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Indice

Didattica:

Il mondo animale:
possibile rovescio dell'umano

Parlare nella scuola del mondo animale è importantissimo, soprattutto se ci si pone l'obiettivo, ambizioso, ma non impossibile, di fornire allo studente un'ulteriore possibilità di uscire da sé, dal suo esclusivo punto di vista per tentare di immedesimarsi in quello addirittura dell'essere di una specie diversa.
L'argomento ha una forte valenza pedagogica anche nella fondamentale riflessione sull'ambiente come habitat proprio e di molti altri esseri viventi. Il percorso potrebbe, infatti, divenire agevolmente multidisciplinare attraverso la collaborazione con un insegnante di scienze e magari, negli indirizzi che lo contemplano, con il docente di diritto per illustrare agli studenti come, attraverso il mutare delle leggi, è cambiata la percezione dell'animale da parte dell'uomo. I testi, magari un po' inusuali, sono vari sia nella forma sia nell'approccio al tema. Hanno, però, in comune, oltre a un'elevata qualità letteraria, proprio il tentativo di vedere il mondo con occhi "altri", un poco a rovescio… almeno ogni tanto!
Gli animali sono amati da molti esseri umani, d'altro canto hanno subito e stanno subendo, sempre da parte dagli umani, una continua strage, continue torture, continuo sfruttamento.
L'uomo e la donna sono connessi alla natura e quindi al mondo animale fin dalla Genesi[1], allora, però, nell'Eden si era vegetariani!

29 Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. 30 A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. 31 Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno. (Genesi, 1)

Anzi, se pensiamo ai graffiti delle grotte, vediamo che l'attenzione per l'animale precede la storia e comunque coinvolge tutte le forme d'arte, compresa la letteratura.
L'animale ha un punto di vista ovviamente diverso dall'umano. Poiché sta prevalentemente a quattro zampe (o sei o otto), il suo punto di vista è fisicamente rovesciato rispetto al nostro: vede cose diverse, in modo diverso. Pure questo "rovescio" non è "altro", è bene sottolinearlo. Chi vede una realtà a rovescio ne è comunque parte, l'animale può essere il nostro rovescio (e viceversa) perché è parte del nostro stesso mondo.
Tornando alla letteratura, diversi sono i modi in cui gli scrittori parlano degli animali e diversissimi gli animali di cui si è scritto:

1. animali reali e animali fantastici e mitologici.
2. animali domestici ed esotici (anche se questi sono due concetti relativi al mondo cui si appartiene, oggi forse una vacca per una persona di città è un animale esotico!).
3. animali di tutte le specie dai mammiferi agli insetti.

Gli autori in genere hanno usato per parlare e scrivere di animali due modalità fondamentali:

1. hanno umanizzato l'animale, lo hanno usato per una critica e un'analisi dell'uomo e della società (esempio classico sono le favole di Esopo o Fedro o La Fontaine, fino ad arrivare alla Fattoria degli animali di Orwell, o La gabbianella e il gatto che le insegnò a volare di Sepulveda);
2. hanno descritto l'animale perché in rapporto all'uomo, secondo varie possibilità:

l'animale è un compagno reale, ad esempio i commoventi (e utili) cani di Jack London;
l' animale è la metafora d'un concetto astratto, come in Moby Dick di Melville o nel Vecchio e il mare di Hemingway;
l'animale è colto nel suo essere parte di un gruppo sociale che potrebbe fondare un mondo altro, utopico, ad esempio Gli Uccelli di Aristofane. Nella commedia è possibile rintracciare l'idea precisa dell' "a rovescio" perché quello degli uccelli è un mondo d'evasione dalla realtà: a guardarla dall'alto, dalla città degli uccelli, tutta l'umanità (persino gli dei) appare diversa. Bellissimi e lirici sono i versi in cui Upupachiama a raccolta gli uccelli, decisi a ritrovare il loro antico prestigio.

Vi sono però rare deroghe alle due modalità citate, talvolta, infatti, lo scrittore si sforza di descrivere il mondo visto proprio attraverso gli occhi d'un animale.
Anche qui si può trattare comunque d'una grande metafora come in Cuore di cane di Bulgakov, che inizia con una folgorante descrizione del mondo visto da un cane, dalla sua altezza, dal suo fiuto, dalla sua animalità o del tentativo davvero di rappresentare quel che l'animale vede col solo intento di descrivere un altro punto di vista, un'altra ottica (es. Storie di animali e altri viventi di Asor Rosa).
Uno dei primi esempi, forse l'archetipo, di questo tentativo umano di rovesciare il suo punto di vista in quello animale è lo squarcio lirico del cane Argo nell'Odissea di Omero (libro XVII vv. 350/397):

Ivi il buon cane,
di turpi zecche pien, corcato stava.
Com'egli vide il suo signor più presso,
e, benché tra que' cenci, il riconobbe
squassò la coda festeggiando, ed ambe
le orecchie, che drizzate avea da prima,
cader lasciò: ma incontro al suo signore
muover siccome un dì, gli fu disdetto[2].
(trad. Pindemonte)


L'operazione è rischiosissima e pressoché impossibile, come più volte viene ribadito nel bel libro Voli di Elena Gianini Belotti, ma non per la letteratura, che offre qualche sporadico esempio di riuscito rovesciamento della nostra visione, ovviamente antropocentrica.
È il caso di una descrizione vivissima presente in Cervantes (non mi soffermerò su Ronzinante e sull'asino di Sancio, ma analizzare il Don Chisciotte dal loro punto di vista sarebbe interessante). Don Chisciotte vuol sfidare a duello due temibilissimi leoni, costringe così il custode ad aprire la gabbia di uno di loro; la tensione è estrema, il cavaliere e il leone sono di fronte (più o meno), ma…

Ma il buon leone, assai più tollerante che permaloso, senza far caso a ragazzate e a bravate, dopo aver guardato, come s'è detto, in ogni direzione, volse le terga e mostrò a Don Chisciotte le parti posteriori, dopo di che tornò calmo e pacifico a sdraiarsi nella gabbia.[3]

È certo un'esortazione dell'autore agli uomini, ma è anche una descrizione precisa delle movenze dei felini e soprattutto del loro comportamento, che rovescia le consuetudini umane o almeno le consuetudini della cavalleria.

In realtà la consapevolezza dei diritti degli animali sono un'acquisizione recentissima (e non sempre condivisa). L'interesse arriva con:

il benessere, per cui gli animali non sono più solo utili, ma amati;
lo sviluppo dell'etologia, grazie alla quale si arrivati ad appurare anche scientificamente che gli animali nutrono profondi sentimenti, possono soffrire e gioire, comprendono molto più di quanto un tempo pensassimo, non a caso in fondo il DNA degli esseri viventi si differenzia pochissimo da specie a specie, compreso l'uomo;
l'allontanamento dell'uomo occidentale dalla natura, infine, fa sì che nel rapporto con l'animale cerchi di sanare questa ferita.

Il punto di vista degli animali può essere riprodotto:
dall'esterno: parla l'autore, ma con "ottica" animale ad esempio il libro Voli di Elena Gianini Belotti (tra l'altro tutto dedicato a uccelli e in piccola parte ad animali selvatici)
dall'interno: parla l'animale in prima persona (Storie di animali ed altri viventi di Asor Rosa; oppure le poesie della Szymborska Il Gatto in un appartamento vuoto e Monologo di un cane coinvolto nella storia).

In Voli[4] Elena Gianini Belotti narra soprattutto di uccelli, con cammei anche di altri animali selvatici, come la volpe, bella e misteriosa.
Dalla sua consuetudine, talvolta scelta, altre volte subita, con gli animali, l'autrice trae considerazioni molto interessanti rispetto al tema che si sta trattando.
In primo luogo sempre vivida e presente è la coscienza della inevitabile umanizzazione cui noi sottoponiamo gli animali.
L'autrice osserva un uccellino che dorme:

Lo osservavo nel sonno: di tanto in tanto muoveva appena il beccuccio come se assaporasse qualcosa di buono e le palpebre fremevano: stava forse sognando? Consideravo il mistero dei rapporti tra noi e gli animali: conosciamo solo le nostre intenzioni, sentimenti, reazioni e interpretiamo le loro a partire da queste. Ma potremmo fare altrimenti? La gioia che ci viene dalla dimestichezza con loro, non si basa forse su un processo di identificazione?

In un'altra occasione, la scrittrice sta seguendo con trepidazione la vicenda d'una coppia di rondini coi suoi rondinini (ah, Pascoli!) e s'avvede che un piccolo è morto. Scopre, però, anche che le rondini adulte non sembrano farci caso:

Le rondini, a quanto potevo constatare, erano rimaste del tutto indifferenti alla perdita di uno dei piccoli, quasi non se ne fossero nemmeno accorte. Ero delusa. Che cosa mi sarei aspettata? Che piangessero e si strappassero le penne, in preda alla disperazione? Che, accasciate dal lutto, smettessero di nutrire i superstiti e li lasciassero morire di fame? Perseveravo nella perniciosa tendenza ad attribuire loro sentimenti umani, nonostante sapessi bene che le covate in cui tutti i nidiacei sopravvivono rappresentano l'eccezione e non la regola, e le leggi della logica e della natura impongono di continuare ad allevare i piccoli rimasti invece di abbandonarsi al rimpianto per quelli perduti.

Se non è un mondo alla rovescia certo è un mondo con caratteristiche peculiari, da rispettare.
Vi è poi, in lei, la constatazione che l'umano "rovescia" l'animale. La scoperta avviene quando si narra di una ghiandaia che vive in cattività con l'autrice, appena sposata, e il marito. I due cercano un modo per vivacizzare la vita dell'adorato uccellino:

Un giorno eravamo andati in campagna e avevamo riportato un grande ramo di quercia zeppo di ghiande da mettergli nella gabbia come piacevole diversivo, a ricordo dei suoi remoti trascorsi nei boschi dell'infanzia. Ma quando Giuggi l'aveva infilato nello sportello con tutte le cautele del caso, era scoppiato il finimondo: Chichibio, in preda al più cieco terrore, nemmeno si fosse trattato di un'aquila reale, aveva cominciato a schiamazzare e a saltare qua e là come ammattito, si era abbarbicato con le unghie alla rete delle pareti e poi appeso a testa in giù sul soffitto, rischiando di ferirsi, e si era calmato solo quando il ramo era stato tolto. Abbiamo malinconicamente considerato che la consuetudine con noi aveva pervertito la sua natura campestre al punto che un ramo di quercia ornato di ghiande appetitose lo atterriva, mentre il fracasso degli elettrodomestici lo deliziava!

Da ultimo quello che noi nascondiamo, ad esempio gli escrementi, ha nel libro un'importanza fondamentale perché tale è l'importanza nel mondo animale, e soprattutto perché è qualcosa di loro che ci da fastidio insieme all'odore, anzi proprio alla puzza che "aleggia" nei racconti. Dal nostro punto di vista gli animali sono sporchi, ma dal loro? Questa volta la protagonista è una volpe.

Alberto Asor Rosa in Storie di animali e altri viventi[5], invece, narra la storia d'una famiglia composta da un uomo, una donna, un gatto nero e una cagnetta dal punto di vista, alternato, del gatto e del cane, che parlano in prima persona.
Ha fatto la stessa operazione Carlo Cassola ne Il superstite[6], storia d'un cane unico sopravvissuto a una catastrofe nucleare. Però è chiaro che per l'autore il cane è un simbolo e, francamente, alcuni giudizi sugli animali sono molto, troppo, umani, segnati da un profondo pregiudizio sia nell'enfatizzare la positività dell'animale, che nel mettere in luce caratteristiche negative, ma negative e positive in base a quale scala di valori?
Anche Asor Rosa non può non "umanizzare" le voci dei suoi amici animali, non foss'altro per il fatto che deve usare parole, quando gatti e cani usano altri mezzi per comunicare, ad esempio la coda, o le fusa, lo sguardo. Però lo sforzo di mostrare il mondo dalla parte degli animali è notevolissimo e il risultato fuori del comune, affascinante.
Che c'è di più bello, semplice che prendere in braccio un gattino? Mettiamoci, ora, nei panni del micetto, la prima volta dev'essere un'esperienza indimenticabile. Il gattino viene preso in braccio dalla piccola figlia dell'autore che l'ha trovato in mezzo alla strada, l'altezza per lui è vertiginosa
Da questo particolare punto di vista tutto viene messo in discussione, viene "rovesciato": ad esempio i libri, che mai possono essere per una cagnolina che deve mordere, mordere a più non posso? Il risultato è la reazione esagerata dell'essere umano, esagerata anche perché quei "cosi" non sono neanche buoni.
Il punto di vista rovesciato, alto/basso è ancor più evidente e godibile quando il cane narra le sue passeggiate per la città insieme all'umano maschio (non si riesce a definirlo padrone). L'essere umano è portato a guardare in alto, ma il cane (e il gatto) vede e fiuta la terra: l'immondizia indistinta e disgustosa per gli esseri umani (a meno che la povertà li costringa a vivere su una discarica), diventa per il fiuto della cagnetta un paese delle meraviglie.
Nel libro vi sono momenti culminanti, momenti particolarmente emozionanti: le nascite, le morti.
Quando nascono i cuccioli di Contessa, la cagnetta, la reazione dell'umana, che non ha avuto figli, è di totale immedesimazione. Asor Rosa conia un termine molto significativo metamorfante, cioè colui che in qualche modo si trasforma nell'altro, si sente come lui, vede la realtà come lui la vede. Ecco che la donna capisce nella sua pancia che quei cuccioli sono anche suoi.

Il bel termine metamorfante introduce l'ultimo gradino, l'estremo gradino di questo mondo "a rovescio", dal punto di vista animale.
Vorrei procedere anch'io "a rovescio". Partirò dalla storia di un'autentica metamorfante, una donna che si "gattizza" psicologicamente, rimanendo in tutto una donna e, attraverso la breve vicenda d'un uomo che vorrebbe immedesimarsi in un insetto senza riuscirvi, arriverò alla metamorfosi, questa volta completa, ma solo fisica, di Samsa, l'eroe di Kafka, in un progressivo allontanamento dall' a rovescio del mondo animale.
I tre testi cui faccio riferimento sono: Tosca dei gatti[7], di Gina Lagorio; il racconto Porcellino di tana[8] di Tommaso Landolfi, e La metamorfosi[9] di Kafka.

La signora Tosca, protagonista del romanzo di Gina Lagorio, è una donna sola, è vedova, vive in una cittadina ostile, piena di turisti l'estate e vuota d'inverno. Sua costante compagnia sono i gatti, nati da un micio molto amato, Miciamore, che le è stato avvelenato da vicini vigliacchi e crudeli. Questa donna è, direbbe Asor Rosa, una metamorfante, in lei Gina Lagorio fa un ulteriore passo verso la rappresentazione del mondo animale… Il romanzo alterna punti di vista diversi e, nonostante non adotti mai il punto di vista degli animali, li fa "comunicare" così come loro sono abituati a fare: con gli occhi, le code, i miagolii, la loro stessa presenza. Tosca è davvero dei gatti, più che i gatti essere suoi; la donna alla fin fine entra nel modo a rovescio dei suoi animali, entra nel loro clan, nel loro gruppo.
Tosca aspetta che Poppa, la gatta, faccia i cuccioli e le si accosta con cautela e nello stesso tempo con un po' di impazienza. La gatta nel suo modo risponde alle attenzioni della donna.
Nascono i piccoli e crescono più in compagnia di Tosca che della loro madre, la gatta Poppa, sempre un po' selvatica. Come tutti i cuccioli sono vivaci, strappano i tappeti, si insinuano negli armadi. Tosca in qualche modo li rimprovera, ma la reazione dei micetti è buffa e così eloquente, almeno per Tosca che in fondo è anche una di loro, che non si può non immedesimarsi nel loro mondo, lo stesso mondo degli uomini, ma così diverso.
Il marito di una turista amica di Tosca, uno scrittore, in fondo mostra perché, in quale caratteristica, la donna sia davvero diventata come i suoi gatti e come la sua salvezza (se pure temporanea) dipenda giorno dopo giorno dalla sua ritrovata naturalità, da un altro modo di vedere e vivere la vita. Quando esce da quest'ottica per tornare, diciamo, a quella solo umana Tosca non regge e beve.

P. 112 "Gigi ribatté: (…) io penso che lei con molta saggezza si impedisca di guardare lontano, e indietro, finché può: si affida al momento, all'evidenza delle cose che le stanno sotto gli occhi, a quello che le bestie le chiedono con la forza e la grazia della loro naturalità. Diventa natura anche lei, e così si difende dalla coscienza di non esserlo. Ricorre al vino solo quando la ragione le suggerisce con la sua logica perfida che s'inventa tutto: e forse le accade quando si scontra con l'indifferenza o peggio la cattiveria della gente."

Nel racconto Porcellino di terra, Tommaso Landolfi, descrive la solitudine di un uomo in una casa vuota; la moglie l'ha lasciato e lui sta lì immoto nel suo dolore finché si accorge di non essere l'unica presenza viva nella stanza, c'è infatti anche un insetto, un porcellino di terra (che scientificamente si chiama Onisco). L'insetto appare all'uomo smarrito, come se non sapesse dove andare e così l'uomo si sente vicino all'animaletto, quasi fratello (un po' come Petrarca o Leopardi coi rispettivi passeri), l'uomo si ritrova addirittura ginocchioni a seguire il percorso dell'insetto per trovare in lui una soluzione anche per sé, ma

impresa veramente disperata! Come è possibile immedesimarsi in o con una minuscola misteriosa creatura quale un porcellino di terra e penetrare i suoi moventi?.

Infatti l'uomo ritorna ai suoi affanni e quando cerca con lo sguardo l'insetto, non lo trova più. Particolarmente significativa è la sequenza in cui Landolfi descrive l'insetto e l'uomo che cerca, ginocchioni, quindi da un punto di vista ben diverso, un consiglio, un conforto.

"Quando Gregor Samsa si svegliò un mattino da sogni inquieti, si trovò trasformato, nel proprio letto, in un immenso insetto"

Con questo inizio parrebbe che in Kafka sia avvenuta davvero la rivoluzione copernicana, il rovesciamento dell'umano in animale, ma di fatto non è così. Sebbene le descrizioni dell'uomo-insetto siano realistiche, ciò diviene funzionale al discorso dell'autore, non è dunque per dar voce a un'altra visione del mondo. La trasformazione di Gregor in uno scarafaggio ha un alto valore simbolico, ancor più pregnante perché la descrizione dell'insetto è perfetta, sembra di vederlo, anzi pare anche a noi, che leggiamo, di sentirci diventare un po' scarafaggi con tutte le difficoltà del caso.

p. 75/76 "Giaceva sulla schiena corazzata e dura e, se alzava un tantino la testa, si vedeva la pancia marrone, convessa, divisa da ricurve nervature (…). 'Che accadrebbe se mi riaddormentassi per un altro poco dimenticando tutte queste sciocchezze?' egli pensò, ma era una cosa assolutamente inattuabile; infatti egli era abituato a dormire su fianco destro, e nelle sue presenti condizioni non sapeva mettersi in tale posizione. Per quanto si gettasse con forza sul lato destro, tornava sempre a dondolare supino".

Il rovesciamento, tuttavia, qui non avviene, non è nelle intenzioni dell'autore e Gregor, pur divenuto esteriormente insetto, rimane intimamente e totalmente un essere umano.

Dunque all'umano per tentare di riprodurre il punto di vista animale non serve trasformarsi fisicamente, ma umilmente abbandonare la pretesa di essere in possesso dell'unico modo di vedere il mondo.
La poesia spesso riesce benissimo in questo rovesciamento, in particolare se il poeta è una donna.
Il modo migliore per concludere questo percorso è attraverso la lettura di due poesie di Wislawa Szymborska[10]: su un gatto e su un cane…
Nel caso della lirica Il gatto in un appartamento vuoto, l'animale è posto davanti a un'assenza, per lui inspiegabile. Lui non sa cosa sia la morte e quindi non comprende perché tutto il suo mondo, pur parendo uguale a prima, sia in realtà capovolto, rivoluzionato. C'è il cibo, ma la mano è diversa, persino i passi non sono gli stessi. Poiché per il gatto l'assenza è inspiegabile, egli attende, pregustando in qualche modo il momento del ritorno della persona scomparsa: la saluterà certo, ma quasi controvoglia, facendo finta di niente e "su zampe molto offese".
Finora, a mio avviso, nessuno ha mai reso tanta giustizia alla natura del gatto.

Morire: questo a un gatto
non si fa. Perché
che deve inventarsi un gatto
in un appartamento vuoto?
Farsi le unghie sulle pareti.
Strusciarsi ai mobili.
Come se qui niente fosse mutato,
eppure qualcosa è cambiato.
Come se niente fosse stato spostato,
eppure qualcosa non è al suo posto.
E alla sera la lampada non splende più.
Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
La mano che mette il pesce sul piattino
non è la mano che lo metteva.
E c'è qualcosa che non comincia
alla sua solita ora.
E c'è qualcosa che non accade
come dovrebbe.
Qui per tanto tempo c'è stato qualcuno
ma poi improvvisamente è scomparso,
e testardo continua a non esserci.
Si è guardato in ogni armadio.

Corso su ogni scaffale.
Ci si è infilati sotto il tappeto e controllato.
Si è perfino infranto il divieto,
e sparso ovunque i fogli.
Che altro c'è da fare?
Dormire, aspettare.
Che si provi soltanto a tornare,
che soltanto si faccia vedere.
Imparerà, sì,
che questo a un gatto non lo si fa.
Si andrà verso di lui,
proprio come se non se ne avesse alcuna voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E tanto per cominciare niente salti, miagolii.


Nella lirica Monologo di un cane coinvolto nella storia[11], invece, entra la grande Storia. Qualche volta negli ultimi anni in caso di catastrofi si citano anche le conseguenze sugli animali, compresi quelli di compagnia (come nel caso dei morti dell'11 settembre), ma da sempre nella Storia sono coinvolti tutti con le loro vicende, anche gli animali.
Di nuovo il tema della lirica è l'assenza, la morte, forse, d'un padrone potente. Il cane amato dal tiranno (potrebbe trattarsi di Hitler) diventa capro espiatorio di chi ha odiato il padrone e quindi odia irragionevolmente anche il cane che morrà crudelmente, nonostante sia stato solo "il cane del mio padrone".

Sarebbe una grande conquista uscire da sé e capire di più gli animali: anche noi potremmo vedere le cose in modo diverso e certo ci farebbe molto bene.

Note:


[1] http://www.laparo-la.net/bibbia/

[2] http://www.liberli-ber.it/biblioteca/h/homerus/odissea/html/testo.htm, traduz. di Ettore Romagnoli

[3] M. de Cervantes, Don Chisciotte, Torino, Einaudi, 2005, traduz. Vittorio Bodini

[4] E. Gianini Belotti, Voli, Milano, Feltrinelli, 2001

[5] A. Asor Rosa, Storie di animali e altri viventi, Torino, Einaudi, 2005

[6] C. Cassola, Il superstite, Milano, Rizzoli, 1987

[7] G. Lagorio, Tosca dei gatti, Milano, Garzanti, 1999

[8] T. Landolfi, Le più belle pagine. Scelte da Italo Calvino, Milano, Adelphi, 2001

[9] F. Kafka, Racconti, Milano, TEA, 1991, trad. Henry Furst

[10] W. Szymborska, La fine e l'inizio, Milano, Libri Scheiwiller, 2003

[11] W. Szymborska, Due punti, Milano, Adelphi, 2006, trad. P. Marchesani
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