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Guido Conti

Intervista di Guido Conti alla Redazione di Griseldaonline

Rispondono: Gian Mario Anselmi, Nicola Bonazzi, Magda Indiveri, Elisabetta Menetti, Riccardo Stracuzzi, Claudio Tubertini.

  1. Com’è nata l’idea di scommettere su una rivista come «Griseldaonline»? Chi sono stati i promotori?

«Griseldaonline»è stata progettata nel 2002 da un gruppo di giovani studiosi del Dipartimento di Italianistica dell’Università di Bologna interessati a sperimentare nuove potenzialità di ricerca e di comunicazione letteraria offerte dal mondo digitale. I fondatori della rivista-portale di letteratura, dedicato a Griselda (enigmatica figura femminile del Decamerondi Giovanni Boccaccio) sono: Gian Mario Anselmi che come Direttore del Dipartimento ha incentivato e sostenuto con lungimiranza il progetto editoriale, Nicola Bonazzi, Elisabetta Menetti, Francesca Tomasi, Claudio Tubertini (editore della casa editrice ArchetipoLibri) e Carlo Varotti. Nel tempo la redazione si è arricchita di nuovi interlocutori e di nuovi redattori che attualmente lavorano con passione alle pagine griseldiane: Maristella Bonomo, Daria Biagi, Mimmo Cangiano, Francesco Citti, Stefano Colangelo, Magda Indiveri, Alberto Natale, Irene Palladini, Lucia Pasetti, Andrea Severi e Riccardo Stracuzzi. È semplicemente un gruppo di intellettuali che si riconosce in un’idea di ricerca letteraria aperta, molteplice e dialogica e che non teme le trasformazioni, anzi le insegue. Proprio per questo è fondante l’incontro del pensiero umanistico con l’informatica, secondo un percorso molteplice che delinea diverse zone di frontiera: le edizioni digitali e le nuove forme del sapere informatico (campo di ricerca di Francesca Tomasi), la potenzialità di internet come mezzo di diffusione e di condivisione di idee e la possibilità di aprire il mondo della ricerca letteraria ad un pubblico più largo e meno settoriale. Una fascia di interlocutori importante è poi quella degli insegnanti di scuola superiore, che specificamente nella sezione dei ‘percorsi didattici’ trovano finalmente coniugate delle piste di lavoro realizzate o realizzabili con la piacevolezza e la leggibilità della scrittura. Dal 2007 il legame si è rafforzato con la presenza di documenti e proposte dell’Associazione degli Italianisti, sezione scuola.

2. Come lavora la redazione? Vi riunite una volta al mese o alla settimana?

La redazione si riunisce, effettivamente, una volta al mese circa. E in alcuni periodi, soprattutto quando il numero è ormai avviato e la sua struttura solidamente disegnata, a cadenza anche bimestrale. D’altronde, come si conviene a una pubblicazione online, tra i redattori di «Griseldaonline» corre un fitto carteggio di mail e di allegati. I progetti per il nuovo numero, i messaggi ai e dai futuri collaboratori, gli articoli inviati in lettura e i pareri dei redattori passano da chiavetta usb a chiavetta usb, e da un applicativo web a un altro: e sono spesso letti, postillati, discussi e pubblicati dall’editore ArchetipoLibri senza che ci sia stato un incontro fisico, diciamo ‘analogico’.

3. Griselda ha un taglio legato alla raccolta di saggi critici. Pensate di poter allargare le collaborazioni anche alla narrativa oltre che alla poesia?

Sino a questo punto la rivista, che è nata ed ha vissuto grazie al patrocinio dell’ateneo bolognese, si è data come scopo di riaccostare alla letteratura – non solo italiana – quel pubblico che negli ultimi anni ha mostrato di allontanarsene. Di qui l’idea di ricorrere alla rete come veicolo di pubblicazione. Una parte sempre maggiore, non solo dei cosiddetti ‘appassionati’, ma anche degli studenti della scuola secondaria e dell’università, manifestano sia pure passivamente un disagio sempre maggiore nei confronti della letteratura e delle sue istituzioni. Il carattere passivo di questo disagio consiste, molto semplicemente, nella loro distanza o marcato fastidio per tutto quello che appare sotto la targhetta del ‘letterario’: sia che esso si svolga a livello di premi, pagine culturali dei quotidiani, talk show; sia che esso, invece, riguardi la ricerca accademica. La difficoltà, a questo punto, è primariamente quella di consentire al pubblico dei non addetti di accedere alla letteratura, ma di accedervi non in quanto patrimonio di ‘cose’, di oggetti testuali privi di mediazioni e frequentabili per mero godimento emozionale (ciò che l’industria culturale non ostacola, anzi). Quello che vorremmo, in altre parole, è che il lettore di «Griseldaonline», riscoprisse che lo studio della letteratura, la conoscenza testuale delle opere che possono interessarlo, la loro collocazione storica e teorica non sono i noiosi codicilli che qualcuno insiste a praticare per ragioni inspiegabili. Ciò ci costringe, ovviamente, a riflettere sul fatto che il diffuso disinteresse nei confronti della letteratura sia motivato anche da una prassi critica sclerotica e autoriferita. E non basta riflettere, ma occorre anche parlare della letteratura, inquadrarla, studiarla e riscoprirla storicamente in termini e attraverso canali diversi da quelli tradizionali. Ecco perché è nata «Griseldaonline». Per tutte queste ragioni, non ci sembra necessario – almeno sino a quando la prospettiva della rivista non dovesse mutare – aprire le nostre pagine alla scrittura ‘creativa’, in prosa o in verso che sia. Ci interessa, semmai, che gli scrittori partecipino all’impresa comune discutendo la loro idea di letteratura. Il che significa, in qualunque modo lo facciano (intervista o saggio), che parlino dei testi loro o altrui, e spieghino con quale sguardo uno scrittore legge, studia e insomma pratica la letteratura.

4. La scelta di fare dei numeri monografici è legata anche ai convegni che fate come università?

La scelta del numero monografico non dipende da ragioni esterne alla progettazione di «Griseldaonline» in quanto oggetto testuale dinamico ma coeso. Essa è apparsa, da subito, necessaria per temperare l’inclinazione facilmente dispersiva che poteva derivare dalla pubblicazione in rete, e soprattutto dalla costruzione graduale nel tempo di ogni numero. La rivista, infatti, non esce una volta per tutte, a una data prestabilita. In certo senso, il numero ‘ha inizio’ a settembre: ma poi, per tutto il corso dell’anno che segue, lo stesso numero cresce e si sviluppa: ai primi articoli se ne aggiungono di nuovi, così come si aggiungono le interviste agli scrittori, le gallerie iconografiche, i percorsi didattici, e i capitoli di un manuale – strutturalmente e necessariamente aperto – dedicato al tema dell’informatica umanistica. La scelta di un argomento monografico serve, in tutto questo, ad ancorare la varietà a un centro e, in questo modo, a far risaltare ancor meglio le differenze.

5. Come vengono scelti gli argomenti? Il taglio letterario per ora mi sembra molto legato al territorio emiliano romagnolo.

C’è qualcosa di insondabile – va da sé – nel metodo che presiede alla scelta del tema monografico. Inoltre il territorio emiliano romagnolo è il nostro più vicino campo d’azione: è naturale che i nostri più diretti interlocutori siano anche i nostri vicini di casa. In certi casi la decisione che guida la scelta del tema è repentina, senza ripensamenti. Altre volte è necessaria una lunga discussione, che solitamente ha inizio intorno alla primavera e si prolunga sino a giugno o a luglio. Comunque sia, per essere scelto un tema deve sembrare alla redazione in qualche modo urgente: deve riflettere la posizione di un problema che esula tanto dai giardini dell’accademia, quanto dalle questioni puramente letterarie. L’idea generale che fonda «Griseldaonline» è che la letteratura propriamente intesa sia solo uno dei termini con cui si svolge il commercio sociale della cultura. Ecco perché il tema deve poter suscitare contributi e letture anche da parte di sociologi, psicologi, studiosi di cinema o di storia dell’arte, storici e politologi. Forse, ma lo diciamo sottovoce, esiste in noi l’idea illuminista, e in genere settecentesca, che tutto questo – tutto questo insieme, cioè – sia la letteratura. Quale altro canale, meglio della rete, avrebbe potuto ospitare un’impresa simile?

6. Ricevete e pubblicate anche contributi che esulano dagli argomenti guida delle monografie?

Non succede, in verità. Gli articoli, i percorsi didattici e – a maggior ragione – le interviste sono abitualmente il frutto di nostre precise inchieste, e richieste. È fatale che una rivista a numero monografico non sia destinataria di proposte di pubblicazione che vengono dall’esterno. Quello che facciamo, però, è scambiare idee con diversi studiosi, non solo bolognesi, circa ogni nuovo numero che stiamo preparando. Chiediamo loro che ci indichino gli autori più adatti per scrivere contributi saggistici progettati per «Griselda», e più avanti discussi insieme con noi. Insomma, il circuito virtuoso di studenti, docenti e studiosi si alimenta sia nella fruizione della rivista che nella scrittura, ma sempre con due margini forti: l’aderenza al tema dell’anno e l’approccio a livelli diversi – questo rappresentano in pratica le ‘finestre’ che si possono aprire nella stringa principale del testo, con immagini, brani citati anche corposi, riferimenti più ampi delle classiche note, proprio per sfruttare appieno le caratteristiche del web e permettere letture e riletture.

7. Quanti accessi avete nel sito mensilmente e annualmente?

Gli accessi mensili si attestano tra i 35.000 e i 40.000, per un totale di circa 350.000 visite in un anno. Ogni lettore legge in media tra le tre e le quattro pagine diverse. Il più delle volte arriva sul nostro sito dopo averci cercato sui motori di ricerca, ma quasi il 35% (e di questo andiamo molto fieri) ci raggiunge attraverso il link di un altro sito o digita direttamente il nostro indirizzo. I paesi di provenienza infine sono anch’essi significativi: a parte l’Italia, ovviamente, abbiamo un numero importante di visite dagli Stati Uniti (12.000 in un anno) e, abbastanza staccati, i principali paesi europei: circa 6.000, per esempio, dalla Francia e dalla Germania.

8. Le riviste cartacee, e penso fra tutte «Nuovi Argomenti» continuano ad avere un ruolo di scoperta e di laboratorio di nuovi autori italiani? Che ruolo hanno ancora le riviste storiche che hanno segnato la seconda metà del Novecento?

È difficile dire se le riviste cartacee, compresa «Nuovi Argomenti», abbiano ancora un simile ruolo. Se non altro perché è difficile immaginare che, nel mercato letterario attuale, la pubblicazione o meno su rivista possa avere una qualche incidenza o un qualche effetto sul diffuso e insieme tacito consenso al pensiero dominante (che non è, occorre dire, favorevole alla cosiddetta ‘ricerca letteraria’). Da un certo punto di vista, le riviste continuano a praticare il loro encomiabile lavoro, ossia a diffondere le pagine degli esordienti, e a permettere loro di confrontarsi con gli scrittori non alle prime armi. Tutto ciò conduce in qualche caso alla pubblicazione di nuovi romanzi, di nuove raccolte di racconti o di poesie, per lo più presso quei piccoli editori che non hanno smesso di cercare negli scrittori, giovani o non giovani, la qualità della scrittura. È anche vero, però, che questo circuito delle riviste letterarie e dei piccoli editori è per solito rigidamente separato da quello dei grandi editori, le cui finalità sono di ordine dichiaratamente commerciale. In tutto questo «Griseldaonline» non interviene direttamente, e per la ragione che si accennava prima: ospitare gli scrittori, per noi, significa domandare a loro di fare ‘critica’.

9. Il libro, e di conseguenza anche le riviste letterarie, sono in crisi perché il web e la rete potrebbero assorbire gran parte dei contenuti e il libro di carta sparire completamente. Penso ad esempio ai volumi delle enciclopedie cartacee. Una vostra opinione in proposito. È possibile un sistema misto tra web e cartaceo? E se sì, come?

Se mai il libro cartaceo (ma forse bisognerebbe parlare del libro rilegato) dovesse scomparire, ed essere insomma inghiottito completamente dalla rete, vorrà dire che il suo tempo è venuto. E non ci sarà ragione alcuna di rimpiangerlo. Allo stesso modo, un regime di compresenza tra pubblicazione in rete e pubblicazione cartacea di materiali letterari durerà sino a quando la società avrà trovato il mondo di convertire veramente le sue istituzioni (industria culturale, commercio letterario, università) alle nuove pratiche di diffusione, di fruizione e di discussione della letteratura. Non sembra tanto prossima questa conversione, però. Evidentemente le grandi imprese enciclopediche, per la loro natura di oggetti di consultazione, più facilmente patiscono la concorrenza della rete. Il resto del mercato librario, e non solo in Italia, non pare così proteso alla trasmigrazione integrale sul web. Dove, semmai, si possono per ora rintracciare frammenti, spezzoni, anteprime visualizzate parzialmente, preannunci, ‘fotogrammi’ di libri spesso banalmente scansionati e offerti in estensione pdf. Tutto ciò corrisponde bene alla qualità dei tempi, per dire così: che predilige per l’appunto la frammentazione e la dispersione di ogni tipo di discorso (e specialmente di quello critico: non tanto critico-letterario, ma critico tout court): se non altro perché tale dispersione è funzionale al depotenziamento e, al limite, alla rimozione del discorso stesso. «Griseldaonline» non pretende, è ovvio, di misurarsi con fenomeni di deriva culturale tanto radicati nella struttura economica della società. Ognuno ha un mestiere da esercitare, e una modesta presenza nel mondo: il nostro mestiere consiste nel notificare, attraverso la rete, la presenza della letteratura nella società: ancora.





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