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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Annelisa Alleva

(dalla strada)


Dalla strada, la pioggia, sempre tornavo a te,
ma tu mi lasciavi alla porta.
Allora cominciai a pensare a un'altra casa.
Come la tua, però, doveva avere il ventre ampio,
con tante tasche, da poter contenere sigarette,
fogli, penna, soldi nella stessa giacca.
La biancheria, dall'antro aperto della bocca,
doveva essere stata da tempo ritirata,
e quella rimasta era ingiallita di fumo.
Avrei trovato altre poltrone morbide
sulle quali abbandonarmi di rado,
ma sempre dovevano essere più stanche
delle mie ginocchia. A un nuovo attaccapanni
avrei proteso le braccia, ma doveva essere alto
quanto basta a stendermi tutta, e saldo tanto
da resistere ai miei salti. Le finestre dovevano
guardare lontano, e restituire il cielo con l'azzurro.
Le tende pesanti. La luce sarebbe passata dalle mani,
dalla pelle trasparente. Così simile a te
doveva essere il mio amore, che ancora
una volta tornai a te, senza le chiavi.


Da qui, dove le porte hanno pomi e non maniglie,
il presente è fuggito, riducendo al silenzio,
con le spalle al muro, l'applauso aperto della gioia.
Fra i libri scorrono i finestrini del treno
illuminati, e le poltrone – non una parola;
chiuse le note, i cuscini non ancora sprimacciati.
L’orologio ha smarrito le lancette, il binocolo
ingrandisce le uova degli stucchi sul soffitto.
Prima che il mare avanzi andrò in cerca
di conchiglie, uniche a custodire nell’interno
la bianca cavità delle tue braccia. Sono
piccole schegge; ne serviranno due tasche
per ricomporre in un mosaico la tua eco.


Da L’oro ereditato (2002)

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