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Indice

Poeti del Nordovest:
Poesie
Francesco Macciò

biglietti lignei da Vindolandia sul finire del secondo secolo


Dall’avamposto romano un commercio
di voci, un luccicare di uncini
oltre la radura… Da questi spalti
sulla mia lama sguarnita il riflesso
di un vólto che non mi somiglia,
io qui sul confine custode 
senza un nome di uomini
e di cose.


*


Le cose… concrezioni di materia
incagliate nella memoria…
Scrutare il buio, la luce – una specie
di balbuzie nella veglia boreale –
la radura, il sonno della foresta.


*


Sotto una tempesta di pietre ho visto 
accartocciarsi le legioni di Roma,
ma ora lo sguardo si ferma
soltanto su cose isolate… l’abside
bianca di una tenda, il dissolversi
di una nuvola, una zolla
d’erba sotto la neve.


*


Non mi restano che poche parole
e questa voce che non riconosco…
poche parole soltanto
in coda a quelle come sempre attese
nelle bussole segrete dei dispacci,
nel vuoto delle consegne.


*


Eppure su tutti questi oggetti 
rimane qualcosa 
di chi li ha custoditi, qualcosa 
su queste mura disarmate
di chi le ha difese.


[...]


Un corteo che non ha pace, di uomini
e corvi oltre i pali aguzzi, un lamento…
Divento polvere se provo
a fermarli, questa polvere dura
che offusca il cielo e non si ferma.


*


Di chi sono queste voci 
come anelli di vento nella sera,
queste ombre minerali
di predatori nella foresta?


*


Sono caschi bruniti, cimieri 
di legioni schierate a difesa?
Sono orde nemiche che ghiacciano
le pupille, le piste luminose
dei daini, delle stelle?


*


Eppure un nemico invisibile esiste,
se lo sguardo si posa sulle cose 
e si spegne… Palude la sostanza,
voce inconsistente, grumo 
di nebbia in fondo al cuore.


*


Dovrei vigilare, svegliarli tutti
svegliarli tutti a colpi
di daga sul clipeo sonante…
Ma sta per finire
il mio turno di guardia, il dio
del Sonno mi assale, s’inghiotte
la mia mano pesante.


da Ink Tablets



NOTA





Tra il 1973 e il 1992 nel forte di Vindolandia, avamposto romano in Scozia, vennero alla luce alcune centinaia di ink tablets, foglietti lignei preparati per la scrittura a inchiostro; descrivevano la vita di frontiera in tutte le sue articolazioni. La circostanza che parole scritte su supporti deperibili siano arrivate fino a noi da una zona di confine, attraversando una coltre di secoli, mi è sembrata vicina all’idea di poesia, che estromessa dall’oggi, inattuale, clandestina, trova proprio in questo occultamento, in questo destinarsi oltre, la propria forza e la propria attuabilità. Come il poeta, il miles di guardia sugli spalti di Vindolandia non si sottrae al proprio compito, ma resiste in una specie di terra di nessuno e spinge oltre le proprie parole.

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