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Giancarlo Morinelli

In cammino verso la poesia

L’uomo ha bisogno della parola che incontra la meraviglia, senza questa parola il “mondo” delle cose sprofonda nel buio insieme all’io. Una parola che non è la ripetizione meccanica dei gesti nelle parole di ogni giorno, ma è un’esperienza poetica; infatti quando il poeta si pone in ascolto per accogliere la parola esatta è veramente in contatto con la sua essenza, la sua è una chiamata al “dire originario”, alla fonte dell’Essere, così per Heidegger nelle Unterwegs zur Sprache (1) l’uomo è in cammino verso il linguaggio. Poiesis (2), il “fare” della poesia rivela il rapporto autentico che abbiamo con la parola e con l’Essere, ma rivela anche tanta parte di noi “e quando usiamo la parola agiamo su noi stessi, un lavoro sulla parola che ogni uomo dovrebbe fare, perché – senza accorgersene – ogni uomo un poco muore”. “Dobbiamo imparare ad ascoltare i ritmi profondi e i toni sommessi del pensiero, dei concetti poetici prima che questi si irrigidiscano nel discorso convenzionale e prosaico” (3), ma oggi nell’era digitale domina la chiacchiera. Se due persone su tre oggi balbettano per ore ininterrottamente attraverso i social network, se il lessico è impoverito a poche parole ripetute e logore, se si perdono le tracce di una comunicazione autentica, cosa rimane di noi e del necessario “contatto” con una comune essenza?
Dietro un linguaggio utilitaristico e ipersemplificato ci troviamo nel commercio di una parola già morta, ma la parola deve vivere della tensione tra luce e tenebre: è tra il dicibile e l’indicibile che può ancora scaturire il pensiero. Pensiamo all’importanza creativa di una parola provvisoria, sempre in movimento, alla scrittura frammentaria e oracolare di Eraclito (“il fulmine governa ogni cosa”), al linguaggio epigrafico e aforistico del Tractatus (4), che conclude con la nota “Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”, mostrando che, per ciò che più conta per noi, quindi i valori etico-religiosi, la logica rimane in silenzio. E’ l’intuizione del mondo sub specie aeternitatis dove la sostanza stessa del mondo non si fa significare, ma si mostra nel linguaggio tautologico di “ciò che nel linguaggio esprime sé”.
In questo nostro cammino il soggetto cerca una via, un percorso sensato e si trova innanzi al limite invalicabile dove la ragione ammutolisce, ma il silenzio è apertura verso l’Essere, “anzi il silenzio è necessario per le parole, è in esso che risuonano, esse evocano lo spazio infinito che attraversano. Chi ama il silenzio ama anche la parola essenziale” (5). Al rispetto per il silenzio si collega la sobrietà di un atteggiamento che rifugge dalla popolarità, dalla vanità, dal bisogno di protagonismo e rilevanza oggi così tristemente di moda.
E’ necessario allora riscoprire il valore del silenzio e dell’ascolto, e “fare anima”. “Chiamate, vi prego, il mondo la valle del fare anima. Allora scoprirete a che serve il mondo”(6), espressione inventata da un poeta e ripresa dallo psicologo James Hillman (7) che si traduce in un continuo peregrinare per la valle del mondo, rendendo possibile l’attività trasformativa del significato e una consapevolezza della propria interiorità, ma “i confini dell’anima, nel tuo andare, non potrai scoprirli, neppure se percorrerai tutte le strade: così profonda è l’espressione che le appartiene” (7) .
Così l’individuo deve sfidare le sicurezze acquisite, le piccole illusioni di cui si alimenta e cercare uno scopo più alto oltre i riflettori del protagonismo e la semplice soddisfazione dei bisogni quotidiani. La scelta di compiere questo cammino lo porta a un limite dove la tensione tra luce e tenebre, dicibile-indicibile, si può risolvere in una rinnovata consapevolezza che è ascolto, apertura verso l’originario. La luce di una rivelazione porta sempre con sé l’ombra costitutiva del silenzio – quel silenzio precategoriale, magmatico – infatti questo svelamento ha bisogno dello sfondo protettivo di oscurità cui appartiene, un “lumino” che si oppone al rumore assordante delle tecnologie, alla luce accecante di quella parte della scienza che pretende di assoggettare la verità ai suoi schemi riduzionistici. Solo allora la parola diventa il riflesso di un’altra parola necessaria, il bagliore dell’essere si compone in sé nel nostro comprendere e la finalità del soggetto si fa una luce diffusa, in una consapevolezza attiva e responsabile di sé e dell’altro da sé.
Può una scrittura poetica essere una parola senza scopo, “necessaria” solo a sé stessa?
Una poesia come pura contemplazione di sé tradisce la sua origine, perché una poesia che non ha alcuna utilità, né un qualche fine, se non quello che può avere un sasso o un fiore, è la semplice emanazione di luce e vita che è Dio. Ma l’uomo ha un destino differente. Se ogni singolo può liberare la propria voce, accettare la sfida di esistere per affermare con dignità quella condizione di grandezza e miseria dell’uomo, forse realizza in sé, nel suo “fare” il cammino, l’immanente e il trascendente, in quella ricerca dell’armonia e di una parola poetica che lo unisce al destino dell’uomo, quasi un’illuminazione improvvisa – di nuovo il fulmine eracliteo – che può ricomporre l’equilibrio sull’abisso. Per ognuno di noi deve essere l’ascolto a prevalere, una parola che scaturisce nell’animo disposto a fare spazio in sé per accoglierla.

 

“Notte eterna, irraggiungibile
stella, con un lumino innanzi l’abisso
tra le vie del canone occidentale,
è tutto quello che posso sapere.
Tengo accesa questa fiammella
tra le dita anche se tutto cede
alla follia, solo per la magia
di questo piccolo fiore che cresce,
si trasforma tra le mie dita e resiste
al freddo che si avvicina.
Siamo tutt’uno, ora.
Credo.”

 

(1) Martin Heidegger – In cammino verso il linguaggio
(2) Franco Loi – La Poesia secondo me – Sole 24 Ore
(3) George Steiner – La poesia del pensiero
(4) Ludwig Wittgenstein – Tractatus Logico Philosophicus
(5) Louis Lavelle – La parola e la scrittura
(6) John Keats in una lettera al fratello
(7) James Hillmann – L’anima del mondo. Conversazione con Silvia Ronchey
(8) Eraclito – Frammento 45 ….

Pubblicato il 14 giugno 2016
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