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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Andrea Gibellini

La mia città


La mia città non è una città


vive tra il fiume e la campagna
è sospesa vicino alle colline
e se lì scavi puoi scoprire
pesci venuti dal passato
scolpiti nel calcare;
l’azzurro del cielo come il mare è solo in sogno
nel silenzio, sotto il bianco delle pietre
e i pochi cespugli di fiori.


I rami di alberi che non sono più alberi


scendono a toccare il fiume
sbattono sui massi, rompono
le gelide acque sconvolte dal silenzio –
lontano il Secchia scorre ne buio –
ma è la visione di un giovane fiume,
andato via.


Città d’inverno


chiusa nella nebbia
che aspetti la stagione più bella
nel sole della primavera
(un prato strano violazzurro
che si staglia a ventaglio
contro un nuovo palazzo bianco
e fumi delle ceramiche 
come fossero estive nuvole naturali...)
che oggi finalmente vedo e non ricordo.




I fiori serrati fra vecchi muri,
erbe rinsecchite
l’odore forte del fiume, -
vicino a me come da sempre
una voce amata,
il pesce alato nascosto nel calcare
la melma grigia, perenne, sopra i sassi
di fragili muschi volati via.


La piazza è un rettangolo incantato
(dall’alto, nel verde,
scendendo verso la città...)
il campo ghiaioso – bucato di un cortile.


Ed è dolce la tristezza –


come l’aria al mattino
fra le case
di un’estate lontana.


Non voglio e non vorrei essere la mia città
- e che io ci creda e non ci creda
il mio sangue scorre
fra quelle cave d’argilla –
ma troppo vicino e simile a me


è il battito


il freddo del suo inutile cuore.

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