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Indice

Poeti del Nordovest:
Poesie
Beppe Mariano

Minerva

A sera rincasa scontenta della sua giornata.

Troppi frenetici scambi le hanno imposto.

Vorrebbe vivere  altrove per sentirsi remota

e pur nuova, come la casa che  la ospitò ragazza,

circondata di miosòtidi, allusiva promessa

d’uno sbocciare augurale. Vorrebbe ritornare

ogni volta vergine per riperdere la verginità ogni volta...

Ancora altre cose vorrebbe, ma è troppo stanca la sera

per credere ancora nell’avvento, per protestare il suo

sradicamento, per fare qualche cosa di diverso

da quel che si fa ogni volta che si vorrebbe

fare qualche cosa di diverso.


E’ convinta di essere vissuta in altre perse ragazze,

ora musive, in epoche diverse, o anche  in un melo,

in una serpe, nel gelo dell’unicorno.

Ho lasciato Minerva in una New York troppo vasta,

nella sua devastazione, sull’onda montante di gente

inconoscibile. La sento, irascibile, parlare col mare,

la notte. Vorrebbe comprendere la città con acuiti sensi,

tutti conoscere, amare del loro amore, parlare con le loro

parole. Si infligge penitenze, remote colpe, andando

con la perduta gente in un’assenza tanto consistente.

L’ho lasciata  a interrogare Tiresia nel buco incolmabile

tra i grattacieli. L’ho lasciata. Eppure ogni volta la ritrovo

in ognuna che credo di vincere, in ognuna che, morendo, vince.


Ora comincia ad essere dovunque.

(2003)

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