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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Maria Grazia Calandrone

giardino della gioia originaria


la tua carne nascente come una fiamma nella fiamma verde della campagna 
io non credo ai miei occhi


vedo il bronzo dorato  
del corpo che si accosta
io non credo ai miei occhi


estrai oro volatile
dal tuo petto capace di provare amore e mi dici tra i baci è un miracolo 
io non credo ai miei occhi


tutta l’erba e l’intero profumo della campagna sono stupore


questo pane lasciato nell’erba è stupore e lo è la bottiglia che schiuma sui fiori


non ti asciughi la bocca
la tua bellezza è senza sbarramento


nel mio sangue c’è spazio senza dominio, e dal centro di tutta la vita mi zampilla un abbraccio grande come il mondo 


te l’avevo già detto
in città, ti ricordi? guarda, il mondo è grandissimo, è il tuo amore che si è fatto spazio


nuda a metà, l’asciugamano in spalla
cammini
con la carne rinata dai miei baci


con piedi da bambina
sali le scale, 
sali a sentire dove comincia l’anima di una creatura viva 


nel luogo cruciale
c’è un grande silenzio
e un ronzio di zanzare
l’oro delle tue labbra 
la bianca oscillazione del tuo sangue


dal corpo amato affiora
un chiaro che trabocca,
tutto il corpo fa un suono di mare
come batte il tuo cuore
e nel mio sangue splende la stessa luce


ogni tanto ridiamo della mia pena 
che non esistano parole più grandi 


se io potessi aprirei il mio petto, ti ricordi? 


invento io le parole
invento tutto il mondo 
per farti felice


poi, ti ho lasciata andare come volevi


non andare, dicevo, mi manca
cosa sono con te, questa cosa 
capace, questo spazio assolato che diventa il tuo bene


non solo il muscolo provava sofferenza, ma tutta la zona 
circostante doleva
e il silenzio raschiava come una lima e completava l’opera spontanea del dolore


quale eco, che luna, quale zolla, quale cratere, quale 
fra le alte stelle della notte che hanno illuminato la tua bocca ancora 
felice per l’amore, che pietoso pianeta
si è mosso a compassione? cosa ha avuto bontà?


il tuo corpo ancestrale ha rilasciato il suo corpo astrale


alba che oscilli sulle cose mortali quando si svegliano 
come se non dovessero morire
questo è quanto conosco dell’amore: le ferite che impiegano anni a tornare
carne che vuole essere ancora benedetta dai baci, non lasciarla mai sola


9.7.14


(inedito)

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