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Indice

Didattica:

Esclusione dal Centro, esclusione dal mercato:
una lettura della Caverna di Josè Saramago

Introduzione / Il punto di partenza / Il lavoro: echoes from the past / Il lavoro come piacere / Il lavoro contemporaneo: gerarchie / La gerarchia dei luoghi / Il controllo / Un mondo senza confini / Il contratto con i cittadini / Una nuova spiritualità / Il centro: dalla realtà alla letteratura / Il linguaggio del Centro: tra marketing e controllo / Il Centro come centro urbano / La scomparsa dei diritti / Eliminazione di diritti nella società contemporanea / Conclusioni

Il centro: dalla realtà alla letteratura

Se in Tutti i nomi, così come in Cecità, è possibile riconoscere gli angoli di Lisbona[23], nel caso della Caverna i riferimenti a precise realtà geografiche si fanno meno espliciti. La città con il suo Centro non è Lisbona, non è Milano, non è, insomma, la riproposizione esatta di uno dei centri finanziari del mondo. Tuttavia se pensiamo, ad esempio, ad una città come New York, è possibile riscontrare alcune similitudini tre Manhattan e il Centro, ma lo stesso si potrebbe dire di Hong Kong, Singapore e così via, ovvero città-metropoli, quelle che la sociologa Saskia Sassen definisce, nel libro La città nell’economia globale, col nome di “città globali”.
Fare l’elenco delle caratteristiche di una città-globale secondo Saskia Sassen sarebbe troppo dispersivo (anche perché, come scrive l’autrice, ogni città è un caso a sé), tuttavia possiamo notare come si tratti di un campo di analisi molto simile a quello narrato da Saramago, per il momento storico descritto, per la velocità dei cambiamenti (Saramago la definirebbe “violenza”) e, chiaramente, per l’oggetto. A partire da questo assunto sarà possibile definire alcuni punti di contatto fra le conclusioni di Saskia Sassen e la narrazione di Saramago.
Prima di tutto l’assenza dello Stato, o meglio di un sistema nazionale che sovradetermini le decisioni prese all’interno dei principali centri finanziari. Secondo la Sassen la presenza dello Stato, in queste città, è sospesa. I centri finanziari di queste città in collegamento fra loro ragionano, producono, crescono, prescindendo da un'entità statale. Infatti:

va diffondendosi la possibilità che le reti di città valichino i confini nazionali, bypassando gli stati-nazione, che vedono ridursi le loro funzioni in quanto sentinelle alle porte dei flussi economici transfrontalieri.[24]

Le possibilità sono due e dipendono dall’occhio di chi legge: nel romanzo di Saramago lo Stato esiste, ma ha una funzione talmente ininfluente da non essere mai citato; o lo Stato e le sue funzioni sono inscritte nel Centro. Nel primo caso la conseguenza è che Saramago vede nel Centro tutto ciò che può essere riferito ai sistemi finanziari: servizi amministrativi, borsa, commercio. Il sistema nazionale sarebbe quindi posto in un secondo piano rispetto al sistema finanziario. Quella descritta da Saramago sarebbe quindi una città in cui lo Stato è sospeso e pertanto le forme del diritto sono anch'esse sospese, sono sospese le leggi e ne sono sospese le forme di controllo, o meglio ancora, sono delegate al sistema finanziario, simboleggiato dal Centro.
Nella seconda ipotesi lo Stato è totalmente parte del Centro e agisce in subordinanzione alla legge del profitto. Non abbiamo quindi uno Stato-azienda, ma un'azienda-stato. Siamo portati ad affidarci maggiormente a questa seconda ipotesi, non per indizi interni al testo, ma per indizi esterni: Saramago non abbandona mai l'idea di uno stato sovrano, con le sue leggi, le sue forme di controllo. Anzi, in tutti i suoi romanzi sono sempre gli organi di stato che esercitano un controllo. Tuttavia, nella Caverna, le funzioni dello stato sono “appaltate” ad una logica di mercato, o, meglio ancora, le sono interne. In un intervento del 2002, a proposito della classi politiche, Saramago dice:

non ci accorgiamo, come se non fosse sufficiente avere occhi, che i governi, che nel bene e nel male abbiamo eletto e dei quali siamo, quindi, i primi responsabili, si stanno trasformando in commissari politici del potere economico, con il compito di fare le leggi che quel potere vuole per immetterle nel mercato sociale dopo averle avvolte nel dolciume della pubblicità, in modo da non suscitare troppe proteste.[25]

Si tratta in fondo di una conseguenza di quanto già abbiamo scritto facendo riferimento a Foucault. È un’estremizzazione della realtà (così come la psicopolizia lo era in 1984), ma che nella realtà trova il suo perno.

Il linguaggio del Centro: tra marketing e controllo

Questo secondo presupposto illumina di una luce sinistra i manifesti che punteggiano il romanzo di Saramago: Vivi sicuro, vivi nel Centro; Sii audace, sogna; Vivi l'audacia di sognare; Acquista l'operatività; Senza uscire da casa i mari del Sud a disposizione; Questa non è la tua ultima opportunità ma la migliore; Pensiamo continuamente a te è il tuo momento di pensare a noi; Porta i tuoi amici purché comprino; Con noi non vorrai mai essere un'altra cosa; Tu sei il nostro miglior cliente ma non dirlo a nessuno.
Si tratta del linguaggio del Centro, che, grazie alla potenza della sua struttura, entra nella vita degli individui. Anche in 1984 siamo abituati a riconoscere i cartelli del partito, oppure il volto del Grande Fratello con la scritta, il «Grande Fratello ti sta guardando». Nella società contemporanea siamo abituati al fatto che il potere si esprima anche per mezzo di cartelli che possono sembrare pubblicitari, come nel caso dei cartelloni a New York dopo l’11 settembre, che invitavano i cittadini alla denuncia di sospetti .[26]
Attraverso questi slogan Saramago mette in rilievo l’unione tra marketing e linguaggio politico da parte del centro di potere. Dietro a ciascuno di questi messaggi commerciali si nasconde una logica politica, che non è finalizzata primariamente all’ordine, ma alla progresso dello sviluppo economico, ossia lo scopo principale del Centro.

Il Centro come centro urbano

Un altro punto in comune tra il saggio di Saskia Sassen e La Caverna è l'esistenza stessa di un Centro: «Il centro è il luogo di un immenso potere, che si fonda sulla capacità di esercitare un controllo globale e di produrre superprofitti»[27]. Esiste quindi una zona centrale, all’interno della quale si concentrano le strutture, le funzioni e le operazioni economiche. È chiaro che scrivendo “centro” Saskia Sassen si riferisce a tutta quella serie di apparati economici, banche, servizi amministrativi attraverso cui nasce, cresce e si sviluppa l'economia delle città. Tuttavia in questa definizione è possibile leggere alcune assonanze con quanto narrato da Saramago.
Prima di tutto definiamo una volta per tutte il limite che, nella Caverna, separa città e Centro. Abbiamo già detto come queste entità siano indissolubili: senza l'attività del Centro la città intera perde di senso. Negli ultimi capitoli Saramago precisa con estrema chiarezza ciò che è caratteristico della città e cosa invece è prerogativa del Centro. Con la città Cipriano Algor identifica i giardini pubblici: «a sua disposizione ha anche i parchi e i giardini pubblici della città dove solitamente si riuniscono nel pomeriggio gli anziani, uomini che hanno la faccia e i gesti tipici dei pensionati o dei disoccupati»[28]. Sulla città Saramago non aggiunge altro. Inutile dire che l'immagine che Cipriano ci presenta non è altro che un echo from the past, che in questo senso si collega al suo lavoro, alla sua personalità, alla sua morale.
Il Centro invece rientra in quel pathway into the future che Cipriano, dopo essersi distaccato dai legami del passato, si appresta a conoscere:

una giostra coi cavalli, una giostra coi missili spaziali, un centro per i più piccini, un centro per la terza età, un tunnel dell'amore, un ponte sospeso, un treno fantasma, lo studio di un astrologo, una sala di scommesse, un poligono di tiro, un campo da golf, un ospedale di lusso, un altro meno lussuoso, un bowling, una sala da biliardo, una serie di calcetti, una mappa gigante, una porta segreta, un'altra con un'insegna che dice prova sensazioni naturali, pioggia, vento e neve a discrezione, la muraglia cinese, un taj-mahal, una piramide d'Egitto, un tempio di karnak, un acuqedotto das àguas livres che funziona ventiquattr'ore al giorno, un cielo d'estate con nuvole che si muovono, un lago, una palma autentica, un tirannosauro e scheletro e un altro che sembra vivo, un himalaya con il suo everest, un rio delle amazzoni con indios, un cavallo di troia, una sedia elettrica, un plotone d'esecuzione, un angelo che suona la tromba, un satellite, una cometa, una galassia, un nano grande, un gigante piccolo, insomma una lista talmente estesa di prodigi che neanche ottant'anni di vita oziosa basterebbero per goderseli con profitto, anche per chi fosse nato nel Centro e non ne fosse mai uscito per mettere piede nel mondo esterno.[29]

A ciò si aggiungono, ovviamente, gallerie, negozi, scale mobili, punti di incontro, bar e ristoranti.
Se le fabbriche esterne producono per il Centro e ne creano le ricchezze, all'interno è la vita oziosa a produrre la ricchezza, secondo quanto teorizzato da diversi sociologi e filosofi neomarxisti pensano della città contemporanea All'interno di essa ciascuno è messo al lavoro e quel lavoro è proprio l'ozio di cui parla Saramago; senza di esso, senza la volontà di divertirsi, di godere dei beni, il Centro non trova un appoggio. È obbligatorio pertanto, per il Centro, creare le condizioni per cui quest'ozio sia possibile. È così che si spiegano il maggior accesso alle strutture ospedaliere e, più in generale, ai diritti, che il Centro riconosce a chi è residente e per essere residente bisogna essere legati da un contratto di lavoro; pertanto, chi lavora per il Centro lavora doppiamente: sia come lavoratore legato da un contratto, sia come residente che può\deve sfruttare le possibilità della vita oziosa, pertanto anche lo sfruttamento da parte del Centro risulta raddoppiato. Non è difficile riscontrare in questa logica delle affinità con le città contemporanee. (continua)



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Note:


[23] Si veda, a questo proposito, Luciana Stegagno Picchio, Tutti i nomi di Saramago in José Saramago. Istantanee per un ritratto. Passigli, Firenze, 2000.

[24] Saskia Sassen, Cities in a world economy, trad. it. La città nell’economia globale. Società editrice Il Mulino, Bologna, 2003, p. 64.

[25] José Saramago, Questo mondo della ingiustizia globalizzata, in Questo mondo non va bene che ne venga un altro. Datanews, Roma, 2005, p. 49.

[26] Si veda a questo proposito Adriana Cavarero, Orrorismo. Ovvero la violenza sull’inerme. Feltrinelli, Milano, 2007.

[27] Saskia Sassen, La città nell’economia globale, p.264.

[28] José Saramago, La caverna, p. 293.

[29] Ibid., p. 294.

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