenzio, intimità, parola

– Presente e passato convivono nel presente. E il tempo in ogni istante è una parte e insieme il tutto.

– Sì, ma lo senti il presente come rumoreggia? Ti prendo per mano e ti porto in un corridoio. Ci sono delle porte, le apriamo e andiamo avanti. Dopo ogni porta il rumore è più forte. Alla fine apriamo l’ultima porta e siamo davanti a una cascata, proprio davanti ai nostri occhi, e il rumore è fortissimo.

– Sì, il rumore è assordante, c’è questa nube gassosa bianca in cui noi siamo dentro. E’ strano, l’acqua sembra cadere sulle nostre teste ma non sentiamo alcun male.

– Sì, tonnellate di acqua gelida ci cadono addosso e noi non sentiamo niente. Aggiungi che il rumore avrebbe dovuto romperci i timpani da un pezzo.

– E invece non ce li ha rotti. Ora anzi percepiamo un silenzio, lo sentiamo come qualcosa di profondo e tenero, come una musica meravigliosa. La nube bianca si dirada fino a diventare aria trasparente e fresca. Aria che respiriamo, e intorno cari monti e boschi, cielo azzurro e nubi, valli e fiumi che scorrono lenti.

 

 

***

 

 

Lo senti questo silenzio?

Ti sembra che sia silenzio

ma se ascolti bene

lo senti che è fatto di tante,

tantissime microscopiche voci

che scorrono una sull’altra,

così come tutti i colori

sovrapposti, uno sull’altro,

formano la luce bianca.

 

 

***

 

 

– Aspetta, aspetta…

– Che cosa? Aspetta che cosa?

– Stai zitto un attimo, m’è sembrato di sentire…

– Che cosa?

– Sta’ zitto t’ho detto…

(pausa)

m’era sembrato… ma adesso…

e poi ci sono troppi rumori,

dalla strada le macchine,

e il rumore del frigorifero

è così forte…

– Ma che avevi sentito, che t’era sembrato di sentire?

– Non so… sto ancora in attesa, nel caso ritorni…

– Mah, io credo poco alle voci.

– Ma non era una voce…

– E che era?

– Era piuttosto un ostacolo, un oggetto tra

i piedi che ti fa cadere,

qualcosa che ti fa

cadere, ecco…

 

 

***

 

 

– Questo soffio leggero, non lo senti?

E’ un suono, o un moto

dell’aria, un cenno

di qualcuno, o qualcosa

che ci chiama.

– Sì, lo sento… ma lo confondo

forse col mio respiro.

– Prova a non respirare

e dimmi se lo senti.

– Ok…

Sì, mi sembra di sì.

– Che cosa senti?

– Mi sembra come un battito,

una pulsazione…

Ehi, ma non potrebbe essere il battito

del mio cuore?

– Metti una mano sul cuore

poi, senza respirare,

ascolta il suo battito

e vedi se, oltre a quello,

c’è un altro battito, o suono,

o soffio o che altro.

– Ok…

Sì, aspetta…

tra un battito e l’altro del cuore

mi sembra di sentire qualcosa…

– Cos’è?

– Sembra un soffio, un debole soffio

come un singhiozzo represso.

Ma se fosse una mia sensazione,

una cosa che sento solo io?

– Ascolta, stringiamoci le mani

e quando sentiamo quel soffio

stringiamo più forte.

– Sì, dammi la mano.

– Eccola.

Se la stretta la diamo insieme

vuol dire che sentiamo la stessa cosa.

– Ok. Ma… c’è un problema.

– Quale?

– Con l’altra mano dobbiamo sentirci il cuore.

– Acc.! E’ vero. Allora: la sinistra

sul cuore, la destra la stringiamo l’un l’altro.

– Tu stringi ma io non sento niente.

Aspetta… Ricominciamo.

– Ok. Ah, ora stringi tu, e io no…

Adesso stringo anch’io, ecco sì, andiamo insieme!

 

Pubblicato il 18 dicembre 2016
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