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Indice

Poeti del Usa:
Poesie
Paolo Valesio

Poeta


Memoria di Robert Lowell


      Quello che è morto sul tassì che dall’aeroporto,
      ritorno di Londra, dove s’era recato a visitare 
      la sua seconda moglie e la di loro figlia
      (quest’ultima forse è colei che qualche mese dopo 
      s’è uccisa —
      o forse è morta per una dose eccessiva)
lo riconduceva alla casa della sua terza ed ultima moglie, a 
Nuova York.
      Tutte e tre le mogli furono poi presenti al funerale
      di lui a Boston sua città nativa,
      ché questo poeta apparteneva a famiglia antica, che
aveva illustrato la storia della Nuova Inghilterra.
      Ma da quel ceppo egli era germogliato e cresciuto
      in modo difforme
      (ma no, non deforme, anzi coerente a tradizioni di
nobile ingaggio nelle lotte della vita). 
      Cattolico
      (era di ceppo cattolico la famiglia, oppure era lui
l’agnello bianco, il solo convertito?).
      Cattolico, divenne obiettore di coscienza
      (fronte all’istituzionale, ecclesiale conformismo marmoreo);
      e obiettore nei tempi della Guerra Mondiale,
      obiettore contro il trionfalismo;
      e a cagion di questo, per breve tempo, imprigionato.
      Cavaliere della Modernità 
      (e appunto per ciò, fuori dalla Contemporaneità):
      alto, beveva molto, bazzicava ospedali psichiatrici. 
      L’unica cosa che personalmente posso attestare è la statura:
      un po’ curvo nelle spalle (naturalmente) giacca 
di tweed (potessi morire: non invento nulla).
      Leggeva sue poesie seduto su una delle larghe poltrone 
di pelle nera nella sala da fumo del Collegio Trumbull, sotto 
le torricelle gotiche.
      E i giovani (crema della crema) intorno, seduti
alla finta bravaccia per terra
      (ma il tappeto fitto correva dall’una parete all’altra, i 
golfetti erano di cashmere, italiane le scarpe). 


      «Per favore, potreste chiudere la porta?»


suggerì a un certo punto il poeta con aria
fastidiata;
      ma la porta era chiusa,
      e prima s’era socchiusa solo un istante (ad ammettere
un ritardatario), e in silenzio completo.
      Fu quella 
      (la fronte crispata, un’improvvisa ombra di pallore sul viso)
      la piccola ma parlante spìa della costante frizione
di fastidio e disgusto, in lotta e difficoltà,
      che si celava sotto la sua nitida maschera impassibile.
Ma in somma. 
      Le sue poesie mi piacciono solo per intermittenze,
      e una così fatta esistenza 
      (bevute, e crisi da neurodeliri, e divorzi)
      sembra l’immagine del poeta quale essa emerge dal ciarpame 
venduto sul mercato delle pelli e della celluloide di tante pellicole 
cinematografiche uscite dal Bosco dell’Agrifoglio,
      e un letterato così non esiste,
      e i miei studenti sorridono di compatimento quando 
      chiedo se lo leggono ancora;
      è fuori moda,
      fuori tempo,
      fuori luogo,
      fuori fase, 
      fuori fuoco,
      fuori del discorso moderno,
      e non si può reggere,
      è impossibile,
      e non dice più nulla,
      e lo amo.   


                                    Yale University
                                    New Haven, Connecticut 




da Prose in Poesia (1979)

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