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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Maria Luisa Vezzali

lingua sasso


dentro le gabbie o nella testa
o sotto la sabbia grigia dei deserti
le parole possono morire
come gli uomini
una volta strappato
il tessuto che le contiene
una volta strappato via
aperto il burrone che le fa cadere
tra gli atomi che rabbrividiscono al contatto
la materia nauseata si ritrae e frantuma
come una specie di pioggia di pietrisco
solo il modo (a piombo)
con la schiuma dell’acqua nelle orecchie
solo il peso (l’ingombro)
la lingua sasso
che si rotola in bocca
succhiando inarticolati
respingimenti


solo la cosa senza flessione
le perifrasi che brancolano tra
i suoni come lacci


e noi fatica e prega 
e parla nella notte
di là dal taglio del canale freddo


come triangolando con le stelle
e la casa troppo accesa nel ricordo
piena di passi di serra d’attesa
lo snodo d’orizzonte sulle labbra
la teiera fischia il canto tra i tetti
l’odore della pelle della mano
che è come una terra d’approdo
all’indietro


ma tornare indietro
è difiscile
stare qui
difiscile
il mio tempo te lo do
la schiena il corpo te lo do
in cambio di un cartoccio
ma la faccia l’espressione degli occhi
la bocca 


se vuoi sparare spara in cielo
noi non siamo
uccelli


Nota: Questo testo nasce dall’impatto con le interviste dei lavoratori extracomunitari feriti durante i disordini avvenuti nella cittadina calabrese di Rosarno nel gennaio del 2010. L’ultima strofa è una citazione letterale.


da Aa.Vv., Sotto il cielo di Lampedusa. Annegati da respingimento, Edizioni Rayuela (2014)




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