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‘Un corpo d’uomo, in un’ora imprecisata della notte…’
Conversazione con la scrittrice Alessandra Sarchi

di Barbara Troise RiodaScarica il PDF
Alessandro Sarchi
1- ‘Un corpo d’uomo, in un’ora imprecisata della notte….’, sono le prime parole del suo romanzo ‘Violazione’ (Einaudi, Stile Libero, 2012). L’incipit è formidabile e racconta di un corpo che riemerge dal sonno...

Nel primo capitolo di “Violazione” assistiamo al risveglio faticoso nel cuore della notte dell’anti-eroe del romanzo, Primo Draghi, carismatico e feroce speculatore edilizio. Mi interessava dare accesso alla vita onirica di questo personaggio perché nell’abbandono del sonno emergono le paure e le contraddizioni che ci caratterizzano nel profondo, e che nella vita diurna tendono a essere livellate o nascoste. Primo Draghi attraversa una notte tormentata dopo la morte del padre, figura chiave per capire la sua volontà di ascesi sociale e di dominio; potrebbe essere una liberazione e da un punto di vista pratico lo è, poiché dopo la morte potrà ancora più di prima disporre di terre e progetti edilizi, tuttavia è anche il trauma che lo mette a nudo con se stesso. Il suo svegliarsi, ‘senza nome, come corpo nel corpo del mondo’ corrisponde a una perdita di sé momentanea ma violenta. L’ambiziosa costruzione di un’identità che è frutto di rivalsa sociale, di affrancamento rispetto alla cultura contadina del padre, lo abbandonano lasciandolo in quella specie di vuoto primordiale in cui è la materia a vivere, e non la coscienza con le sue proiezioni sul reale. Il contatto con questa nudità dell’essere produce smarrimento; il personaggio per il resto del romanzo connotato da forti volizioni e appetiti ci appare qui come inerme, in un atto di nascita che lo consegna al lettore da una prospettiva iper-ravvicinata, qual’è quella della pura fisicità e di una coscienza svuotata. Speculare al risveglio di Primo Draghi è quello che occupa il secondo capitolo dedicato a Jon, il giovane moldavo, che per raggiungere la madre finisce a lavorare nella tenuta Draghi. Jon è l’antagonista e il contrario in positivo di Primo, le loro due ‘nascite al mondo’ preludono all’intreccio dei loro destini e costituiscono l’unico momento in cui le loro esistenze, così diverse, vengono accomunate nella dimensione intima della paura e della perdita di sé.

2- Per la copertina del libro ha scelto un’immagine particolare un San Sebastiano con il corpo di uomo e la testa di cervo. Perché?

San Sebastiano è l’icona del martirio ingiusto, tanto più intollerabile in quanto di solito viene raffigurato come un giovane bello, nel pieno delle forze e della vita, trafitto da frecce. L’illustrazione usata per la copertina è un’elaborazione realizzata da Marco Cazzato del celebre dipinto di Antonello da Messina, ora conservato a Dresda. Lo sfondo non è più quello di una città ideale, come nel dipinto di Antonello, bensì un bosco con gli alberi color blu elettrico, in risalto su un fondo rosso che suggerisce un incendio, o un cielo infuocato. La testa del santo è quella di un cervo. Siamo quindi davanti a un’immagine antropomorfa, o a un ibrido tra uomo e animale. Poiché il tema del rapporto con la dimensione animale è al centro del romanzo, quest’immagine mi sembrava emblematica. La scrittrice Laura Pugno, recensendo il romanzo, ha colto con finezza anche l’aspetto rituale dell’immagine, molto simile a quelle graffite o dipinte nelle grotte preistoriche. A lungo infatti la vicinanza con l’animale, l’indossarne le pelli o assumerne le sembianze, è stato un modo per acquisirne i poteri, per carpire il segreto di un equilibrio fra le forme di vite e l’ambiente in cui si muovono. Inoltre il romanzo si chiude con un’inutile sacrificio, che la copertina anticipa visivamente.

3- Nel suo romanzo che relazione c’è tra corpo naturale e corpo ‘artificiale’?

La maggior parte dei personaggi di “Violazione” potrebbe essere letta come una declinazione particolare di quello che in termini generici chiamamo natura. Primo Draghi è l’insieme degli appetiti e delle forze brutali che spingono all’affermazione individuale, la moglie è complice solo in apparenza sottomessa, la famiglia Donelli, che dai Draghi acquista una casa, è l’incarnazione di quel processo di allontamento progressivo dalla terra, tipico della parabola storica italiana dal dopoguerra in poi, per cui l’idea di natura coincide con quella di evasione, di idealizzazione di una condizione più integra; la figlia minore di Primo Draghi, nata con un forte handicap motorio e cognitivo, è la natura indifesa e in un certo senso inacculturabile che però trova una propria incredibile maniera di affermarsi, la comunità di Mondoverde che coltiva terreni demaniali rappresenta la necessità di aggregazione che molti, intorno all’idea di una vita e di una alimentazione più sana, hanno di recente sviluppato, tra mode ecologiste e onesti tentativi di invertire la rotta di una devastante economia globalizzata. Infine Jon è l’unico ad avere un equilibrio fra la percezione del proprio posto nell’universo e il rispetto degli altri viventi. L’artificio, ossia la tecnologia e in senso lato la culturalizzazione dell’esistenza umana, lungi dall’essere demonizzati nel romanzo sono visti come il confine in continuo movimento tra questi due poli entro i quali la civiltà occidentale ha imparato a rappresentarsi. D’altronde quel dominio e quella correzione della natura che a Voltaire, ad esempio, appariva come una meta auspicabile è stato per molti aspetti raggiunto - penso alle conquiste della medicina che consentono una grande ‘manipolabilità’ del corpo umano - tanto che ora il problema appare piuttosto quello di ridefinire che cosa sia ‘natura’ e ‘naturale’.

4- I suoi personaggi sono fortemente caratterizzati fisicamente? Che rapporto hanno con il proprio corpo?

Dei personaggi di “Violazione” ho voluto rendere gli aspetti corporei perché la nostra vita quotidiana è fatta di corpi, il nostro e quelli altrui, che ancora prima di esprimersi verbalmente mandano significati nelle pose, nell’apparire, nell’interazione con lo spazio circostante. La nostra cultura per molto tempo ha sminuito la profonda connessione fra sviluppo psichico e corporeità. Oggi che una sensibilità e una consapevolezza rinnovate ci spingono a porre molta - forse troppa - enfasi sui corpi, siamo in realtà sprovveduti nell’interpretarli, così capita che l’immanenza dei gesti tradisca o sopravvanzi ciò che le persone vorrebbero o pensano di essere.

5- E con il cibo?

Nel mio romanzo i personaggi vengono spesso colti in momenti legati alla condivisione del cibo, di alcuni si descrivono anche le abitudini alimentari, come ad esempio prendere il caffé non zuccherato, o prediligere il take away cinese. Non c’è bisogno di dire che il cibo è una forma di cultura, e la descrizione dei cibi è un modo privilegiato per capirne le forme. Abituati a una certa opulenza alimentare, i personaggi di “Violazione” vivono quasi tutti il cibo come momento di socialità, più che una necessità da soddisfare. Ed è intorno a una tavola, con un lauto pranzo domenicale imbandito, che si compie l’episodio chiave dell’incontro tra le due famiglie protagoniste del romanzo.

6- Nel suo prossimo romanzo la corporeità avrà un ruolo ancora più centrale. Vuole anticiparci qualcosa?

Il romanzo che sto ultimando parla di un’utopia legata all’amore e in generale ai rapporti di attrazione. Il controllo della sessualità è da sempre un terreno di battaglia per religioni, dottrine politiche e pratiche sociali, da ciò infatti dipende in larga parte lo sviluppo della specie e l’organizzazione delle civiltà. Mi interessa vedere come anche un sentimento universale come l’amore sia calato in forme che sono in parte frutto della nostra ineludibile costituzione fisica e fisiologica, in parte di un processo non meno importante di elaborazione di regole culturali.

7- Che ruolo ha il corpo, in senso più ampio, nella società antropocentrica di oggi?

Il corpo è al centro della riflessione filosofica, bio-etica, artistica e letteraria degli ultimi decenni, è la frontiera politica in cui si combatterà - e già si combatte - la battaglia per la sopravvivenza, che è in primis fisica, dal momento che siamo più di sette miliardi su un pianeta che sta velocemente esaurendo le proprie risorse, e anche per questo il corpo è sempre di più assimilato a una merce. Nel corpo ci oggettiviamo e al tempo stesso tempo troviamo una irriducibile barriera di alterità, è anche per questo, credo, che il corpo produce tante forme di narrazione.

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