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Indice

Didattica:

Esclusione dal Centro, esclusione dal mercato:
una lettura della Caverna di Josè Saramago

Introduzione / Il punto di partenza / Il lavoro: echoes from the past / Il lavoro come piacere / Il lavoro contemporaneo: gerarchie / La gerarchia dei luoghi / Il controllo / Un mondo senza confini / Il contratto con i cittadini / Una nuova spiritualità / Il centro: dalla realtà alla letteratura / Il linguaggio del Centro: tra marketing e controllo / Il Centro come centro urbano / La scomparsa dei diritti / Eliminazione di diritti nella società contemporanea / Conclusioni

La scomparsa dei diritti

La logica del guadagno finalizzato al Centro rimane attiva anche quando ci si riferisce ai diritti. Marçal, per esempio, ha il diritto di portare con sé, nella sua casa in Centro, la moglie e il cognato. Ma questo e altri diritti sono elargiti a vantaggio della politica economica del Centro: non sono frutto di una sorta di “bontà etica”, ma della legge del mercato. Infatti, se Marçal non potesse portare con sé la sua famiglia si trasferirebbe nel Centro? Lavorerebbe a pieno regime? Sarebbe fedele e riconoscente? Un episodio del romanzo illustra bene questa pervasività utilitaristica del Centro. Quando Cipriano è chiamato dal capoufficio gli vengono affidati due compiti: svuotare il magazzino del Centro degli ultimi oggetti di terracotta e produrre le statuine. Sarà lo stesso capoufficio a suggerire che Cipriano si dedichi prima alla produzione: costruire è sempre più incentivante che distruggere.
Il problema dei diritti ci porta direttamente ad analizzare il terzo punto di contatto fra lo studio di Saskia Sassen e l’opera di Saramago, ovvero l'esistenza di zone di marginalità e la crescita del fenomeno di periferizzazione, laddove come “periferia” non si intende solo un luogo geografico, ma anche una lontananza dalle possibilità decisionali del Centro:

l’acuirsi del divario tra gli estremi, evidente in tutte le maggiori città dei paesi sviluppati, porta a mettere in discussione la nozione di “paesi ricchi” e di “città ricche”. Questo fenomeno suggerisce che la geografia della centralità e della marginalità, concepita in passato in termini di dicotomia fra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo, oggi si manifesta all’interno dei paesi sviluppati, specialmente all’interno delle loro maggiori città.[30]

Il filosofo francese Etienne Balibar ha recentemente parlato di «nuove frontiere dell'apartheid» in riferimento alla città di Parigi e al caso delle rivolte scoppiate nelle banlieue. In un intervista, rilasciata al Manifesto, Balibar parla esplicitamente di una «frontiera interna nella società che assume una configurazione sociale, etnica e razzista»[31].
Abbiamo visto come questa periferizzazione sia prima di tutto connessa al legame col Centro: nella periferia rimane chi ha deboli rapporti con il Centro, o chi non ne ha del tutto. Tuttavia possiamo leggere, anche nelle pagine di Saramago, una periferizzazione urbana, creata attraverso l'innalzamento di frontiere interne al territorio: in poche parole, una ghettizzazione.
Nel romanzo di Saramago le frontiere non sono etniche e razziste, bensì economiche. Basti pensare al principio che regola le possibilità di rapporto col Centro, vale a dire il contratto di lavoro. Senza contratto di lavoro non è possibile camminare per il Centro, salvo speciali permessi, e anche qualora fosse possibile, i servizi e i divertimenti descritti risulterebbero molto meno accessibili. Quando Cipriano si reca nel luogo indicato quello «in cui si possono provare sensazioni naturali»[32], usufruisce di uno sconto del 45%, un suo diritto come residente. Quando Marçal parla alla moglie delle cure mediche del Centro, sostiene che c’è persino «gente da fuori che da debiti per essere ammessa, ma le regole sono inflessibili»[33]. Vale a dire che la “gente da fuori” non può usufruire dei servizi.

Eliminazione di diritti nella società contemporanea

«Vivi sicuro, vivi nel Centro», dice uno dei cartelli. L'ideologia del Centro, che questo cartello esplicita perfettamente, porta in luce quindi due elementi principali: l'appetibilità e la sicurezza. L'appetibilità è rivolta all'esterno, a chi vive fuori dal Centro e deve subirne il fascino; viceversa fuori dal Centro ci sono quelli che col Centro non hanno nulla a che fare, ossia quelli non lavorano e che non sentono l'appetibilità del Centro. Costoro sono fonte di insicurezza, paura.
É per questo che il controllo diventa un elemento di garanzia fondamentale.
Senza controllo non è possibile un mondo appetibile.
Michel Foucault sostiene che il controllo nelle città moderne avviene attraverso la sintesi di due modelli: quello della peste e quello della lebbra. Secondo il modello della peste, il malato non viene escluso, ma aumentano le tecnologie per controllarlo. Nel romanzo di Saramago è evidente la presenza di tale modello: la stessa “curiosità” di Cipriano è un elemento anormale che deve essere controllato. Nel primo capitolo Cipriano si domanda la ragione della necessità di un guardiano all'uscita del magazzino, visto che all’entrata c'è un altro guardiano e «teoricamente chi è entrato fornitore, fornitore uscirà»[34]. Le telecamere, le complesse strumentazioni video, l’ascensore… La tecnologia di controllo è immensa: quella stessa tecnologia che presiede alla sicurezza di qualunque città occidentale. Il secondo modello proposto da Foucault è quello dell’esclusione. I lebbrosi vengono allontanati dalla città, reclusi, ghettizzati. Nel romanzo di Saramago non si parla di ghetti, non si parla di reclusione in quartieri, non si parla di reclusione tout court. Tuttavia ci sono delle tecniche che impongono l’esclusione, ossia i contratti di lavoro. Chi non ha il contratto rimane nelle zone più esterne al Centro e quindi dalla zona dei diritti, nonché dei divertimenti. Ancora una volta non abbiamo una caratterizzazione razzista o etnica dell’esclusione: il modello rimanda alle banlieue parigine di cui parla Balibar. Perché i migranti delle banlieue si ribellano, secondo Balibar? «Da parte loro, queste persone non hanno alcuna intenzione di rivendicare una “separatezza” culturale dalla società francese, non chiedono assolutamente la chiusura delle loro comunità contro la repubblica. […] In questo senso è chiaro che oggi è in atto una rivendicazione di quello che definisco il droit de cité, cioè di quel processo di costruzione dal basso della cittadinanza»[35].
Allo stesso modo, nella Caverna di Saramago, coloro che abitano fuori dal Centro subiscono delle restrizioni nella misura in cui entrano in rapporto con questo: solo allora la loro libertà viene limitata. Si tratta di una libertà che essi possono conquistare attraverso un contratto, ossia attraverso il lavoro: la forma di esclusione praticata dal Centro si basa dunque sull’assenza di lavoro, esattamente come accade in alcune realtà europee, tra cui l’Italia.

Conclusioni.

Saramago crea un mondo che mette al primo posto i principi dell’economia capitalistica e che fa del lavoro un suo strumento di applicazione. In tal modo, Saramago crea quella che tecnicamente viene chiamata una “distopia”, un mondo anti-utopico, che partendo dalle premesse in cui viviamo si trasforma in quanto di peggio si possa immaginare.
Mentre le più famose distopie del Novecento (quelle dei romanzi di Orwell, ma anche di Aldous Huxley e Jack London) portano all’estremo le conseguenze del totalitarismo politico, il totalitarismo immaginato da Saramago è di tipo economico.
Nel novembre 2009, mentre nel mondo si moltiplicano le proteste contro la disoccupazione, Saramago rilascia una nota nel suo blog, a essere messi sotto accusa, ancora una volta non sono tanto i governi degli stati, ma sono «banchieri, politici al massimo libello mondiale, i dirigenti delle grandi multinazionali, gli speculatori, con la complicità dei mezzi di comunicazione sociale». Dalla pagina del suo blog Saramago parla addirittura di “crimini contro l’umanità”:

Crimine contro l’umanità è anche ciò che i poteri finanziari ed economici, con la complicità effettica o tacita dei governi, freddamente perpetrano contro milioni di persone in tutto il mondo a rischio di perdere quello che gli resta, la loro casa e i loro risparmi.[36]

Giusto pochi mesi fa, in Spagna, centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per scandire il motto “No somos mercancìa de los políticos y banqueros”, ponendosi contro un intero sistema economico-politico. Nel frattempo le urne hanno bocciato la politica economica di Zapatero, mentre in Grecia i palazzi del potere vengono letteralmente circondati dalla popolazione che si schiera contro le politiche di austerità imposte dal governo e dall’Unione Europea; il Portogallo preannuncia ulteriori tagli alle risorse, imposti dal Fondo Monetario Internazionale; in Italia, ad un governo democraticamente eletto, si è sostituito un governo tecnico con il preciso compito di risanare l’economia del paese.
La distopia di Saramago si fa specchio di una realtà che discende pericolosamente la china della tecnocrazia economica: come sempre le visioni dell’arte interpretano, con drammatica coerenza, i nodi problematici di un presente pieno di incognite e di rischi.

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Note:


[30] Saskia Sassen, La città nell’economia globale, p. 241.

[31] Alle frontiere dell’Apartheid, Intervista di Roberto Ceccarelli a Étienne Balibar, “Il Manifesto”, 24/11/2005.

[32] José Saramago, La Caverna, p. 112.

[33] Ivi.

[34] Ibid., p.16.

[35] Alle frontiere dell’Apartheid, Intervista di Roberto Ceccarelli a Étienne Balibar in Il Manifesto, Roma, 24/11/2005.

[36] José Saramago, L’ultimo quaderno. Feltrinelli, Milano, 2010, p. 184-185.

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