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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Giovanni Zampi

Aborigeno


1.
   L’uomo era grumoso e la fatina anche
   tardava a venire.


2.
   Se non fossi di queste parti – pensava
   l’uomo – soccomberei a tutte queste 
  superfici. La chioma della quercia,
  l’ombra dipinta al suolo, il trascorrere
  stesso dell’estate o il profilo
  sdrucciolevole di lei.
  Tutto a portarmi via – se non fossi,
  come ho detto, di queste parti.


3.
 Pertanto, agiva tra  cose
  conosciute: pareti scabre,
  interrotte da schianti d’assestamento
 e motilità periodiche di ombre
 dietro i panni stesi all’ascensione
 del cemento –
 finché un’ultima, sopravvivente luce
 mutilava sottovesti e anima.
                                                                  
4.
Se tirava su gli occhi al nuovo cantiere
lo vedeva innervarsi nel vuoto aereo
del mondo. Ecco – mormorava
soddisfatto – sempre più in là
sempre più in là, il chiaro.


Poi


5.
Quando la Toscana abbracciò
l’ampia varietà del grigio,
lui, semistordito dalla lunga
monotonia meteorologica, si stese
a terra: fece orizzonte –
a se stesso.


Alla fine


6.
Il mondo gli rimbalzava, se possibile,
sulle terminazioni nervose nel moto
continuo di minuscole particelle –
soffiavano nell’atmosfera cerebrale
pensieri ferro-compatti. Diceva
eccomi, il mondo.


Così


7.
Rimase impigliato durante il pervasivo
novembre su una mezza citazione:
il confine con il resto della vita
e gli venne incontro la splendida
vetrata da cui scrutava la natura
stanca e perfino il mare aperto
che da lì proprio non si vedeva.
Pensò che il suo sguardo fosse privo
di distanza. Sciolto – nella pasta
del vetro.


Determinato


8.
 Nuoterò ancora attraverso l’inverno
- come un Ulisse meteorologico
ne verrò a capo dalla parte 
opposta. Fuggirò valve disabitate
e piene di pioggia, portando
la nebulosa del mio corpo
al movimento laterale della spugna.
Presto sarò sulla terraferma.


Questo e altro in gloria stabiliva


9.
 L’altro si avvicina nel tempo presente.
Porta gioia non porta gioia – siede
con i palmi delle mani premuti
sui ginocchi e guarda il naufragio
della possibilità: se corrisponde
ogni traccia al tracciato, ogni vita
al vissuto.




Da Qui è sempre inverno

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