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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Andrea Gibellini

Fabbriche cemento ghiaia e altre cose


1


Perché quelle fabbriche così viste
in lontananza ti consolano,


hanno lunghi ferri come lunghe corna
di mammuth arrugginite e senza porte


grandi come perfette porte
di magazzini giganteschi dove non vi è nulla


[depositi di sabbia sfarfallati al sole
lungo la statale lungo ogni spinosa siepe


e dispersi furori
e il grano allungato a fremiti di canne alte]


che può consolare là sdraiate, assenti, in mezzo
al prato semiverde bruciacchiato ingiallito


sconfitto senza età e privilegi.




2


Quelle ciminiere allungate come colli di fucile
che sbuffano, sbuffano durante la notte, nascoste


e spente di cemento e mattoni di calce e cenere
inghiottita da chissà che bocca grande mai malvagia


il letto acuto di ghiaia candore di solarità
e chissà se quegli spalatori rarefatti


raccogliendo sassi hanno inconsapevoli costruito il mio letto
hanno trovato vene d’acqua


hanno girato manichette spargendo pioggia al di là
dei campi coltivati al di là del buon senso di mio padre


e mi giro rigirandomi su me stesso attraversando
come se guidassi avanti e indietro dallo stesso luogo


ma le erbe lassù adesso non c’entrano eppure sono solenni
gaudenti e felici di essere quello che sono ma vorrei


scacciare quelle consolanti immagini di gabbie di ferro
e ghiaia rapirmi quando oltrepasso finalmente


la tangenziale e vedendo oltre scendono
le luci arancioni della sera quelle case affacciate ferme


scendono su campi e asfalto tra specchi e dissolvenze lunari.

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