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Indice

Poeti del Centro:
Poesie
Sabrina Foschini

Michele


Ho il sangue dell’amico sotto i miei piedi.
Il suo morso sul dente della mia lancia.
Noi eravamo vicini, dividevamo a metà i sogni, 
avevamo le stesse insegne sulla corazza.
Le sue ali erano più larghe delle mie 
coprivano meglio le distanze.
Più veloce nella corsa e nel riso, 
più svelto a prevenire i desideri del genitore.
Egli ci guardava sorridendo, come a godere della nostra somiglianza.
Ma il suo viso era più bello del mio. 
Meno sporco di approssimazione.
Spesso mi diceva che la gioia assoluta dell’eternità lo spaventava.
Parlava piano, come se in questo modo, il padre non potesse udirlo.
Vedevo che questo pensiero gli cambiava le mani, 
inceneriva la sua pelle.
Ho schizzi di sangue sulle pieghe nette della tunica.
Una striscia di terra attorcigliata alla cintura.
Una corona spinata, attorno alla mia mano destra…
Lui mi aveva sempre battuto nella lotta
ma il dubbio lo aveva indebolito
lavorato ai fianchi come una marea.
Quando è precipitato ho fatto in tempo a vedere i suoi occhi infuocarsi.
Credo che nel mondo questo si chiami piangere.
Un verbo che ho imparato da lui.
In segreto studiava le parole degli uomini 
e i loro movimenti mancini.
Aveva sete di tutto.
Aveva invidia della terra.
Mentre cadeva sotto la geometria aguzza dei colpi
mi è sembrato che sorridesse.
O forse preferisco crederlo.
Dico che non avrei voluto questo compito.
Ho fatto io, quell’angolo vuoto accanto al Padre.
Da allora la mia mano, impugna in ogni gesto un’arma.
 E tengo l’amico sotto i miei piedi.








Tratta da: Voce del verbo, Moretti & Vitali 2012

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