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Indice

Poeti del Isole:
Poesie
Carmelo Panebianco

Salmo del dolore e dell’ oblio


a Rosaria


Tu che sai, Jahweh, che puoi tutto 
strappa i chiodi dal cuore

dona oblio alla sua mente
tu che tutto sai e puoi, Jahweh.


No, non voglio dormire 
non voglio dimenticare 
voglio ricordare e patire 
non posso amare l’oblio.


Apritemi le palpebre    
con tenaglie roventi 
tagliatemi le vene stanotte 
così vasta così oscura
nutro desiderio di guardare 
il suo letto nudo.


Che duri eterna questa veglia 
che sia senza fine la notte 
che mai sorga la melodia 
di un giorno senza lumi.


Ghepardo strozzato le viscere 
strappata a morsi la carne 
mozzate le mani trafitto il capo 
con spine, lacerato il costato.


Hanno versato cera rovente 
nelle ferite, nelle gambe malferme 
insidiato il mio nido.


Sulle spalle porto la tua croce
di fuoco patisco nel fondo il digiuno 
del padre, oh Jahweh occultato.


Tu che tutto conosci, ascolto 
non prestare alle parole
di una madre annullata 
tu che tutto sai Jahweh.


Non nasconderti Jahweh
non sottrarti alla lama 
del mio furore spietato 
tu cieco padrone
del mio fato infelice.


No, il tuo libero arbitrio 
non lo giustifico, cacciatore 
crudele, Jahweh, di vittime 
innocenti inermi.


Il tuo silenzio è duro 
troppo lontana la dimora 
molto lutto hai versato  
dal tuo cielo inviolabile 
un drappo viola sgualcito 
ricopre membra di marmo 
nel tuo tempio terreste.


Vetro tagliente il lamento 
sudario svuotato il mare 
lucerna priva di ali 
nello scintillio dello sparo
assassino, Jahweh esiliato.


Tu che sei padre e figlio 
scendi dalle vette dona miele 
e ambra alla sua lontananza
dona la grazia del riposo, Jahweh.


No, no che non sono più madre 
per te bimbo amatissimo, no 
non voglio dormire ora che niente 
sono più per me per te per tutti
quale ghirlanda fluttua nell'iniquo 
singhiozzo del tuo viso devastato 
Jahweh che mi hai tolto pietà e pianto 
preferisca l'arido sguardo delle steppe 
all'abbraccio di rigogliosi giardini   
le strade notturne alle insidie d'estate.


Dona il sonno Jahweh l'illusione 
alle sue estenuanti giornate     
senza stelle, senza verità, Jahweh. 
La sua retina è barriera forata 
acquitrino d'abisso, rivelati Jahweh 
muto colloquio di sepolti percorsi.


Facci luce del tuo togliere o dare


Su quale sia occulta necessità 
che ti spinge a recidere, Jahweh 
teneri racedi innocenti.


Pietà, Jahweh abbi pietà 
perché lei non è più lei    
ma cerimonia dolente   
d'un enigma mai svelato.




tratti da Preghiera del ritorno (inedito)

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