Cerca su Griselda
Questo sito usa cookie di terze parti. Leggi la nostra Informativa cookies oppure chiudi questo avviso

Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Davide Ferrari

L. M. ***


"Il comunismo, la cosa facile
che è difficile fare". 
Mi chiedo chi guidava
l'auto, la Svizzera mi
sembra così lontana,
oppure il freddo
di un aereo. Poi fumava
di continuo, come,
dove non si può più,
avrà nascosto la sigaretta,
dietro al trench, dove
può bruciare le dita.
C'era una madre, una 
donna a dire "Attento"?
Avrà avuto paura 
all'atterraggio? E uno, 
due, ci dicono, tre forse
avanti, indietro
a morire e ritorno
e riprovare. 
E' il dolore, qui
non vale interpretare,
dire di sapere la 
sconfitta, "non aveva
ruolo più" scrive
-”sai, i giornali”
 una piccola belva di cortile.
Qui è il vento 
 il sole è nemico, 
l'irreparabile che è 
già avvenuto, la terra 
già cambiata a noi
per sempre, che muore
tagliandoci il viso
nera come le acque
a muro sul Giappone.


"Per il comunismo,
non per meno".
Non eravamo meglio
di quest'ultimo
funzionario commis,
sento i suoi passi
in sede del partito,
mentre scrivo,
che ha occhi, naso, bocca
chiusi come si chiude
la porta del bagno,
chiusi, è normale,
non sa, non è di 
alcun senso raccontare
di Magri a lui.
Non eravamo meglio.
Perchè avremmo dovuto?
Senza passato, senza
il setaccio di una storia vera
senza l'ignoto oggi, 
nascosto in un computer, 
nello scomparto
di una raccolta di rifiuti.
Senza storia e senza presente
dunque, questo siamo.
Non ha attenuanti il
buio, lo sparire non
ha freni. La piccola nipote,
penso, non poteva guardare
a lui, farsi guardare?
Ma perchè deve bastare l'altro
se non c'è niente da dire.
Amendola, Lama
hanno saputo morire,
morire sapranno,
lo impareranno, i figli,
le donne e gli uomini
della rivolta, lontana,
che ricomincia (a Damasco?
Sulla montagna di coca?
Forse anche qui
dove muore e 
solo muore l'Europa).


Il passato, il presente
li abbiamo lasciati
fuori dalla vita, noi,
adesso non li abbiamo
scarpe per camminare,
zattere della medusa,
bandiere. Non c'è
nemmeno da piangere
non lo sappiamo
fare e ridere non sappiamo.
Nemmeno il funerale
vuoi, per togliere
l'ultima necessaria
bugia, non ce
la lasci dire. Non vuoi
essere esempio, nulla.


E alla stazione,
al ponte della strada,
all'ascensore bianco
argento d'ospedale,
avrai visto queste cose, solo,
nell'andata e nel ritorno
una, due, tre volte:
c'era qualcuno che parlava forte?
C'era un po' di vita,
chi ti mandava al diavolo
-per lui eri fare un lavoro,
una fatica? Questo spero
come un sollievo.
L'albero unico dalla 
finestra della morte
è sollievo vedere.
E poi le mani
di chi copre il viso,
di chi firma l'atto
di chi conta i soldi
del biglietto.
Un'infinito, pare
infinito il tempo 
ad una vita sola, 
un'infinito proseguire
che consola.




*** Lucio Magri

Fondazione Carisbo
Alma Mater Studiorum
Dipartimento di Filologia Classica E Italianistica Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Via Zamboni 32 - 40126 Bologna - Cod.Fiscale: 80007013376 P.Iva: 01131710376 - © 2012
CREDITS: MEDIAVISION