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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Gabriella Sica

Il poggetto dei Frattarolo


In un paese di fratte e radici
un poggetto disegnato da Giotto
si erge nel tufo, scavato da grotte
e cantine, tra i cespugli alle pendici. 
Agnelli al pascolo e uccelli felici
nel cielo azzurro e l’agricoltore
arriva col carretto e buon umore,
tirato dai buoi ai suoi benefici.
Ha un nome che sa di verde frasca
e fogliame mollo e rovo familiare,
come tutti gli abitanti del bel poggetto,
avvezzi al gesto italico dell’arare
un pezzetto di terra propria e sacra,
nel Lazio umano, fertile ed eletto.


Uomini semplici, rozzi e dignitosi,
che familiarità hanno con la natura,
gli occhi su un campo di grano o un’altura
e verso un vigneto quieti e gioiosi.  
Sempre lì a fermarsi a un nocciolo 
o a un olmo frondoso tra rupi e arbusti,
pronti a tagliare, con falce e aratro
e frattarole col manico, dal suolo;
lì a sostare sotto un albero folto
o in un fosso tra selvatiche erbe,
a Le Capannacce, Mazzocchio o La Pietrara, 
a raccogliere frutti per campi e forre,
sterpi nella macchia e quel che è colto,
dove riempie lo sguardo l’intenso verde. 


Gente ritrosa e rude ben celata
da tralci e un carico fresco di foglie,
col senso vivo della famiglia
e dai propri morti consolata  
coltivando la terra sui loro corpi. 
È terra di vulcani e boscaglia
lì nel cuore campestre dell’Italia
povera e amena e antica di orti.
E di tusci sottomessi al cielo
e al sacrificio tra olivi e salici,
attenti a una zolla e su un attrezzo
agricolo appoggiati con zelo,
a una campana dell’Ave felici
e a un serpente nell’erba avvezzi.


Tiene del macigno più che del monte
quel poggio povero con i gerani
e le stalle, per la greppia i cani
e le fascine di legni presso una fonte,
dove mi sentivo in un caldo nido,
al pagliaio degli zii e continuo
lo zirlare di uccelli e bestie intorno,  
il cu... cu del cuculo e un altro grido.
È questa la patria in ch’io mi fido
e una comunità si riconosce,
è quanto ho visto e udito e più non c’è 
sul poggetto sacro vicino al bosco, 
che è il mio Sinai presente e dolce  
dei comandamenti a cui m’affido. 


Canzone agreste, porta un saluto 
alla famiglia cassia dei Frattarolo,
a chi è ancora vivo ma non tra fratte
e a chi è nella selva ciminia muto.
Si sono coricati, come gli etruschi
tra Norchia, Blera e Sutri per sognare
al profumo di timi, mirti e allori
e gli uccelli al cielo azzurro affrescati. 




da Poesie familiari  (2001)

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