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Poeti del Centro:
Poesie
Andrea Gibellini

Ho rivisto le lucciole stanotte


Ho rivisto le lucciole stanotte
affondavano pigre dentro all'erba del prato


intermittenti esploratori nella macchia
scura della notte. E' un luogo di passaggio


dove sull'orizzonte non lontano da qui
si sviluppano in verticale palazzi 


accesi da ogni tramonto, da tutte le mattine
quando il sole o la pioggia inverdiscono


la natura circostante. Non so esattamente
cosa vogliono ancora dirmi invitandomi


tutte le sere specialmente nella prime sere 
d'estate quando il cielo nel pomeriggio s'inazzurra


come a incidersi nel fresco degli alberi delle colline
che da quaggiù respiro e imploro, un ultimo


Cortéz dove il mio oro sono le messi  
che colgo dilavate e infinite... 


Forse è quello che vorrei sentire
fra tutte le salite fra tutte le discese  


sdraiandomi indolenzito preso 
dal fastidio della camminata dalla città  


fino alla campagna e poi ancora sopra
a rivedere nella boscaglia il segno dei calanchi


le impronte di creta sparse 
dal fermento continuo delle stagioni


dai cinghiali che velocissimi e ciechi 
corrono verso un qualcosa che 


sentono soltanto dall'istinto. 
Ma non so per quanto tempo ancora


(o se questo tempo alternato è già finito)
chiederò d’imbattermi nelle luci improvvise


della sera quando i rumori sono spenti e
lucciole moribonde sfuggono dalle tane  


ma so che devo aspettare inseguirle rimanere
nel fresco accurato dell'erba con loro


non posso scappare devo seguire il sentiero
di cemento tra le case raggiungere sprazzi di


cespugli sentire il più possibile nell'efficacia
di un respiro anche non mio.


Chi passa di qui per caso,
— e spesso sono frotte di persone in corsa


o gruppi di ragazzi fermi 
a parlare tra il muro e il motorino —


le riconosce senza riconoscerle
perché sopravvivono nonostante tutto


perchè col trascorrere delle stagioni, dei temporali
hanno disperso una loro precisa identità


si sono nascoste per anni interi e di tanto in tanto
le vedevo non a sciami ma da sole e senza compagni


in qualche anfratto desolato pieno di calcina
dove a spuntare una pianta o un fiore 


pareva difficile quasi un disonore e altri steli
appuntiti di foglie acuminate mi colpivano. 


Ma oggi ho rivisto le lucciole a lampi 
ho sentito il loro tremito d'impazienza 


hanno scosso l'aria 
drappeggiato come un lungo manto 


il colore ignoto della sera e
hanno infine acceso una parte di oscurità. 


Non toccarle con le mani
lasciale andare dove vogliono andare


perchè sentono muovendosi ogni cosa buia ...

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