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Indice

Poeti del Nordovest:
Poesie
Luca Mozzachiodi

Passione dell'Europa - I


Sull’ultimo gradino a San Michele
si incontra questa vergine di stracci
muta, nell’angolo alla porta tiene


un bimbo mezzo morto tra le braccia,
sotto l’alzata gotica più tesa verso il cielo
ad ogni secolo di passione, all’addiaccio


passa la notte coperta dal velo
sporco, avvolta nella rozza geometria
di un poncio peruviano, il nero 


delle croste che spegne l’allegria 
dei tratti andini e l’aggroviglia al marmo,
nel ricevere la luce tra le crepe, la via


ti mostra con il dito scarno
poi con  la dignità di chi non chiede
ti indica il punto meno alto


«Vous pouvez monter», si siede.
Rientrata nella scala come muschio
abbassa il viso se la porta si chiude.


Subito dentro ride un riso maschio
e paterno il sangue blu, prima di Dio la spada
difende il Belgio, qui non è più rischio


ma certezza che il nemico prende la strada
che porta alla frontiera.
Un tempo, pare dirti, tenne a bada


la furia di Lutero, dell’intera
Europa cattolica l’ultimo bastione,
secoli dopo nella Primavera


dei popoli in anticipo sulla rivoluzione,
padre di molti figli, 
giardiniere della colonizzazione,


in giubba rossa vicino a padre e moglie
nel volto specchia ora l’età mite,
la luce del perdono a chi sosta sulla soglia.


Sulle statue scolpite
si abbatte come lama il mezzogiorno
nel corpo di pietra fruga le ferite.


Alzarono la volta e i contrafforti,
rimangono segni bruni
nel bianco che si spande attorno


 sulle vetrate umane, sui troni
 il potere che canta il suo poema
 agiografico se ha gli stessi colori


dei santi, la stessa mistica pena.
Fratelli del re stanno gli apostoli
e l’oro che hanno ti dice la presa


del Reich non spezzò le costole 
al Belgio non piegò la sua fronte,
esso ha intatto il suo posto.


Prosegui e si staglia un racconto
di dinastie, di successioni e guerre
sospeso tra il disprezzo del mondo


e l’occhio di bambino che guarda le terre
sconfinate all’ombra della croce
pacificate, fertili, perfette.


Come tutto trascende nella luce
del mito della sola razza umana!
Mentre passi sai che qui conduce


come te da una nazione lontana
il turista svagato, il pellegrino
l’unione della razza cristiana


che si ritrova nel vicino
avvento, espone il suo dramma
di pastori col bambino


e con pura coscienza la sua fiamma.
Se sei giunto alla croce non puoi dare torto
ognuno ha posto il suo come uno stemma:


dall’Angola, dal Giappone, da Porto 
Rico arrivano capanne ed animali
a celebrare il dio morto e risorto


e in esso essi scoperti uguali
e divini, il proprio desiderio d’altra vita.
La storia scivola tra i particolari


se un cristo annuncia oggi la sua venuta,
c’è più speranza anche senza lotta
di classe, di popolo, di idea basta una muta


preghiera, la fede ininterrotta.
Puoi dunque non scoprire sulla razza cristiana
una memoria non meno incorrotta?


Sotto la piramide egiziana
che sta per la capanna in una mitica
commossa sincronia, per nulla estranea


la foto dei caduti che santifica
col bimbo e la madonna
i guerriglieri? Riedifica


con l’aiuto di Dio scrive una donna
sul dono filippino di lamiere contorte, 
di case diroccate, senza grotta


senza pastori, senza re né scorte,
la firma americana sui rottami.
Betlemme agli squadroni della morte


e un bimbo in mezzo a sciami
di bambinelli, ladruncoli, calciatori
per strada lo vedono i brasiliani


e rasserena i cuori
una statua a metà, tra scherzo e amore
del Papa. In Kenya i signori


della terra hanno la ventiquattro ore,
non portano doni ma affari
i magi per un compratore.


Così come nemico nei safari 
è l’inglese che viene sulla jeep 
al povero villaggio di africani


senza nazione, nella greppia
fotografa il bambino e i demoni
mascherati che danzano sulla sabbia.


Visitatore di una potenza egemone
non credere se guardi passando
che tutto questo sia immemore


di te e non invece fatto
perché tu stesso possa riconoscerti
nella geografia dei passi, nell’intatto


procedere di marmi, stucchi, vetri;
tu sei di quei figli dell’Europa unita
dipinti a caso nei presepi ricchi


come una mera forma della vita,
per il potere indistinta
se può regnare o essere asservita.


La lotta per lottare è stata vinta,
dichiarata barbarica la rabbia,
ma la fame, fa fame non è spenta,


insegna a baciare la lebbra
della razza cristiana alle tue generazioni 
Europa o avrai gente ebbra


di digiuni e barbari e sollevazioni!
Volto alla porta negli ultimi passi
soddisfatto per la costituzione


che sancisce la maestà come da prassi
e al popolo una storia di progresso
sorride Sua Maestà con gli occhi bassi,


con fare d’umiltà, di chi nel gesto
tradisce o mente origini borghesi,
pastore di popoli qui, signore di genti all’ingresso.


Pure scenderà dalle colline, dai paesi
cui si accede per carraie, con buoi,
con asini non diversi da quelli che vedi


se vai a San Michele, i suoi
pastori saranno pastori
non prescelti tra i buoni,


canti di guerra e lavoro i suoi cori,
la sua culla tra i topi, sorgerà 
da una scuola di missionari,


 o da una classe  in una tenda, imparerà
le lingue del mondo con un forte accento
di Bardera o di Bogotà 
 
senza chiedersi poi al momento 
di incontrare i figli dei figli dei figli
dell’Europa a quale scuola l’insegnamento


della pietà abbiano appreso, gli 
resteranno nemici nel voler servire.
O spargete a piene mani gigli!


Questo avrei dovuto dire
la volta che ad andare ero io
alla madonna che ci ha visti uscire


pronta a recitare la morte del dio
che aveva in braccio fasciato,
non c’erano passioni ma il piagnucolio


di nascite nelle navate.
Razza cristiana ecco i tuoi bambini
nascita in chiesa e morte sul sagrato,


ma io mi conterò tra gli assassini
scendendo verso la città di nuovo
ad uno ad uno lento i gradini
 
ho pensato durerà poco
il bimbo mezzo morto e poi c’è la bufera.
Sceso a passione consumata, a fuoco


smorente, si era ritirata nella sera
più generosa d’ombre la cattedrale
e la città si distendeva intera,


il centro ottocentesco, imperiale
nel lusso dei giardini, dei portici
soffocato dall’anello industriale.


Tutto è compiuto. A mala pena accortici
i figli dell’Europa prendono quanto resta
loro, strade con nomi di morti


a segno della storia, una pietosa voglia di protesta.




Copyright da L'arte della sconfitta, Qudulibri 2017

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