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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Matteo Xella

(sia quel che sia)



Sia quel che sia, nel tempo dell’inchiostro di mirtilli tra le mani.
Il paese mio rifugge le barricate floreali, suolo del paradiso in un letto d’abete.
Le Tuileries contro il vento verticale mentre passa sulla campana il latte materno.
Il giorno grida nel giorno, mentre un corpo di donna gravida una creatura alata.
Quando l’operaio ha messo una tuta con le mani di punzoni. Ma sempre forza resta.
Violenta come occhi di libellula la lampadina nel cemento crepuscolare. Delle mani d’organo pregano tra il ferro del giardino nascosto dai quadrilateri.
Il dramma, sta nel non poter spalancare la spalla di questa risorsa terrena dall’orologio rapido governativo.
Fuori ci si batte contro ciò che non può durare, devi avere freddo nella coperta di zaffiro illuminata, nella rifrazione di due labbra distinte.
Leggi conosciute come un alfabeto sotterraneo  scendono le scale della città su un profilo a dirotto, 
una mano femminea salva la collana di carta di giglio, annega nel pianto.
Nel giudizio la pietra rotola fino a se stessa levigata nella carezza,
dove la ragazza allungata costruisce perle dalla sua pelle bianchissima.
Se io potessi parlare delle loro solitudini che pendono come metalli,
a seconda della perfezione degli specchi, in cima alla tempesta di roccia,
La mia vita, l'eterno movimento romantico.
Vieni via, con me.



Da una plaquette del collettivo "letteratura necessaria"


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