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Indice

Poeti del Nordovest:
Poesie
Luca Mozzachiodi

Veglia d'armi


Una discarica vicino alla stazione
piena di cocci e di container che sempre
da bambini si vedeva, un luogo
di luce rugginosa che ribatteva
sui copertoni e muta trascolorava,
da lì non ti sei levata per impedirmi
di scendere o salire o di voler
riprendermi il mio vecchio cannocchiale
che fa più lunga l’ombra delle cose
per quell’antico gioco di veggenza
da te mutato in fuoco delle forme
che si torcono, si sfanno e si compongono
nel tuo caleidoscopio.


Lo porto come un dono od un rovello
nello zaino tra le maschere e le lettere
non spedite, per via mi viene in mente
che di tutti nessuno in quella landa di rifiuti
tante volte trascorsa aveva sostato;
vicino alla morte più non si vede morte,
diceva un poeta, ma siamo cresciuti,
non è più il tempo che si tirava a sorte
il caposquadra per giocare agli indiani.
Oh essere vicini alla natura,
macchiata solo dall’indifferenza!
Ma giù per questa china che non sali,
è qui che la natura non ha parte
e la tua assenza fa paura.


La vecchia discarica delle vecchie carte
dove cerca la lucertola un sole scolorito,
dove il ricordo tortura un grumo di larve
tra i rottami che impiastra il nerofumo.
Scendevo smarrito senza riconoscermi,
senza poter decidere se andare
in fondo o se restare e sullo schermo
degli arrivi calò giù come un rasoio
la mano senza niente recidere;
capivo: più degli anni aggiunti al conto
ci invecchia il malumore e l’incompiuta
veglia senza coraggio lungo il tramonto
prima del Te lucis ante.




Da “Le strade di Gerico” (edito da Marco Serra Tarantola editore 2013)

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