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Mondino de’ Liuzzi e Dante Alighieri “Frequentazioni mediche bolognesi” ?

Discorso intorno alle quistioni di medicina del dottor Stefano Giacomazzi
di Patrizia Fughelli ed Elisa MaraldiPDF
"La scienza è fatta di dati come una casa di pietre. Ma un ammasso di dati non è scienza più di quanto un mucchio di pietre sia una casa. "
Jules-Henri Poincaré
INTRODUZIONE

Siamo in Società Medica Chirurgica a Bologna dove «Le collezioni librarie sono arricchite da importanti manoscritti, il più celebre dei quali è una copia della fine del XIV secolo o inizio del XV secolo dell’Anatomia di Mondino de’ Liuzzi. Poco o nulla si sa di come questo manoscritto sia pervenuto alla Società. Forse di proprietà di Antonio Alessandrini (1786-1861), fu da questi donato all’anatomico Francesco Mondini (1786-1844), che lo legò alla Società».

Ma andando a sfogliare il Bullettino delle Scienze Mediche, il vol. 6 della Serie 3, del 1844 a p. 152 , si riesce a dare un nome, un volto e una nuova storia …

SEDUTA DEL 18 GIUGNO 1844

«Si presentò un manoscritto del secolo XIV, che è un compendio di anatomia umana del celebre bolognese Mondino de Luzzi, mandato in dono alla Società dal Socio corr. Dottor Domenico Cavazzi medico in Subiaco. A questo manoscritto univasi una trascrizione ed interpretazione fatta dal donatore. Venne ordinato che fossero rese grazie al dottor Cavazzi per sì importante gradito dono, e che intanto si conservasse questo manoscritto fra gli autografi che possiede la Società».

E’ presente inoltre una Memoria, sempre nel Bullettino delle Scienze Mediche, alla Seduta del 9 maggio 1844, circa alcune considerazioni del Prof. Mondini su un Codice del 1300 di proprietà del Cavazzi. Si apprende di lì a poco poi, che il Mondini (erudito nella storia dell’anatomia) era stato interpellato dal Cavazzi in merito a dare un parere se quel manoscritto corrispondesse davvero all’Anothomia di Mondino de’ Liuzzi. Ottavio Mazzoni Toselli attestò che quel manoscritto aveva realmente l’antichità che gli si attribuiva adducendo prove come la qualità della carta, del carattere e delle sigle e il Mondini aggiunse ancora certezze derivate dal meticoloso confronto con ben dodici edizioni a stampa che egli possedeva di quell’opera. Uniche due differenze rilevate: la prima che il manoscritto comincia con le parole «Quoniam ut ait Galienus», mentre tutte le edizioni a stampa cominciano con «Qui aut ait Galienus», la seconda è che il Mondino dove parla delle malattie dell’utero aggiunge «ab Joanne nostro» intendendo probabilmente Giovanni Mesue medico filologo del IX secolo.

DEL MANOSCRITTO “ANOTHOMIA” E DEL SUO RAPPORTO CON DANTE ALIGHIERI

La medicina, entrata tardivamente nelle Università, divenne una materia di insegnamento solamente nel tardo 1200 ed entrò a pieno titolo a Bologna grazie all'opera di Taddeo degli Alderotti (1223-1303).

Discepolo dell’Alderotti, nonchè precursore dell’anatomia moderna, Mondino de’ Liuzzi nel 1315 eseguì all’Università di Bologna la prima dissezione ufficiale su cadavere umano e il suo esempio fu imitato ben presto dagli anatomisti di Montpellier e poi da quelli delle altre principali università europee.

Questa pratica tuttavia veniva effettuata soprattutto per il miglioramento delle tecniche chirurgiche piuttosto che per un reale approfondimento, in quanto era ancora molto forte l’influenza di Galeno, noto medico e chirurgo greco, e di alcune concezioni anatomiche che saranno superate solo alcuni secoli più tardi.

Anche se con una bolla papale di Bonifacio VIII (papa tanto inviso a Dante Alighieri) che nel 1299 emanò un documento ufficiale, De sepulturis, conosciuto anche col nome di Detestandae Feritatis, si vietava l’uso dei cadaveri, Mondino era potuto diventare un anatomista molto esperto con all’attivo un gran numero di dissezioni, perché all’Università di Bologna questa era una pratica normalmente utilizzata quindi “legale”.

Questo “legale” è probabilmente perché in realtà la bolla nacque con l’intento di vietare l’abuso sui cadaveri, soprattutto dei cavalieri morti in Terrasanta durante le Crociate, che venivano smembrati in diversi modi (esempio fatti a pezzi e bolliti per separare la carne dalle ossa) per essere inviati in Europa alle rispettive famiglie o per poterne interrare i pezzi in più luoghi considerati santi.

La Chiesa era dunque intervenuta duramente minacciando la scomunica per queste pratiche abominevoli, ma non c’è un richiamo per l’imbalsamazione del corpo dei santi o per le dissezioni per scopo scientifico.
La religione cattolica non impediva la dissezione perché “pulvis eris, pulvis reverteris” e il corpo era considerato solo un contenitore per l'anima. Quindi il binomio Medioevo uguale epoca di ignoranza dominata da una Chiesa oscurantista, dove razionalità e pensiero scientifico venivano schiacciati dal fanatismo religioso, viene superata dalla più recente critica storica che ha riscoperto nel Medioevo aspetti luminosi anche dal punto di vista della medicina.

Mondino comunque si cautela scrivendo in un passo dell’Anothomia che durante le dissezioni non si procedeva alla bollitura delle ossa e “si ha l’abitudine di lasciare stare”.
Una svolta chiarificatrice si ebbe solo nel 1482 quando papa Sisto IV autorizzò pubblicamente le dissezioni nell’Università di Tubinga in Germania dichiarando così una volta per tutte l'approvazione della Chiesa verso questa pratica, non però per la sottrazione di cadavere, reato invece punito.
Il 1316 è quasi sicuramente la data in cui scrisse Anothomia, un testo che sarà utilizzato da intere generazioni di studenti il cui grande successo era dovuto anche alla sua formula succinta, chiara e applicativa. Si tratta probabilmente di una collezione di “dispense” per i suoi studenti, e quindi compilata in momenti diversi, che illustra l’anatomia applicata alla chirurgia e alla clinica.

Nel testo, scritto senza dotte disquisizioni, vi sono prove che Mondino aveva già sezionato molti cadaveri di ogni età e d’ambo i sessi prima di compilare o mentre compilava la sua opera. Si fa cenno a dissezioni di frequenza quasi mensile non solo su esseri umani (i giustiziati o gente poverissima morta negli ospedali), ma anche su scrofe. Veniamo ora ai rapporti tra Mondino de’ Liuzzi e Dante Alighieri. Mondino, in qualità di allievo dell’Alderotti, partecipa a quel fervido e innovativo clima culturale che a Bologna nel XIII secolo connette insieme medicina e letteratura: e abbiamo moltissime testimonianze di questo connubio passate ad esempio attraverso i testi di Dante e Cavalcanti.

Partire dalla Commedia per intendere questa fitta rete di rapporti può essere suggestivo, illuminante per avanzare una serie di considerazioni senz’altro già proposte ma poco praticate e sviluppate.

Nel poema dantesco il celebre medico fiorentino Taddeo Alderotti è citato nel XII canto del Paradiso in merito alla narrazione della vita di san Domenico. All’impegno disinteressato di Domenico in difesa della fede non rivolta all’ottenimento di gloria mondana, Bonaventura da Bagnoregio contrappone la corruzione dilagante tra i chierici del tempo, interessati allo studio dei testi dell’Ostiense e di Taddeo, in vista del raggiungimento di un qualche successo nel mondo:

Non per lo mondo, per cui mo s’affanna di retro ad Ostïense e a Taddeo, ma per amor de la verace manna in gran tempo gran dottor si feo; tal che si mise a circuïr la vigna che tosto imbianca se ’l vignaio è reo.       (Par. XII 82-87)

Se si riconosce nel «Taddeo» citato al v. 83 il noto medico della famiglia degli Alderotti e non il giureconsulto bolognese Taddeo Pepoli, come invece vogliono alcuni, Dante documenta con questo passo la fama raggiunta all’epoca da Taddeo Alderotti, professore all’Università di Bologna a partire dal 1260 e autore di numerosi testi universitari diffusi nelle facoltà di medicina. (continua)

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