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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Davide Bonacini

Meduse

I

Tutte insieme attorte aggrovigliate
I filamenti iridescenti
Ectoplasmi velenosi
Estati al mare
Meduse
Invisibili
Indivisibili sostanze
Di stanze d'alberghi
O di campeggi aghi di pini senza
Confini.

Tu che boccheggi
Aria di stagione non tua
Seppellisci
I diafani spettri sulla rena
Marci di sole

Gelatina sotto le suole
Che non punge più
-dove sei bambina col secchiello-

Incudine di umido calore
Sotto la pioggia
-avrei voluto essere il tuo ombrello-
Bonaccia di veleno
Da spiaggia
Morta.

S'ammorba l'aria
Di tentacoli
Ingialliti, rinsecchiti.

E chiudi quella porta
Donna mostro nutrice
Di serpenti
-li conosco i tuoi capelli sibilanti-
Su miraggi inconsistenti.

Siamo qui fra viluppi debordanti
Di nuovi tentacoli
Che nutrono oracoli e
Spettacoli
Gonfi otri vuoti d'immobile fatica
Reduci d'Ilio vanitosa e impudica.


II

Gorgone al balcone
fra vasi di gerani
e viole.
Non si distinguono
le foglie e i colori in clausura
dalle spire.

Ondeggiano al vento
in sincronia con i profumi
all'imbrunire.
Rosseggiano guizzanti
lingue biforcute
nel mormorio che non si fa
capire.

Che bella composizione
lassù,
per chi alza lo sguardo
da quaggiù
in ammirazione.

Strani fiori che spiccano il volo.
Di pietra
la parola
sgretolata  al suolo.
 

III

Nuoto trasparente in questo oceano
Sovraffollato.

Nessuno mi vede.
Il mio corpo di fantasma
è un rifugio di perfetto anonimato.

Accarezzo con filamenti delicati
Luci frazionate

Nel velo oscuro
Succhio vita fluttuante
Fra anemoni e gorgonie colorate.

E voi gonfi d'ossigeno
Non mi disturbate.


IV

In formazioni da combattimento
mute mucillagini
portatrici di tormento.

Gli occhi al cielo
e i piedi sprofondati
in un letto viscido d'inquinamento.

Anche l'azzurro non è più lui.
Grigio in alto e grigio in basso.
Orizzonte capovolto.

Ascolto il lamento
del sangue nero risucchiato,
guardo le nuvole condensa di fumo
di raffineria scheletrita.

Prendimi la vita
tu che sguazzi nel lerciume,
subdolo ectoplasma,
regina del miasma,
asma di respiro,
salmastro animale, ortica trasparente.

C'era una volta il fiume
a baciare il mare.
Acque dolci, acque salate
in quella bella estate.

Tu, giustiziera urticante,
vitiligine d'acqua malata,
sei lo specchio avvelenato
d'evoluzione occidentale,
vergine Salomè fluttuante
sulla testa del Battista,
apripista sbugiardato


V

Onirica
inseminazione
di te, Nereide,
di passione
erotica urna.

Notturna
di Poseidone
dormiente
possente
polluzione.


VI

Meduse nel lavandino,
meduse sul cuscino,
meduse nel fazzoletto,
meduse nel letto.

Sono il vostro mare,
Il vostro dio Nettuno,
creature d'io nessuno,
figlie che non posso amare.


VII

Sotto il tuo cappello
pulsa un dolore antico.
Gira in tondo la giostra
senza musica
là sotto.

Sei il collante tossico ,velo
da sposa senza corpo,
anello di sale senza dito,
ballerina nella pioggia
d'unica goccia indivisa.

Mito
che si allontana
sinuoso,inghiottito
dal silenzio.
Sei tu il mio assenzio,
sono io il tuo eterno sposo.


VIII

E' tempo di chiudere
Il sipario.
Dietro al mio logo
Ha avuto luogo
La rappresentazione.

Distribuzione d'illusione
Celluloide sconfinata
Finzione.

Una pipa dipinta non è
Una pipa.

Straripa la decima musa
Anch'io son un'immagine
Non son Medusa.

Uno scherzo al veleno
Dallo schermo.

Con scherno poso su di voi
Lo sguardo.

Abbiatevi riguardo,
Io non vi chiedo scusa.

7-8-9-12-16 settembre 2010

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