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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Martina Campi

Dimmi che cosa vedi


I


E poi
Sull’erba cammina l’ombra
Sul deserto l’ombra cammina
Sull’erbetta sottile davanti ai colli
gli scialli aperti, sciacalli avventati;
venti avvelenati dai monti 
molti altri morti, chiarori 
dispersi nelle carte 
e nei fogli.
Lattine d’acque sorgenti ai piedi 


Nei piedi le acque emerse dall’era, 
dall’erba sovversiva, ch’era estate.
D’alare sogni, invocazioni, anulari tagliati,
vie, nelle gazzose necessarie, come scarpe,
se ricevute in dono domate da maestri 
confusi sul fondo del mondo.


I fogli ondulati e gialli:
dune del deserto in fiamme.
E voletti sussurrano calabroni 
illesi perché compianti




II


E dunque vi sorregge questa sconcertante certezza 
d’una lingua di cui conoscete segreti.
E non si spezza e non s’affretta, 
con le virgoline e le maiuscolette
tutte intente, sai.


Tende da portare, tende da sbrogliare, 
tutti i perimetri di una partenza.


E poi, solo attenzione al fermaglio, 
questa volta. Il fermaglio




III


Così com’è, proprio così com’è 
contiamo tutte le prime volte 
e confrontiamo


Le luci i colori le voci cocci 
e così, sospese e le interruzioni 
impreviste


Con le improvvise scariche 
di pianto su rapporti e vizi, 
e virtù e una mandria 
di terra e fango e lacrime e vestiti 
che non si cambiano più 
E tutto l’accumulare tutto l’accumulare 
l’abbiamo lasciato agli altri, 
più precisi e sempre là 
sempre là che c’era da fare 
e poi si tornava soli 
perché tutto era già finito, tutto 
e non c’era più nessuno 
e quelle cose portate fin qui 
e lasciate sole 
abbandonate sotto il buio


che magari piove 
non occuparsene
(so solo che non so) 
quando questo tempo provoca 
gli smottamenti, 
che tutto si sposta, 
tutto si muove 
e non c’è più nessuno 


ci vuole qui qualcuno per amore 
e non c’è tempo, 
non ci sono coltelli la notte 
e magari ci sono le sviste




IV


E ora ecco, dopo il silenzio, 
dopo questa cosa questa dormita 
sacrosanta con il sole sulla testa 
sembra
Così, dimenticare è l’opportunità 
sdraiarsi e sentire 
quel freddo che poi tu sai 
tu conosci perché ha un nome che sai


Come questi animaletti saggi 
color caramello più chiaro, 
più scuro spostarsi, a piacimento 
a lento, lento, lento.
Tu sai questo freddo tu sai 
o non sai questo freddo.




V


E serve al mondo ora serve a noi 
capire dove ci siamo rotti, 
dove e quale è il pezzo mancante 
(se) la bocca o un anulare, spezzettato 
nelle bibite, o i piedi, mai più piedi 
solo scarpe 
cose come la testa sopra 


tasti caramello 
e foglio pergamenta. 
E lui lo sa 
che ci manda i messaggi auto-decifranti 
quanta lotta nel pomeriggio 
lui sa il dolore del pomeriggio 
il pomeriggio vince ma poi la sera 
a sera perde.


Perde quota e conscientezza 
e non può fare rapporto
E rotola già all’ocean




VI


E non c’è un can 
a forma di sabbia a forma 
di foglia s’abbia, forma 
di braccio spezzato


Rotola senza forma, 
con la forma che ha 
e non riconosce, al tatto 
più la disconosce, e dietro 
le porte, parti sbagliate, 
ci sono i ricordi delle persone 
giusti rimasti, intatti com’erano. 


Sinceri, ispirati com’erano gli ovìcchi 
cancellati i sospiri dell’estate 
rimessi e subito rimossi e tutto vola via 
senza vento vola via, questo sgombro vola via, 
dagli odori fìdi, muffa delle cantine,
dell’umidità dei giorni.


Fiori secchi al posto dei capelli 
li vedete adesso, come sono e si rompono 
tutti tutti si rompono 
in cieli nuvole via.
La febbre preferita dell’estate.






VII


Che tanto tempo fa si rompevano 
tutte queste cose arancioni 
queste voci che dicevano sempre 
cosa fare come fame come bere e poi


Perché s’era detto 
di far bagagli e sbaraccare 
far bagagli accumulatori 
accumulati di bagagli 


respiriate sotto peso e 
andiamo 


io mi muovo e respiro e non so 
dove vedo, più in là.




VIII


E gli assassini e gli altri 
più sottili suonare, ripiegare, 
ripiegare le magliette rimaste 
e poi noi voliamo nei pomeriggi, 
tra i balconi nella canicola 
quando è estate ma ancora no, 
che non è ancora primavera 
sui cortili ghiacciati a schiantarci giù 
giù tutti giù 
sui cortili tutti giù 
tutti giusti i cortili 
a schiantarci




 IX


E poi perché ci vuole la calma, 
sapete ci vuole la sorrisa, 
la.. stortura ci vuole 
mentre si fa il bucato, il seitan 
il seitan, poi sbadigli enormi, 
feroci balsamici o no, falò…


loro lo sanno e nella notte 
si danno consiglio 
con le ninne nanne, 
con i bucati freschi salgono 
ti baciano e t’abbracciano e chi sei 
chi sei continui a dire perché 
nell’armadio ce n’è uno uguale 
nuovo nuovo uno perfetto nuovo nuovo 
e tu sarai nuovo anche tu 
presto questo freddo anche tu. 


Il freddo, il freddo è il saio 
il tuo saio per dormirci 
stanotte sai per tradurti 
ciò che sai tu lo sai 
tu lo sei ciò che sei.






(da Cotone, Buonesiepi 2014)

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