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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Jean Robaey

Rovina


mephiti ruinae terraemotui

sacrum ma nulla
nessuno in nessun luogo mai
nessuna parola o immagine nessun
accenno di ritmo o parvenza
di pensiero
                solo quell’albero
i colori delle foglie nella luce
ed un giorno mi telegrafò
è possibile lanino toccai il cielo con un dito
impiantare la ferrovia sul crinale
dei colli che si stendono da potenza a rionero
firmato lanino racconta giustino
ma partendo da lì dal declivo
che digrada verso barile rapolla
ora spostare spingere in là
dove torna la luce sul rame
verde del campanile di campegine
ancora in piedi
                      dove sono
                                     che lascio
non un poema dici ma una poesia
in sette parti ma basta togliere
i numeri perché torni a sperare the
italiano espresso sensation
attibassi bologna perché
volino le rondini nella fotografia
resti come sospesa la tazzina
sopra la pietra da cui guardi a viadana
nella morsa della nebbia ora
del cuore che torna a stringere batte
di là ormai il sole
le facciate se è tardi
sperare che finisca una buona volta
il fiume grosso di acqua di pioggia
i contorni fuori che tremano
per la nebbia nell’aria
o il vetro grosso sporco
se mi dici che non sai
se rondini o altri uccelli
si staccano da bologna nella foto
montaggio come tu sai
                                 sicché evapora
mentre tu greve pesante scendi
stanca irritata di aspettarmi
anche la sofferenza sfumerà
anche questa che brucia
se tra poco ti dovrò lasciare
mentre seguo con lo sguardo
la curva che fa il movimento
alzarsi piano a spirale scivolando
uno appresso all’altro staccandosi
a fatica o con un salto uno
dall’altro finché non cresce
e rovini da sola se da sola deve parlare
spinta da sé come una pianta
fermo invece qui a questa luce
a questa brina sui campi verdi
i fumi che si alzano come vapori
colonne e riflessi poi sui rami
steli lontano bianco il cimone
fermo dunque qui a pensare
ho segnato
                e sognato una curva
larga a mo’ di rincorsa
sul quaderno foglio volante
ho voluto o voluto atto della mente
rattrappito in me chiuso perché taccio
da cui prendere il volo il salto
parlare di come licenziare
mentre le aziende non assumono sergio
cofferati e infatti reintegri
per giusta causa non se ne vedono più
quante procedure quante cause come
si sono pronunciati i tribunali le
risposte non sono ancora note fornero
è giusto che io siccome
mi piaceva studiare abbia potuto
e possa tuttora questa era
una domanda
                    acquista una nuova
vita vera verità se staccata
dalla realtà da cui è nata dalla
seconda realtà in me dove è vissuta
da quella dove tuttora vive e che puoi
vedere se vai a vederla
vivere a vivere
                    la pensa così anche landini
ripristini l’articolo diciotto
dello statuto dei lavoratori
perfetta l’occasione i chiodi le righe
lo spazio le linee i
drappeggi le gioie che brillano
e procurano ma perché
in me persiste il dubbio lo
stupore il pudore il ritrarsi
sospesa nel tempo memmo
arreda ti amavo sospesa
la vita della scrittura tornata seconda
viveva il tuo corpo che amavo
con ossessione la carezza di
notte dei fiori bianchi accesi
dalla luce della luna le luci
del traffico al bivio che ballavano
la vita sola con questa sola
insistenza che torna memmo arreda
dice che tra tutte l’olandese
è una lingua che mi ha lasciato indifferente
e che oggi nella mia testa
va e viene come le maree
silenziosa e invisibile
faccio quasi fatica a guardarmi
scritto più che scrivere
                                rosa
la luce sul confine l’ombra lunghissima
delle aste con le armi buie
della notte tengo a bada la ragione
thessalië schoonst land dat ’k ken
disse rimpiangendo o attratto
de dood in deze taal is mannelijk
ad un tratto la luce
                           viaggia
mentre parla sul viso illumina
sopra il viso tra le foglie
mangia l’ombra prima che si spenga
della piccola voce che mi parla
senza che possa dire cosa
ne verrà non si ferma non lo sa
non sa evitare che il minimo sprazzo
di luce artificiale
provocato dalla sola ragione
passi ma rispondo al solo sentimento
all’onda che mi porta
bassa metafisica
mi disse con disprezzo
 
tra l’oscuro sud e il buio nord
con uno spazio ma nella stessa pagina
idealmente e realmente
come si divide la pagina di chi devo tradurre
bruciavano le stoppie nell’alta
estate nella lontana basilicata
mentre qui pesante risuona il rombo
del duro mare del mare del nord
mentre tu con un gesto della mano
che vorresti deciso rovesci
ogni tristezza ma sì che stai bene
mi dici e tornano le
bandiere in cui credemmo
a ballarmi davanti agli occhi
e questi anni tutti questi anni
tornano e spaventano
                                dove il cane latra
dove il mare entra spazzando
via le dune e le cattedrali
questa la leggenda e questa la storia
spaccando la terra creando isole
dove entra la bellezza che tu canti
dici che la ragione non ha pazienza
che la volontà si riempie
di pensiero che teorizza
che se insiste non sai più scrivere
 
ma non è freddo il sentimento
che ti spinge e teme il silenzio
mentre dormi come sempre
stravaccato ubriaco in poltrona
i capelli bianchi la pelle rosea
sei morto da oltre dieci anni e mi appari in sogno
non ancora verde il prato
                                     o ancora
                                                  non so il ritmo delle stagioni
perché sono come appaiono annebbiate ora come sono
                                                                                  spuntano
dalle quali nebbie spuntano le colline di bologna
al lavoro di domenica meglio che a casa disoccupati
sic cisl presque tous mes livres
sortent en pléiade fin février je n’y crois pas vraiment
cami met manteau
                           riuscirà
renzi dove la destra non è riuscita
il problema è sempre quello se accettare la sua esistenza
dico di questo che leggi che scrivo che lotta contro ciò che non vuole
ma è voluto
                 o per sentire la propria voce il suono
della propria lingua parla da solo
hartverwarmende verbondenheid met ben’s poëzie
essemessemesde me micheline
 
de zèè in oostende de akkers in hent bruhhe
                                                                 il tuo rantolo cara
sofferta come la tua
e per questo si fa aspettare ’sa vó’t ch’at déga
e il resto è lavoro ma ancora in ogni punto
in ogni momento dono come dice
lui degli dèi in ogni piega anche scartata
incide e non ti lascia edifica a tua insaputa
da quella finestra si apriva la pianura
fa le scale trattenendo il respiro
se lo ricorda ancora e consegna
con le mani tese doveva essere il quaranta
o quarantuno lei era bellissima
la mia mamma le manda
mi racconta giovanni disse lo zucchero per la bimba
o nasce con questo ritmo
cui devi tornare che devi ritrovare esistono dunque
due modi di lavorare due tipi di lavoro
 
hanno rafforzato gli argini di acqua ce n’è tanta
che gioca nella luce
                            io guardo e passo
quasi onde del mare sotto il vento
sento sempre che devo fare uno sforzo
per mettere da parte e dire di sì
ogni volta per ritrovare
la voglia di amarti che cova
nel fuoco della tua bellezza
ogni volta spingo più in là
rilancio per fare il più piccolo passo
e ora non me la sento più
                                      tu dici
che la vecchiaia ci afferra alla gola
 
ma intimamente legate lo stesso
discorso ripreso sette volte la stessa
visione del mare eb
en vloed flusso e riflusso
per capirmi devi conoscermi avere
già letto quello che ho già scritto
sapere che l’omaggio è a lui
 
mai vista mai vista dal vero quella pianura
mai vista mai vista dal vero quella pianura
il più bel paese la più bella terra
dei colli che si stendono
ma partendo di là dal declivo
che digrada
                 ancora
dove il mare entra spazzando
via le dune
                l’acqua cresceva
riflessi si camminava nella melma
da quella finestra si apriva la pianura
scendeva fino a crearla
alzarono le chiuse per salvarla
nel quattordici a diksmuide sull’ijzer
fu colpito gílbert fuori della trincea
il sangue tingeva i mozzi
rotolò l’elmo vuoto l’ombra della croce
qui vince la rovina


(da l’epica: le albe)

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