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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Sabrina Foschini

Giuda


Quell’uomo era malvagio.
Era lui, vi dico.
Mi aveva strappato alla vita, alle donne,
ad ogni rifugio e pianto, 
ogni gesto consueto delle mani.
Grande e terrifico era il suo potere, 
quando guardava negli occhi
era come se ti marchiasse a fuoco
l’ingiunzione a seguirlo
e le tue orbite risultavano cieche ad ogni altro sole.
Molti erano uguali a me, ridotti al suo incantesimo.
Camminavamo appesi come zecche alla sua veste,
mangiavamo le parole e il pane dell’elemosina.
I vestiti ci pendevano addosso, 
in stracci intollerabili alla vita umana
e i capelli crescevano come grano, al suono delle sue parabole.
A volte lo sorprendevo a guardarmi di sottecchi 
con un sorriso sinistro che misurava e condannava
la mia devozione.
Raddoppiavo lo zelo e risultavo sempre insufficiente,
ai suoi, come ai miei occhi.
Lui non mi amava eppure mi teneva con sé,
aspettava il mio fallo per poter mostrare 
un prevedibile miracolo.
Non c’era nulla, che non avrei fatto per lui. 
Questi denari che ho preso, sono solo
la sabbia gettata in faccia ai gendarmi
perché non arrivassero a comprendere le mie ragioni.
Uno ne ho speso, per comprare la corda
gli altri li lascerò ai cani
per ripagarli della sepoltura che sapranno farmi
ai piedi di questo albero.
Lancio la fune al ramo più basso
perché possano arrivare senza sforzo, fino a me.
Ovunque si trovi,
voglio andare dove è andato lui.








Tratta da: Voce del verbo, Moretti & Vitali 2012

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