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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Sabrina Foschini

Gabriele


Sono entrato dalla finestra
e mi sono posato nella stanza
così fanno le foglie dei loro alberi
quando il tempo del vino le arrossa.
Ho fatto qualche passo toccando terra
come mi avevano insegnato, per non spaventarla.
Lei era di quelle mortali, senz’ali.
Aveva un viso che ricordava quello di mio padre
ma di una misura ancora più dolce.
Credo che questa differenza si possa chiamare “donna”.
Lei l’ancella del mondo fermo, ed io il messaggero del cielo
ma a vedere la bellezza della sua paura e la grazia della sua difesa
avrei legato sacchi di sabbia ai miei fianchi 
per restarle accanto e servirla.
Le ho detto che il raggio che le annunciavo
le avrebbe popolato il grembo
come un astro illuminato.
Lei non conosceva il mistero della nascita,
e io per me, sono un angelo…cosa avrei potuto dirle?
Ha creduto a quello che non conosceva
perché ha sentito che eravamo uguali
nel difetto ad un tale compito.
Ha avuto fede in me, come io ne ho avuta in lei
e in questo ci siamo accompagnati.
Avrei voluto portarla in volo per mostrarla ai miei fratelli
che al ritorno mi avrebbero domandato del suo volto
ed io non sarei stato capace di descriverlo.
Lei ha intrecciato le dita a proteggere la luce che restava.
Io col mio indice le ho sfiorato le mani
nel porgerle il giglio dell’investitura
ed ora sulla punta, porto il suo profumo 
 di miele che s’incarna.








Tratta da: Voce del verbo, Moretti & Vitali 2012

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