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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Maria Grazia Calandrone

Diecimila civili


I
Sant'Anna, 12 agosto 1944


Conoscemmo il ragazzo 
dal ciondolo con la croce 
e la figura del santo
era messa di fronte 
alla luce come prima di chiudere gli occhi dopo la discesa
del sole che lascia il suolo con l'erba e la carne 
friggenti e le bestie ovunque
divise
da mani ancora sbarrate a proteggere 
il volto dalla mitraglia e la persona si storceva
per tutti i sensi dell'eccidio.


Rastrellavano bambini come grani di sabbia e come sabbia che ubbidisce al vento erano muti. Nessuno
si difendeva: componevano dune inanimate, componevano cose 
piegate al vento
sul sagrato, solo stringevano le foto addosso perché dopo
qualcuno desse il giusto nome
al corpo che ciascuno aveva usato da vivo. Seppellimmo Maria
dentro la scatola della sua bambola. 


Alcuni tra quelli che davano ordini 
parlavano il dialetto delle nostre parti e infatti
portavano bende colorate 
sul volto per la vergogna
che il loro volto rimanesse visibile nello stupore dei morti. 


Altra cosa è il feto posato
sul tavolo sotto gli occhi
della madre seduta 
che diffonde un silenzio finale
dal ventre aperto,
fissa nello stupore 
la traiettoria minuscola del piombo 
da parte a parte tra le tempie minuscole.




II
Marzabotto, 29 settembre 1944


Uscimmo dopo che fu silenzio
dal bosco sotto il picco di Monte Sole e conoscemmo
che i maiali mangiano la nostra carne: mio nipote 
era sotto il pergolato e mio padre 
una povera cosa messa male su altri 
posati in due 
lati a cavalcioni 
di un davanzale, neri
delfini arenati
su una scogliera e dell'ultimo
rimaneva la cuffia sotto la bocca, da fuoco. 


Alla prima esplosione conoscemmo ancora
che quelli avevano minato i corpi 
così che i morti uccidessero i vivi
che uscivano dai boschi a ricomporli, a sciogliere 
mani aggrappate
una all'altra come piccoli ormeggi nella buia insenatura della morte 
perché ognuno fra i morti ritornasse solo
e ognuno dei vivi 
potesse nominare quella solitudine
come la solitudine di un parente lontano,
potesse premere su quella lontananza la sua bocca, su quelle mani
di polvere e corallo protese
come nei giorni di sole
quando tutto era prossimo alla somiglianza.
Così tutti si sono inchinati, hanno tenuto 
bassa la testa 
su un numero più grande di ogni corpo.




Roma, 3 settembre 2007


Nota: durante la ritirata i nazifascisti fecero strage di civili in numero di circa diecimila tra vecchi, donne e bambini.




da La vita chiara (2011)


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