Cerca su Griselda
Questo sito usa cookie di terze parti. Leggi la nostra Informativa cookies oppure chiudi questo avviso

Indice

Didattica:

Esclusione dal Centro, esclusione dal mercato:
una lettura della Caverna di Josè Saramago

Introduzione / Il punto di partenza / Il lavoro: echoes from the past / Il lavoro come piacere / Il lavoro contemporaneo: gerarchie / La gerarchia dei luoghi / Il controllo / Un mondo senza confini / Il contratto con i cittadini / Una nuova spiritualità / Il centro: dalla realtà alla letteratura / Il linguaggio del Centro: tra marketing e controllo / Il Centro come centro urbano / La scomparsa dei diritti / Eliminazione di diritti nella società contemporanea / Conclusioni

Il contratto con i cittadini

Il primo esempio di contratto lo abbiamo dopo poche pagine. A essere precisi non siamo esattamente di fronte a una forma di contratto, bensì a una serie di dichiarazioni che Cipriano deve consegnare all’impiegato responsabile dello scarico delle merci nei magazzini del centro: «la dichiarazione di qualità industriale che accompagnava la responsabilità per qualsiasi difetto di fabbricazione individuato all’ispezione a cui le stoviglie venivano sottoposte, la conferma di esclusività, altrettanto obbligatoria per tutte le forniture, in cui la fornace ci impegnava a non avere rapporti commerciali con altri stabilimenti per il piazzamento degli articoli»[19].
Non ci si deve domandare se queste dichiarazioni istituiscano un monopolio: è evidente, leggendo il romanzo, che non ci sono altri acquirenti per i prodotti, solo acquirenti occasionali, singole persone. Tutto passa dal Centro, che però non è un’azienda unica, bensì il Centro del potere, luogo di inizio e di fine della circolazione delle merci. La clausola di esclusività risulta essere quasi superflua. Si tratta quindi di un modo per rimarcare il potere del Centro. Tuttavia il divieto esiste e, in un mondo in cui l’esistenza e i diritti possono esistere solo nella misura in cui si ha un legame economico con il Centro, questa clausola è un meccanismo di disciplinamento del comportamento.
Ma il caso più emblematico è quello del capoufficio a cui Cipriano propone la vendita dei nuovi prodotti della fornace. Per tutto il romanzo si ha l’impressione (ce l’ha non solo il lettore, ma lo stesso Cipriano) che i personaggi siano costantemente sottoposti a giudizi o sentenze da parte del Centro. Affiorano in alcune pagine delle metafore che rimandano al mondo giudiziario e dunque al mondo della legge, fino a quando queste metafore non diventano esplicite. Il capoufficio dichiara di approvare il progetto delle statuine e poi si riferisce alle vecchie stoviglie di Cipriano, non più acquistate dal Centro: «Tutto quello che non serve si butta via, Comprese le persone, Proprio così, comprese le persone, io stesso sarò buttato fuori quando non servirò più, Lei è un capo, Sono un capo, infatti, ma solo per coloro che stanno sotto di me, sopra ci sono altri giudici, Il Centro non è un tribunale, Lei si sbaglia, è un tribunale, e non ne conosco di più implacabili»[20].
La gerarchia fa in modo che al di sotto del capoufficio ci siano delle persone, ma impone che ci siano dei giudici al di sopra del capoufficio. Chi sono questi giudici? Possiamo forse ritenere che ci sia una scala gerarchica che tende ad assottigliarsi seguendo la classica immagine della piramide che vede al vertice una persona? I giudici in realtà sono i consumatori, coloro che hanno condannato Cipriano e che un domani potrebbero condannare il capoufficio. Non è più l’era del Grande Fratello in cui è il partito a comandare, a dettare legge: a stabilire l’utilità o l’inutilità di una persona, a stabilirne l’esistenza, sono le regole del gioco economico e i consumatori hanno l’ultima voce in capitolo.
Siamo quindi all’estremo di quanto analizzato da Foucault a proposito della scuola neoliberale tedesca: «L’economia di mercato, infatti non sottrae qualcosa al governo, bensì indica costituisce l’indice generale sotto il quale dovrà venire collocata la regola destinata a definire tutte le azioni di governo»[21].

Una nuova spiritualità

Tutto ciò che non rientra negli interessi dei consumatori, e quindi del Centro, viene ignorato e pertanto sostituito. Ciò porta all’istituzione di una nuova spiritualità. In questo caso, a differenza di 1984, non c’è bisogno di costrizione. Il controllo e il disciplinamento si esercitano in termini economici, le persone non vengono costrette a pensare, le persone trovano delle nuove comodità, il Centro le asseconda e le sfrutta. È per questo motivo che diventa rilevante il problema della spiritualità: ci viene raccontato che il Centro produce “nuove spiritualità”, ma quali sono le “vecchie spiritualità”? Le vecchie spiritualità sono rappresentate dal lavoro di Cipriano. Non è un caso che Cipriano sia un vasaio: utilizza la terra, è quindi simile ad un creatore: fa il lavoro di Dio. È lo stesso Saramago che definisce «creatore» Cipriano (che non a caso crea delle statuette a immagine umana, crea, anzi, delle statuette che simboleggiano vecchie professioni, le cui immagini vengono prese da un libro del nonno di Cipriano) ed è lo stesso Saramago che in più occasioni riporta l’esempio della creazione dell’uomo da parte del dio cristiano e da parte delle divinità di altre religioni. La religione, così come la conosciamo, è una vecchia spiritualità e di conseguenza lo sono anche quelle inveterate norme morali che secondo Saramago sono andate svanendo nel corso del Novecento[22].
All’interno di questo mondo che ingloba ogni cosa non esiste una forma di resistenza. La forza, la capacità di assorbimento del Centro fa sì che la gente si abitui non tanto alle comodità, non tanto ai prodotti, ma alla nuova spiritualità. Saramago non concepisce una via di lotta. Winston Smith, in 1984, tentava di ribellarsi al potere che conculcava la sua vita. I personaggi di Saramago, guidati da Cipriano, non resistono, cercano di sopravvivere, rielaborano un nuovo prodotto per il commercio, falliscono e si rassegnano. Si potrà dire che l’unica forma di resistenza possibile è la fuga, tanto che alla fine i personaggi fuggono lontano; tuttavia, date le caratteristiche fisiche di un Centro in continua espansione, dato il suo carattere inglobante che tende a divorare, cancellare e costruire nuovamente, siamo portati a credere che questa fuga dei protagonisti non porti a nessuna salvezza. Non esistono paesi o città che siano esclusi da questo sistema, non esistono mondi migliori. Saramago è solito circoscrivere precisamente i confini geografici dei suoi mondi: in Cecità e in Saggio sulla Lucidità è la città a essere il perimetro di quanto avviene (fuori dalla città, per esempio, nessuno diventa cieco), mentre nelle Intermittenze della Morte i confini sono quelli nazionali. In questo caso non esiste un confine preciso, gli elementi sono dinamici, l’espansione è costante. La fuga dei protagonisti non è altro che un rinvio del problema. (continua)

<  indietro avanti  >
Note:


[19] José Saramago, La Caverna, p. 14.

[20] José Saramago, La Caverna, p. 123.

[21] Michel Foucault, Nascita della biopolitica, p. 112

[22] Alle giornate di Granada dedicate a José Saramago, Pilar del Rio, moglie di José Saramago, nonché traduttrice, che durante una cena con diversi ospiti nella cena di Lanzarote, il marito provocò la preoccupazione di tutti interrompendo una discussione che aveva argomento la crisi economica, dicendo: «Ma di che crisi economica state parlando? Questa non è una crisi economica, questa è una crisi morale».

Alma Mater Studiorum
Dipartimento di Filologia Classica E Italianistica Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Via Zamboni 32 - 40126 Bologna - Cod.Fiscale: 80007013376 P.Iva: 01131710376 - © 2012
CREDITS: MEDIAVISION