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In media stat cibus.
Conversazione ‘collettiva’ con i giovani mangiatori di oggi.

di Barbara Troise RiodaScarica il PDF
Intervista collettiva ai giovani mangiatori di oggi
(continua) Non mancano esempi pescati dagli intervistati dalla letteratura straniera. Descritta da uno studente l’immagine, quasi paradossale, della misera zuppetta di Oliver Twist (‘un mestolo al giorno’) in forte contrasto rispetto alle pietanze ricche e abbondanti dei titolari dell’orfanotrofio al quale è affidato. Lodevole la felice ripresa di due best seller ‘gastronomici’ del Cinquecento scritti da François Rabeleis. La serie di cinque romanzi, che racconta le avventure dei due giganti Gargantua (1532) e Pantagruel (1534), è famosa per l'insistenza sugli atti corporei del bere, del mangiare e dell'attività sessuale e le immagini culinarie universalizzate. Non a caso proprio dal Pantagruel deriverà il termine ‘pantagruelico’[10]. In ambito poetico un liceale è un ammiratore dell’innocenza dei componimenti russi di Wislava Saymborka (La cipolla [11] per esempio).      

Persino il grande schermo è in grado di nutrire la mente umana. I corti e lungometraggi che esaltano il cibo sono un’infinità. Nella sesta domanda viene richiesto sceglierne uno. La maggioranza ricorda la spaghettata a suon di tarantella di Totò in un classico come Miseria e nobiltà (1954). Una delle più conosciute commedie napoletane, dove tutta la storia, si può dire, ruoti intorno alla ‘pancia vuota’. Un’altra sequenza nota è quella di Un americano a Roma (1954). Una divertente parodia ed una simpatica emulazione del mito americano, con l'ormai mitica scena del rinnegamento del cibo made in U.S.A. a favore degli spaghetti ai quali viene rivolta l’esclamazione: ‘Maccarone, m’hai provocato e mò me te magno’. Vengono nominati anche film più recenti come Chocolat e Mangia, prega e ama. Il primo è tratto dall'omonimo libro dell'autrice Joanne Harris ed è uscito nelle sale cinematografiche nel 2000. Il secondo (Eat Pray Love è il titolo originale) è del 2010. Basato sul racconto autobiografico di Elizabeth Gilbert racconta di donna che cerca la felicità. Decide di lasciare tutto per intraprendere un viaggio intorno al mondo. Tra le sue tappe soggiorna per quattro mesi in Italia, terra del "dolce far niente", visita Roma e Napoli e si avvicina ai piaceri della buona cucina italiana, ingrassando di ben dodici chili.                
Il matrimonio cucina e amore è un topos, oltre che letterario, cinematografico. Sapori e dissapori (2007) la cui frase celebre è ‘Non sempre quello che desideri è sul menù’ ne è un esempio. La  competizione agguerrita tra due chef, Kate e Nick, si trasforma infatti in passione amorosa. Il legame è ancora più evidente, già dal titolo, in un altro film americano piuttosto recente Se cucini ti sposo (2000)[12].
                                                                                                                   
Veniamo ai mezzi di comunicazione che oggi veicolano l’oggetto cibo. Qual è la loro efficacia?  Quali sono i più conosciuti? La rivista più sfogliata, sebbene nemmeno la metà sia stata in grado di individuarne una, è Sale e pepe[13]. Un mensile edito dalla Mondadori che spazia dalla cucina tradizionale a quella etnica, tenendo conto delle opportunità di ricette non eccessivamente elaborate, adatte al ritmo frenetico della vita d'oggi. Il programma radiofonico non sembra essere il media più amico del cibo. Non tanto perché un piatto si deve almeno vedere, oltre che toccare e assaporare, ma perché è un mezzo di comunicazione che vive una fase di maturità avanzata e che sta cercando una nuova giovinezza andando a braccetto con il web. Chef futuristico è infatti un programma (di cucina) che va in onda ogni venerdì a mezzogiorno su Radioeco, la web radio dell’università di Pisa. È pensato appositamente per gli studenti e riscuote un discreto successo. Se si sintonizza sulla stazione attraverso la rete internet una voce esordisce così: ‘Esasperati dai vostri esperimenti culinari da fuorisede che si concludono con l’infallibile formula “scotto & buttato? Ecco per voi il programma gisto”?
Slogan accattivanti per le giovani vittime della McDonaldizzazione di oggi. 
                                                                                                         
È proprio nel periodo dell’adolescenza infatti che i disturbi dell’alimentazione raggiungono la massima intensità. Abbiamo chiesto a loro cosa ne pensano in merito. Il settanta per cento riconosce, a ragion veduta, nell’obesità la malattia della modernità. Mangiare troppo o nutrirsi in maniera insufficiente sono due modalità opposte e complementari della medesima ossessione nei confronti del cibo. Secondo alcuni studiosi il fenomeno dell’anoressia e della bulimia si può interpretare nell’ottica di un’ipotesi "mimetica" che parte dal desiderio di essere come il modello considerato perfetto; in questo caso, il modello ideale è quello proposto dai media. Una tipologia particolare è costituita dalla anoressia delle danzatrici (e in questo senso va letta l’alta incidenza, il 34%, delle amenorree fra allieve di danza[14]). Tali anoressiche incanalano nella danza la loro instancabile ricerca di magrezza, riuscendo così a darle un senso razionalizzato, cioè uno scopo, funzionalizzando l’ideale estetico della levità alla somma agilità dei movimenti. Entrando in competizione con la silfide, genio femminile delle leggende medioevali che danzava sui fiori senza calpestarli, la danzatrice anoressica riesce a dare al rifiuto un movente ‘estetico’. Detto questo il cibo oggi è dappertutto. Molto più che in bocca. O comunque ‘circola’ attraverso canali nuovi e tecnologici. Non solo le librerie, i giornali, ma anche il cinema, le tv, le radio, la rete, i blog, i social network traboccano di cuochi, ricette, diete, gastronomi ed esperti gourmet. La televisione è il più in auge. Tanti i programmi televisivi conosciuti. La prova del cuoco (Raiuno)è in testa alla classifica. Seguito da Cotto e Mangiato (Italia1), uno dei programmi di cucina di maggior successo. Masterchef è invece un talent show creato dal regista britannico Franc Roddam e trasmesso la prima volta dalla BBC nel 1990[15].  Il cartone animato più popolare tra gli intervistati ha un cuoco-ratto come protagonista :Ratatouille[16]. Conosciuto dal 65,5%.                                 
Oggi in Tv la cucina è diventata argomento da talk-show, oggetto di discussioni da salotto, di quiz, di prove di abilità. I più famosi cuochi italiani compaiono spesso in televisione per proporre agli spettatori ricette più o meno raffinate o per sfidarsi a colpi di mestolo e matterello nel preparare un piatto entro il più breve tempo possibile.                                                                                                   
Per gli studenti il ruolo di primo piano, come ‘esperto di cucina’, se lo giocano due donne della tv: Benedetta Parodi e Antonella Clerici. Unico rappresentante del sesso maschile è Beppe Bigazzi. Grande conoscitore delle materie prime e dei segreti dei piatti locali. Diventato famoso per aver dispensato in trasmissione consigli su come cuocere i felini e affermando di esserne un consumatore.             
Il cuoco straniero più celebre e celebrato è Gordon Ramsey. In Italia ha cominciato a farsi conoscere grazie alla tv satellitare. In Inghilterra è già conosciuto, venerato e amato (e odiato) da migliaia di persone. Tutto italiano è invece Alessandro Borghese. Cuoco e conduttore su Realtime di un programma nel quale due coppie di concorrenti si sfidano ai fornelli di una cucina professionale per presentare un menù completo a venti commensali.        
Gualtiero Marchesi, icona del nostro cucinare italiano all’estero e non solo, non gode della fama che forse meriterebbe. Tra gli interrogati il ‘secchione gastronomico’ lo stesso che, e non è un caso, si avvicina al mondo gastronomico con dovizia e passione cita il grande Artusi con l’opera La scienza e in cucina e l’arte di mangiar bene (1891).                                                                
A proposito di mangiare bene e sano le diete in generale vanno molto di moda. La Dukan è la più famosa. Il medico francese settantunenne Pierre Dukan lancia il suo libro nel 2000. Nel 2009 grazie a un’aggressiva campagna di marketing ed un consistente investimento sul web, arriva l’enorme successo. Un po’ preoccupante dato che propone una dieta iperproteica (a base di carne, pesce, uova), ipocalorica (a basso regime calorico come tutte le diete), senza carboidrati (pane, pasta, riso, ecc.) che gli esperti dicono che tutto abbia fuorché la salubrità. Forse meglio tornare alla buona dieta mediterranea che tutti nel mondo ci invidiano.                                                 

Una nota positiva rimane il fatto che tra i ricettari preferiti compaia ancora quello della mamma e della nonna. Tra i libri stampati Il Cucchiaio d’argento[17] si conferma un ‘classico’ delle cucine italiane. È il libro di ricette (ne contiene oltre 2000) più usato, più rinomato e popolare d'Italia Non a caso fu originariamente pubblicato nel 1950 dalla rivista di design e architettura Domus[18]. Nel dopoguerra, passata la fame, si incomincia a preoccuparsi  dell’apparecchiatura. Estetica, bellezza per pochi. Per la prima volta si stabilisce che l’’occhio vuole la sua parte’, si riconosce all’estetica un ruolo ed un compito. 
                                                                                                                     
Di pari passo comincia lentamente a svilupparsi la ristorazione. Oggi i ristoranti nei quali i giovani pranzano o cenano sono di tutti i tipi e gli stili: trattorie,  luoghi famigliari, ristoranti dietro casa, più difficili da raggiungere ma di alto livello (uno su tutti il ristorante Dal Pescatore a Runate di Canneto sull’Olio a Mantova), piatti nuovi che incuriosiscono e semplicemente piacciono come sushi e kebab. Segno che (per fortuna) la moda non fa sempre scuola, ma che entrano in gioco altri tipi di variabili, emotive, emozionali, di gusto che riguardano la sfera individuale. 

Ma torniamo a monte delle nostre considerazioni. In poche parole: il cibo cos’è? Qual è la sua definizione? Una risposta univoca non c’è. Per sua natura il cibo sfugge alle definizioni. Si può dire che è: il ‘nutrimento’, l’‘essenziale’, il ‘necessario’, ma non è sufficiente. L’affermazione più immediata fa, forse inconsciamente, un passo oltre e dice ‘è piacere’. Poi c’è chi risponde in modo provocatorio, dicendo ‘quello che si mangia’. Ma l’uomo non si limita a prendere un frutto dall’albero o un prodotto della terra da un campo e metterselo in bocca. C’è un grado maggiore di coscienza. È meglio affermare che ‘il cibo è una delle migliori invenzioni dell’uomo’. Una frase che nasconde una riflessione tutt’altro che banale.
                                                                           
Si riscopre così a partire da una banale definizione, quanto un elemento, necessario per tutti alla sopravvivenza, sia poi ricco di percezioni e suggestioni individuali e appartenga a registri diversi. E quanto questo registri necessitino di essere riscoperti. Il gusto postmoderno infatti sembra aver, in qualche modo, atrofizzato le papille gustative giovanili. Esse possono essere stimolate grazie ad un ritorno alla cultura per riscoprirne tutte le sue componenti, anche attraverso l’utilizzo di vie mediatiche innovative.                                                                                                                                  
In un momento in cui si assiste al tramonto della concezione polverosamente letteraria della cultura e il ritorno attraverso le ragioni del corpo all’uomo è urgente. Il cibo non può che assumere un ruolo strategico. Esso non solo è al confine tra interno ed esterno, ma una volta ingerito e metabolizzato, diventa corpo. Per queste e altre ragioni anche la cucina assegna all’umanesimo nuovi significati e nuovi compiti.                                                                                                        
Carl William Brown ci racconta che un anonimo del '500 soleva sempre dire: ‘Ci sono tante cose importanti nella vita, la prima è mangiare’ Evidentemente l'isotopia alimentare e sessuale mi sembra chiaramente scontata, ma forse poi nemmeno tanto’.

Un ringraziamento particolare alla Prof.ssa Magda Indiveri e alle classi della terza e della quarta Liceo Linguistico ‘Luigi Galvani’ di Bologna.

Note:


[10] da [Pantagruel], gigante dall'insaziabile appetito, personaggio nato dalla penna di Rabelais nel XV secolo, le cui avventure sono narrate nell'articolato romanzo "Gargantua e Pantagruel".

[11]La cipolla La cipolla è un'altra cosa./Interiora non ne ha./Completamente cipolla/Fino alla cipollità./Cipolluta di fuori,/cipollosa fino al cuore,/potrebbe guardarsi dentro/senza provare timore./In noi ignoto e selve/di pelle appena coperti,/interni d'inferno,/violenta anatomia,/ma nella cipolla – cipolla,/non visceri ritorti./Lei più e più volte nuda,/fin nel fondo e così via./Coerente è la cipolla,/riuscita è la cipolla./Nell'una ecco sta l'altra,/nella maggiore la minore,/nella seguente la successiva,/cioè la terza e la quarta./Una centripeta fuga./Un'eco in coro composta.//La cipolla, d'accordo:/il più bel ventre del mondo./A propria lode di aureole/da sé si avvolge in tondo./In noi – grasso, nervi, vene,/muchi e secrezione./E a noi resta negata/l'idiozia della perfezione.

[12] Se cucini ti sposo (titolo originale "Time Share") è una commedia brillante adatta a tutta la famiglia. Il film è girato fra America ed Europa, con una scelta delle location splendida. L'idea alla base della commedia è molto originale, non voglio anticipare nulla per chi deve vedersi il film. Una buffa coincidenza porterà al crearsi di situazioni bizzarre, sempre originali e mai noiose o già viste. Gli sceneggiatori sono stati geniali e la regia è ottima e innovativa, e riesce a dare dinamicità ad un genere (le commedie) spesso girate in maniera più piatta. Il film è adatto a tutte le età, perchè le varie situazioni partono dai figli dei protagonisti, alcuni bambini in crescita, altri adolescenti, ai genitori, adulti. Generazioni a confronti, unite poi dall'amore e dall'amicizia. Consigliato a chiunque. Una bellissima commedia frizzante con un grande cast che non delude e tante situazioni divertenti.

[13] Sale & Pepe è una delle testate culinarie di maggior successo della Mondadori. Diretto da Giovanna Camozzi il mensile esce nelle edicole dal 1987, con una distribuzione media di 140.000 copie mensili su territorio nazionale.

[14] Niola Marino, Non tutto fa brodo, Il Mulino, Bologna, 2002 p.30

[15] In Italia va in onda su Cielo-sky

[16] Ratatouille è un film d'animazione del 2007 diretto da Brad Bird. La storia di un piccolo ratto che possiede un olfatto ed un gusto molto raffinati, che lo portano a non voler mangiare spazzatura come fanno i suoi simili, e da grande sogna di fare il cuoco.

[17] È nato nel dopo-guerra durante una contestazione di prezzo tra la casa editoriale e i distributori del libro popolare Il talismano della felicità di Ada Boni. Editoriale Domus lo pubblica tuttora, sia come un singolo volume, che come serie di volumi mono-tematici (Antipasti & Contorni, Primi, Secondi, Dolci, Piatti estivi). Nell'edizione del 1997 è stata aggiunta una sezione di ricette di cuochi italiani di fama internazionale.

[18] Domus è una rivista di architettura e design, fondata dall'architetto Gio Ponti e dal padre barnabita Giovanni Semeria nel 1928. Edita dall'Editoriale Domus ha cadenza mensile, 11 numeri all'anno

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