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Indice

Poeti del Nordovest:
Poesie
Luca Mozzachiodi

Il bevitore - II


Un giorno era restato fino a tardi
sulla riva bassa dove la roccia in sabbia
si frantuma, ma ancora si contano 
i grani e non arriva il reflusso dell’onda,
aveva atteso il temporale passandosi
la sabbia tra le mani, coprendosi a metà
per riscaldarsi quando più non c’era
il sole e il grigio si era fatto denso e scuro
poi chiaro al lampo e al sordo brontolio.
Un fulmine scoccato nella macchia
e un’alta colonna di fumo dal vento sospinta
sul mare, un incendio pensò, volle andare
a vedere quel punto toccato dal cielo
come se avesse mani e cercasse
tra i pini marittimi e i lecci una stella 
caduta o fuggita, lo attirava
il segno di una legge che si frange
come la schiuma giunta alla marina;55 
salto a salto toltosi le scarpe
allora guadagnò l’alta scogliera,
si ferì ai piedi per essere tutt’uno
con la terra e i rovi che fessurano il costone
gli punsero le mani fino al sangue.
Salì dal lato ripido, ormai l’unico
ai suoi occhi bruciati dal fumo avvolgente
e strisciò di rosso ruggine il cammino,
oggi direbbe forse per tornare.
Ancora bruciava un lentisco tra i rami
schiantati e il crepitio di foglie, 
il fumo lo rodeva sotto gli occhi,
la cenere impastava il sangue ai piedi,
ebbe paura, bruciava il lentisco e l’acre
odore delle bacche lo stordiva;
toccò quasi la vampa poi ristette
il vecchio e allora si guardò la mano
solcata d’azzurro e di rosso, la pelle era tesa,
scavata d’ombra segnava l’ultima
età del possibile. Fattosi forza ridiscese,
raccolse terra e sassi e li ammucchiò
a monito e memoria di quel luogo 
dove il battere del frangente era diverso
per chi aveva imparato un’altra legge
del mutamento, dell’opera non vana
cara all’uomo ed alla sua fatica.




Da “Le strade di Gerico” (edito da Marco Serra Tarantola editore 2013)

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