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Indice

Poeti del Nordest:
Poesie
Ida Vallerugo

Ape d’inverno


Sii lucida. Lucida e appassionata,
          ciò che viene vuole essere atteso.


Ma fra la notte ancora qui
e la luce fra poco     il confine meno scontato.
Non dire che il sonno colpisce sempre un attimo prima.
Non chiederti quanto distrugge la mano
che crea, è astuzia del sonno, rivincita d’ombre.


                               Tenditi mia vita, mia corda tenditi.


Fino a quando resisterai, funambola
in questa sospensione di mondi? Non basta al tuo giorno il tuo peso
il loro respiro sempre più debole
                                       l’allarme di questa città assediata?




No, non ti dirò di rientrare,
di chiudere porte e finestre perché l’ago segna tempesta
e inchiodare assi, riempire la fessura
dove il raggio penetra e scopre la polvere, quanta polvere
in un raggio, e lo intercetti col tuo corpo, scendono per lui
i morti e i non nati ancora, l’odore del vivere incanta.
E scendi tu volto splendente:


                    “un serraglio di sposi col suo volto”, Qohèlet.


E coprire il lucernario
dove guardano il Sole e Cassiopea e ora preme un cielo di rovina.
Mettere al riparo i semi, soprattutto quello
che sfugge a ogni nome, il frutto più bello. E poi controllare
le torce e le candele      percorrere e ripercorrere
la casa al buio, contare i passi
gli spigoli, l’asse che non tiene nella stanza


                                che confina con le onde.


Preparare un mazzo di carte nuove
per la partita con l’Assente.
Non ti dirò di rinforzare gli ormeggi
se mai è rientrata lei


                                             errante, eretica, che ti assomiglia
                                                     ma no, non sei tu.


E avrà, come sempre, vela bianca o nera.


Sei così tu, mia vita, hai bisogno
di sentirti parte del tutto, e il tutto che respira


nel tuo volo di ape d’inverno.




(Da Stanza di confine, a cura di Anna De Simone, Prefazione di Pierluigi Cappello, Crocetti editore, Milano 2013)

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