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Indice

Poeti del Sud:
Poesie
Emilio Coco

(grazie, Signore)

Grazie Signore
per questa creatura
che scuotendosi la pioggia dalle ali
s’avvicina a saltelli circospetti
a beccare una briciola di pane
quasi sotto il mio piede
mentre aspetto seduto su una panca
la corriera che mi riporta a casa
dopo una notte insonne in ospedale.
Grazie di cuore per la compagnia.
Grazie per non averla intimorita.


Ti lodiamo Signore
per questa nostra doccia
coi vetri trasparenti a portafoglio.
Ci piaceva così fuorimisura
novanta per novanta e la comprammo
per starci entrambi dentro.
Che meraviglia d’acqua
scrosciante sopra i nostri corpi nudi
che mista al bagnoschiuma disegnava
cirri paradisiaci.
E saremmo rimasti
a vivere lì dentro
se il letto non ci avesse convocati
nella complicità
dei nostri giovani anni
odorosi di talco.
Lontane quelle notti in cui la carne
fremeva sotto i colpi del piacere
guardo le forme incerte
dietro gli stessi vetri
velati dagli spruzzi del vapore
mentre allo specchio stiro guance e fronte
nella caparbia lotta contro il tempo.                                      
Proviamo a far l’amore? ti propongo.
Spalmandoti la crema sulle cosce
mi fai un sorriso complice
e mi sfiori l’orecchio con le labbra:
prepara il letto adesso ti raggiungo.


Li affido a te Signore questi neri
che sbucano a decine a centinaia
a gruppi o in fila indiana
dal sottopasso della ferrovia
vicino a casa nostra.
Si avviano starnazzanti verso il mare
intasano la strada incuranti del traffico
che ti verrebbe voglia di gridare
per fargli il controcanto
cerchi scampo chi può mamma li negri!
Sia chiaro siamo aperti
a ogni loro esigenza
grazie al nostro passato di emigranti
però diamine un po’ più di rispetto
per chi a quest’ora schiaccia un pisolino
parlare ad alta voce è di esseri incivili.
Guardali quanti sono
somigliano alle bibliche locuste
a un gregge di montoni in Aspromonte
gli uomini con fagotti nella mano
o in bilico sul capo
le donne più composte coi residui
della loro famiglia tra le braccia
o sospesi alle spalle.
Donne dolorosissime
con negli occhi i massacri delle guerre
e della fame donne fortunate
che si sono disfatte di altre donne
schiavizzate stuprate lapidate
con le ferite aperte
di matrimoni imposti e vedovanze
che intrecciano i capelli delle bambine bianche
col viavai di lunghe dita nere
sotto lo sguardo attento delle madri.
E uomini vaganti
tra lettini e ombrelloni
che come per un gioco di magia
estraggono da zaini e da sacchetti
borse a soffietto zufoli girandole
lingue di menelik ranocchi luminosi
nani spruzzanti bolle di sapone
rosari figurine
di Padre Pio e dell’odiato Papa
immagini di Cristo sorridente
con il cuore squarciato dalla spada
loro poveri cristi musulmani.
Signore dammi ascolto
spalancagli le porte dello Janna
e adagia sopra il seno delle huri
la loro schiena rotta
sotto il peso di inutili negozi
con una nube dove riposare
i piedi martoriati
dalla cocente sabbia del deserto
lungo la spiaggia di Montesilvano.


Ti ringrazio Signore
per tutte le commesse che ho incontrato
all’Iper di Pescara Nord a Brico
a Castorama a Auchan a Oasi a Sisa
alla Conad e agli altri supermarket
dove ci rifugiamo per sfuggire
all’ardore di questi pomeriggi.
Che gioia quelle bianche camicette
morigeratamente sbottonate
sul seno sotto camici attillati
col nome e con il logo dell’azienda.
Che regalo impagabile
le loro esili dita
che scorrono veloci
sopra i codici a barre dei prodotti.
Che mani alabastrine
con unghie di ogni forma e ogni colore
mani tamburellanti
sui tasti della cassa
mani di una bellezza folgorante
che disattentamente
incrociano le mie
collocando la spesa nelle buste.
Mani che resteranno
per tutto quest’agosto
fino all’estate prossima
nel disco fisso della mia memoria.

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