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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Flaminia Cruciani

Quando mi abitarono i viventi

Quando mi abitarono i viventi
nelle doglie di Dio
e un coro di semi nella culla minerale
filava la mia pelle di tempoluce
quando mandrie di alberi mi correvano dentro
e l’alfiere sellava il fuoco indomabile
del mio regno smisurato,
nei solchi del mio corpo
un Santo rincasava la bestia
sorridendo nella mia bocca.
Da quale litigio di angeli
è parlata la mia voce levigata?
Quale funambolo sta in equilibrio
sul mio cordone ombelicale?
Chi è in pellegrinaggio nel mio passo?
Un esercito appicca visioni spiritate nell’ippocampo
e un naufrago sulle rive della mia assenza
sta sognando la mia vita adesso.
Ci incontriamo talvolta io e il guardiano della mia vigna
quando ara più gioia di quella che possa contenere,
mentre un centauro con l’arco di marmo
tira al bersaglio con il mio cuore.
A volte le mie mani sono zampe che
artigliano gli infiniti e
una delle cento respira la mia clessidra
e scrive le litanie dell’acqua,
mani vedove in me scavano volti e seppelliscono idoli
fino a quando le leggi intere avvolgeranno
le conifere della memoria
e tutte le mie creature corpo a corpo
precipiteranno in una, sbucciando il buio.
In un'unica somiglianza disarmerò il destino
sarò spoglia, costola di verbo,
vertebra di saliva, muscolo di vento.
Non mi basterà l’eternità per capire chi,
assassini o sirene, corsari o beati hanno
cantato, vissuto, ballato e
amato al mio posto,
nel mio petto maiuscolo,
quando mi chiamavano viva
mentre io continuavo a morire.

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