Cerca su Griselda
Questo sito usa cookie di terze parti. Leggi la nostra Informativa cookies oppure chiudi questo avviso

Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Sabrina Foschini

Maria


Ah, mio figlio, mio figlio, il mio bambino, uomo, figlio!
Non di Jahve, non del padre, non degli aguzzini
ah, mio figlio era mio, io sola l’ho fatto!
Senza l’aiuto di un uomo, senza istruzione dell’angelo.
Io sola, quelle membra straziate, io, gli arti spezzati
e gli occhi coperti dal sangue che più non vedono i pugni
gli insulti, a lui, più tenero di tutti, il più dolce amorevole 
nei cerchi dei fanciulli, più saggio tra i rabbini, che impugnavano la scrittura.
È mio figlio sì, inchiodato al legno come un rapace
abbattuto nella migrazione
come un capretto, scannato per strada con il rosso osceno 
di quel mantello confuso dal sangue.
Non posso alzare gli occhi al cielo, non posso ad un tempo
invocare l’Altissimo e contemplare l’inferno di questa tortura.
Sapessi prendere io sulla mia carne il suo dolore come 
dal cielo l’ho preso in grembo, fermato in terra quel volo.
No, no, dico no a Jahve, a mio padre, allo sposo
dico che questo non lo posso, 
nessuna grazia nessun tirocinio può rendermi capace di questo.
Hai sopravvalutato la mia forza Padre, io ti prego, non sono quella che volevi
ho ancora tutta intera la mia parte di donna, la mia pancia di madre
vorrebbe riprenderlo, nasconderlo dentro e che nessuno, 
gli faccia più male … Quale disegno, quale disegno?
La terra è sporca ai piedi di questo orrendo albero, cola la vita dal suo tronco
io non voglio, non lo voglio, ho fatto tutto quello che mi hai chiesto
e non ho domandato, come sarebbe stato l’amore di un uomo,
niente per me, solo la gioia di questo frutto
riappeso a forza sul ramo, penzolante da un’asta maledetta.
Ma basta, forse m’inganno. Che io abbia sognato anche
quando l’uomo con le ali ha spalancato la mia finestra?
Fate cessare questo scempio, qualsiasi cosa vi prego:
tornare ad essere una donna normale, una vecchia che cuce 
tra i figli dei suoi figli, una persona che possa raccontare 
la sua memoria ed essere creduta.
Gli aprono il cuore, oh! lo fanno a pezzi.
Gli aprono il cuore e non c’è sangue …
Perché non posso essere io al suo posto?
Muoio, perché non muoio.








Tratta da: Voce del verbo, Moretti & Vitali 2012

Fondazione Carisbo
Alma Mater Studiorum
Dipartimento di Filologia Classica E Italianistica Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Via Zamboni 32 - 40126 Bologna - Cod.Fiscale: 80007013376 P.Iva: 01131710376 - © 2012
CREDITS: MEDIAVISION