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Indice

Didattica:

Periodizzazioni e lunghe durate in letteratura:
la lezione di Auerbach e possibili suggestioni per una nuova didattica

Il dibattito critico contemporaneo da tempo va ponendo questioni che, direttamente o indirettamente, esigono che il tema della periodizzazione venga ripreso in modo articolato e sfaccettato, soprattutto per ciò che attiene alle lunghe durate di certi fenomeni e alle loro possibili ricadute didattiche. Auerbach è stato grande maestro per tutto ciò, si può dire con gran parte dei suoi studi.
Tre ambiti in particolare ci interessa qui sottolineare sostanzialmente derivati dall'insegnamento del grande filologo romanzo: l'ambito filologico e sociologico al tempo stesso della circolazione e ricezione dei testi; l'ambito formale, della storia dei generi letterari; l'ambito tematico ovvero dei "temi" e delle "culture" che attraversano la storia letteraria. Tutti questi ambiti esigono un approccio non solo nazionale ma sovrannazionale, comparatistico, all'interno dei vari universi, europeo, mediterraneo occidentale, orientale, e così via. Tali ambiti possono costituire, nella pratica didattica, altrettanti percorsi di ampliamento e attraversamento delle cronologie tradizionali, in un'ottica di insegnamento letterario che voglia far perno sulle "lunghe durate".


1. Circolazione e ricezione dei testi


Da anni l'attenzione della critica (e con particolare intensità dai fondamentali studi di Jauss) si è volta a verificare, anche con sofisticate ricerche filologiche e documentarie, l'ampiezza della circolazione dei testi e il modo con cui nei tempi successivi sono recepiti, letti, tradotti in altre lingue. Come si può ben vedere esso è un capitolo fondamentale per conoscere quanto certe opere abbiano permeato di sé altre, legato alla loro fortuna quella di certi ambiti, forgiato o no un certo modo di intendere la letteratura. Lo studio della circolazione e della ricezione è essenziale per comprendere l'intertestualità, ovvero quella fitta rete di rimandi impliciti o espliciti, di echi e allusioni in rapporto ad altri testi (le fonti si potrebbe anche dire) di cui ogni pagina è intessuta, di cui anzi vive anche quando è originalissima. Ogni capolavoro letterario fa i conti con ciò che lo ha preceduto (la tradizione) e con ciò che gli è contiguo (l'innovazione) e ne è visibile la partitura entro il suo stesso ordito testuale.
È evidente allora che ogni forma di periodizzazione non può non tenere in conto tali scenari: ovvero in primo luogo, occorre dire che può esistere una partizione di epoche o di età contraddistinte da un certo tipo di pubblico, di gusti, appunto di precipua circolazione dei testi, come appunto Auerbach ci ha insegnato. Macroscopica, in tal senso, appare la periodizzazione che volesse far perno intorno all'invenzione della stampa. La storia letteraria prima di questa "silenziosa" ma fondamentale rivoluzione certo ha peculiarità proprie: ambiti elitari e dotti di circolazione dei testi, libro come oggetto prezioso e manufatto di alto artigianato, produzione in numero limitato di copie manoscritte e quindi ristrettezza dei pubblici, dei lettori. In tale contesto il prodotto letterario deve fare i conti con un livello elitario di fruitori e praticare generi che, anche quando di intrattenimento, sappiano evocare funzionalità altre, fini educativi allegorici, in una parola sapienziali. La scoperta della stampa dischiude nei secoli ben altri orizzonti: consente processi di alfabetizzazione più massicci, allarga il pubblico potenziale, apre varchi a generi letterari che tengano conto di un numero ampio di lettori, saggiandone e assecondandone i gusti (eclatanti la genesi e lo sviluppo in tal senso del romanzo moderno). È probabile che, nell'epoca attuale, la rivoluzione informatica e telematica possa rappresentare una frattura periodizzante del tipo di quella che si compì con l'invenzione della stampa: modalità di scrittura e di produzione dei testi appaiono già fortemente segnati da queste nuove tecnologie, anche se ancora non possiamo certo ben sapere quale sarà l'approdo di tutto ciò.
Altrettanto significative possono essere periodizzazioni legate alla circolazione di certi generi più di altri e che di per sé consentono di cogliere frontiere e di attraversare crinali. Si pensi alla secolare fortuna dei poemi cavallereschi (rinvigorita per più di un secolo dalla stessa invenzione della stampa), alla lunghissima durata del macrosistema – lirica nella poesia italiana, alla breve ma intensissima circolazione di generi che finiranno per segnare un'intera epoca (nel Cinquecento i trattati sulle imprese o quelli sul comportamento, nella linea del Cortegianodi Castiglione).
La circolazione dei testi può inerire anche a una storia dei pubblici nella loro diversificazione e dei generi a loro più congeniali: non v'è dubbio, ad esempio, che una storia della letteratura popolare in Italia può darsi ovviamente solo con l'età della stampa e può darsi solo dopo l'unità del Paese, con un più massiccio processo di alfabetizzazione, entro il quale i testi di letteratura per l'infanzia divengono, per citare un fatto emblematico, decisivi. Sicché una storia letteraria italiana del secondo Ottocento che partisse da questi presupposti dovrebbe guardare, come a una sorta di spartiacque, a libri come Pinocchio e Cuore piuttosto che ai Malavoglia (incomparabile il successo di pubblico dei primi rispetto al secondo): il che comporterebbe forse anche la revisione di qualche canone troppo cristallizzato e inamidato nella prassi didattica tradizionale.
La ricezione (in altri tempi si parlava di "fortuna") dei testi presuppone un ulteriore punto di vista: quello dell'opera che travalica l'epoca sua, che definisce i termini della sua rilettura nei tempi, delle sue diverse interpretazioni, nonché delle varie traduzioni cui po' essere sottoposta in altre lingue fino, in certi casi, quasi a divenire statuto essenziale di un'altra letteratura.
Se, ad esempio, pensiamo ai grandi classici della nostra tradizione medievale e rinascimentale (da Dante a Tasso) possiamo ben individuare i sentieri complessi e ricchissimi che li fanno approdare entro l'alveo della migliore letteratura inglese, specie dal Cinquecento in poi, fino a costituirne un nucleo portante. Potremmo, con un po' di radicalismo, periodizzare la nostra storia letteraria (e insegnarla) ancorandola a uno scenario europeo, e in particolare inglese, di lunga durata, in cui produzione italiana di certi classici e loro ricezione secolare in Inghilterra creano un percorso fondativo di certa identità letteraria moderna.
Ma il problema si pone anche per singoli testi, che si accampano, per noi, come costitutivi di canoni e periodizzazioni, in epoche successive alla loro creazione ovvero in epoche che hanno visto affermarsi la loro piena ricezione (quando non la loro vera e propria scoperta). Ad esempio non v'è dubbio che, nella periodizzazione ormai per noi canonica tra Medioevo ed Età Moderna, il ruolo di protagonista viene assegnato a Machiavelli e al suo Principe soprattutto a partire dal Sette-Ottocento, quando la ricezione del suo pensiero esce dai vincoli imposti dalla vecchia censura dell'Inquisizione e forgia il patrimonio e il lessico politico della migliore cultura illuministica e romantica (almeno a partire da Diderot e Foscolo).
In questo caso, come in molti altri, il terreno della ricezione più di quello dell'effettiva data di composizione è rilevante per la costituzione del nostro modo di periodizzare e di plasmare percorsi didattici "plurali" e complessi.
Ancora: nella storia letteraria del nostro Novecento è la ricezione di certe opere straniere in certi anni ad accentuare percorsi e passaggi. Eclatante il caso della letteratura statunitense, promossa prima con grande difficoltà, a causa del regime fascista, ma poi, grazie al peso di tanti autori italiani in campo (da Pavese a Fenoglio, a Vittorini a Calvino), specie a Torino presso la casa editrice Einaudi, in grado di diventare punto essenziale di riferimento per le generazioni a cavallo della seconda guerra mondiale, vero e proprio crinale per la scrittura narrativa italiana del dopoguerra.
Altro caso dirompente oggi è rappresentato da Pasolini: i suoi scritti, dalle poesie ai famosi interventi giornalistici dei suoi ultimi anni (gli Scritti corsari), hanno conosciuto una crescente e inattesa fortuna, molto oltre le occasioni e le contingenze in cui e per cui furono creati. Sicché oggi l'ampia e indiscutibile ricezione del Pasolini poeta e polemista etico-politico non solo costringe a riparametrare il canone del tardo Novecento italiano, collocando la sua figura accanto a Montale e Calvino fra i grandi interpreti della nostra età, ma ne fa una sorta di spartiacque periodizzante imperniato intorno agli anni settanta. A conferma di quello che, su altri versanti, stanno elaborando gli storici contemporanei per le vicende italiane ed europee di quel periodo e in cui sempre più gli anni settanta vanno assumendo quel ruolo emblematico che la tragica vicenda di Pasolini ha reso palese e ineludibile.
Ma questo scorcio del nostro Novecento non può essere pienamente compreso (e proprio Pasolini ben lesse e fece sua la lezione di Auerbach) se non si desse il dovuto rilievo alla lunga durata della linea umanistica, del primato delle humanae litterae, della nostra tradizione e che per secoli forgia il nostro disciplinamento: una linea già dantesca e che poi Auerbach ha poi cosi ben lumeggiato secondo una prospettiva anche europea e francese (il grande nesso da lui ricostruito tra Montaigne, Racine, Pascal e Rousseau) e con approdi a Vico e Goethe, linea che oggi non casualmente vede in George Steiner uno dei grandi interpreti e banditori.


2. I generi


La prassi didattica sui generi letterari e sulle conseguenti periodizzazioni si è già molto radicata nella scuola e nelle università. Ma qualche ulteriore notazione non è forse inutile.
La storia dei generi letterari è ovviamente interconnessa in profondità con le partizioni più generali del fare culturale. Ed è forse arbitrario esaminarla come del tutto astratta dai contesti in cui si è manifestata. Nonostante queste prudenti premesse è però altrettanto necessario sottolineare che la storia dei generi è per sua natura, per elezione si direbbe, una storia fatta di lunghe durate.
Anzi, tanto più il pubblico "riconosce" un'opera quanto più riesce a collocarla entro un genere, valutandone in quell'ottica la sua novità, la sua originalità o il suo adeguamento alle norme consolidate, spesso secolari, del genere stesso. E proprio in Mimesis Auerbach ci ha mostrato quanto sia fecondo, su lunghissime durate, verificare generi, temi, poetiche in una arbitraria quanto straordinaria scelta di testi "esemplari". Caso eclatante è rappresentato sicuramente dalla poesia epica che, da Omero a Tasso, tanto per schematizzare una lunghissima periodizzazione, conosce una fortuna quasi continua nella cultura occidentale (si pensi ai grandi poemi epici medievali francesi o tedeschi), seppure, nel tempo, con modificazioni e scarti naturalmente significativi. Uno di questi momenti si dà proprio all'interno della letteratura italiana, fra Quattro e Cinquecento, quando autori come Boiardo e Ariosto innovano profondamente il canone epico rispetto ai modelli classici e medievali e ancora quando Tasso, con la Liberata, ne rivoluzionerà profondamente ragioni e struttura, aprendo alla narrativa, alla lirica, all'epos tragico nuovi spartiti (dal melodramma al romanzo storico e sentimentale).
Né va sottaciuto che, sotto spoglie nuovissime, il cinema, specie nel secondo Novecento, si è spesso impadronito di forme narrative epiche, se solo si pensi al filone americano del western classico o a particolari cicli di fantascienza come Guerre stellari. Una durata quindi che attraversa tantissime altre periodizzazioni, per la sua intrinseca estensione e perciò utilissima nella prassi didattica.
Così può dirsi per il genere della poesia lirica che, reso canonico nel Trecento con la "forma-canzoniere" di Petrarca, conosce una enorme fortuna italiana ed europea (basti pensare al petrarchismo italiano del Cinquecento o alla Francia della Pléiade e di Ronsard). Tale modo di organizzare (spesso, a imitazione del modello petrarchesco, come "storia di un'anima") nuclei lirici secondo peculiari aggregati metrici e stilistici è tipico della letteratura italiana si può dire di ogni secolo. Non a caso, in pieno Novecento, Saba intitola Canzoniere la sua raccolta di liriche. Le profonde differenze tematiche, concettuali, strutturali che cadenzano la storia di questo genere non possono però far velo circa la sua lunga durata entro la nostra tradizione letteraria: altro discorso andrebbe condotto per l'Europa moderna, specie a partire dalla rivisitazione radicale che, nel 1800, Wordsworth e Coleridge, con le loro Lirical Ballads, compiranno, in piena temperie romantica (ecco l'intreccio con un'altra periodizzazione canonica!), degli statuti del genere lirico.
Più complesso il discorso per le forme della narrativa in prosa che nel nostro paese conoscono tappe del tutto particolari: a lungo, almeno fino al primo Seicento, tiene banco il genere novellistico, "inaugurato" da Boccaccio, affiancato da generi molteplici a valenza educativa e sapienziale (biografie ideali, storiografie, romanzi allegorici e iniziatici). In epoca romantica poi, prima con l'Ortis di Foscolo poi con i Promessi Sposi di Manzoni, prende anche da noi vigore il romanzo la cui fortuna dura fino ai nostri giorni. Eppure la novella e il racconto breve restano generi continuamente praticati in Italia, ancora in pieno Novecento. Sicché a una lunga durata del "genere-novella" si affianca solo tardivamente il percorso del romanzo moderno.
Considerazioni simili, dal punto di vista della periodizzazione e per l'uso di percorsi didattici potrebbero farsi per vari altri generi, dal teatro alla letteratura bucolica alla trattatistica: ci troveremmo sempre di fronte a periodizzazioni che si intrecciano con quelle canoniche dei secoli e delle epoche, attraversate appunto dalla storia dei generi.
Non c'è dubbio che, in certi casi, punti di svolta e di innovazione nella storia dei generi possono coincidere coi crinali stessi di secoli o di epoche: si pensi al caso della Liberata di Tasso che si colloca al confine cronologico tra Cinque e Seicento e tra tardo Rinascimento e Barocco oppure alla prime prove teatrali di Pirandello che, nel mentre innovano fortemente il genere, inaugurano, insieme a tanti altri generi e testi italiani ed europei (come non ricordare La coscienza di Zeno di Svevo), il tragitto del Novecento e della contemporaneità a noi più contigua. Ovvero, a volte, e ciò può avere utili ricadute nella costruzione di percorsi, il "calendario" dei tempi e dei secoli coincide, tra continuità e fratture, con particolari cicli di "lunga durata". In Mimesis per altro Auerbach ci ha insegnato a collocare in una giusta prospettiva e a rivalutare compiutamente il genere della storiografia: decisive in questo senso le pagine dedicate a Tacito, Ammiano Marcellino o Gregorio di Tours, nella consapevolezza che alle origini della narrativa moderna fino forse al romanzo storico non è possibile eludere il tema della narrazione storiografica al suo delicato e decisivo passaggio tra Tardo Impero e mondo medievale.


3. I temi


La storia letteraria "tematica", oggi tornata di grande attualità in Francia e nel mondo anglosassone dopo tanti "strutturalismi" e "formalismi", può essere un utile cavallo di battaglia per i programmi di lavoro dell'insegnante. E ancora una volta i molti studi,anche di recente ripubblicati, di Auerbach forniscono infiniti spunti (basti solo pensare alla goethiana eppure attualissima Filologia della letteratura mondiale).
Vi sono infatti tematiche oggetto della storia letteraria che sono punti di vista invidiabili per scandire epoche oltre i picchetti dei tradizionali spartiti. Come si diceva lo studio di questi terreni oggi ha preso appunto particolare vigore, a partire soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Francia: si è avvertita in quei paesi cioè l'esigenza, dopo decenni di studi a prevalente impronta formale, strutturale, stilistica, di tornare allo sfondo storico, al contesto culturale, all'oggetto tematico (al "contenuto" un tempo si diceva) dei testi letterari. Come del resto i grandi filologi romanzi da sempre avevano insegnato.
Il campo dell'indagine possibile è ovviamente amplissimo. Qui basti sottolineare alcune piste emblematiche. Un percorso certamente di lunga durata e capace di permeare testi fondamentali della nostra storia letteraria è certo dato dal tema del buon governo degli stati, connesso all'utopia del buon rapporto tra governanti e governati: il genere privilegiato per tutto ciò è il trattato ma tale tematica coinvolge molte altre forme letterarie. Così tra Dante, Petrarca, Boccaccio, molti umanisti (basti pensare a Leon Battista Alberti), Machiavelli, Guicciardini e via fino a testi precipui dell'epoca moderna (in età illuministica o in pieno Ottocento: è sufficiente rammentare il Discorso sopra lo stato presente del costume degli italiani di Leopardi) si dipana un percorso che va indicando, a volte attraverso testi esemplari per il pensiero europeo, il tema del "governo". Anche del governo di sé in relazione agli altri, ovvero l'immenso serbatoio della letteratura sul comportamento, che conosce apice e fondazione nel nostro Cinquecento, col Castiglione, il Della Casa, il Guazzo e poi coi regolamenti della Ratio studiorum dei Gesuiti.
Altro tema immenso, e per certi versi fondativo delle nostre lettere, è quello amoroso, dell'esperienza conflittuale dell'eros: esso conosce una lunghissima periodizzazione che approda nell'epoca romantica, in Italia come in Europa, ad una sorta di frattura e di mutamento antropologico e culturale profondi. La letteratura contribuirà in modo determinante a definirne il profilo.
Ancora: come non pensare a quell'identità propria della letteratura come fonte primaria di sapere, come saggezza, come apprendistato centrale del saggio appunto che è tratto rilevante della tradizione italiana almeno fino a Foscolo, così come la fonda Dante con la Commedia e il Convivio, come viene rinvigorita ed esaltata dagli umanisti nel Quattrocento e come viene ripresa dalla grande partitura polifonica dei Sepolcri di Foscolo. Questo possibile percorso si intreccia per altro con un ulteriore tema che è di primaria importanza per la storia italiana: ovvero la progressiva costruzione di un percorso di identità nazionale, culminante nell'Ottocento con De Sanctis e con la sua storia letteraria, passa attraverso la storia delle nostre lettere. La lingua letteraria a matrice fiorentina è ricalcata sui grandi modelli trecenteschi e rimarrà a lungo l'unico collante ideale e ideologico di elites culturali e politiche altrimenti divise e frammentate nei tanti stati e staterelli della penisola. Sicché, come ben colsero gli intellettuali e i patrioti dell'Ottocento ma anche pensatori e scrittori successivi come Croce, Gobetti, Serra, Gramsci, Gentile, Calvino, Pasolini, identità letteraria e identità nazionale saranno così contigue da rappresentare una delle principali chiavi di volta per interpretare la storia del nostro paese.
Si può ben dire allora che una periodizzazione della storia d'Italia non può prescindere da quella letteraria e viceversa. Così come la nascita tardiva di uno Stato unitario italiano (solo da metà Ottocento) ci impone di mettere sul campo cronologie letterarie geograficamente differenziate per le varie città e per le varie realtà regionali e locali: non vi è dubbio, ad esempio, che la storia letteraria di Torino e del Piemonte ha una periodizzazione propria che la differenzia da quella di Firenze o di Napoli, almeno per ciò che concerne aspetti specifici non riconducibili a quelli più generali della grande storia letteraria italiana.
Tra geografia culturale e periodizzazione storica, insomma, possono delinearsi, nel concreto della tradizione italiana e sulle orme di grandi studiosi come Auerbach, nessi fondamentali e tematicamente rilevanti, sui quali costruire opportuni percorsi didattici.


Conclusione


Tutto ciò che qui si è detto non intende affatto scardinare gli assi cronologici ormai consolidati nell'insegnamento e in molta dignitosa manualistica. L'utilità didattica, empirica e conoscitiva delle partizioni tradizionali per secoli ed epoche è fuori discussione. Qui si è voluto solo fare riferimento alla possibilità, come già accade in altre discipline (storia, sociologia, antropologia), per la storia letteraria, di problematizzare alcuni campi e alcune prospettive. Si allude alla possibilità, in altre parole, di fare interagire piani diversi dello scorrimento storico a secondo del punto di vista da cui desideriamo porci. Mimesis, Lingua letteraria e pubblico, La corte e la città sono mirabili esempi in tal senso e ci fanno valutare la ricerca stessa di Auerbach da una luce particolare e forse non sempre sottolineata nelle pur accese dispute che hanno accompagnato la fortuna delle sue opere.
La periodizzazione letteraria diventerà così un elemento essenziale per ampliare i confini delle nostre conoscenze, svelarne crinali e frontiere, evitare i rischi di steccati talora troppo rigidi e ripetitivi.
Inoltre l'idea di periodizzazioni tematiche di "lunga durata" non vuole far attenuare la distanza (altri direbbe l'assoluta alterità) che ci separa da epoche antiche: anzi, a volte è proprio la "lunga durata" che maggiormente fa risaltare le effettive fratture, le reali discontinuità, il cui peso si determina proprio in relazione alle lunghe fasi che vengono, in certi momenti, radicalmente messe in discussione (emblematico il caso del 1789, di ciò che lo precede e di ciò che lo segue). L'Olocausto e Hiroshima insomma sono vere fratture epocali che coinvolgono a pieno titolo la storia letteraria e definiscono, nel corpo del Novecento, una irrevocabile cesura, a forte valenza epistemologica, civile e didattica al tempo stesso.
E' anche vero, però, che, specie per la tradizione letteraria italiana, l'alterità delle epoche più antiche non può far dimenticare il forte senso di identità e di appartenenza che intorno a quella "fondazione" (Dante, Petrarca, Boccaccio, Machiavelli) ha consentito il costituirsi di una delle poche ma significative vocazioni etiche e civili della nostra nazione, anche contemporanea.
Così come la "lontananza" non può far abdicare l'insegnante e il ricercatore dall'ansiosa e continua interrogazione dei testi anche più antichi, lasciando che essi stessi, nelle lunghe durate del viaggio della loro ricezione, ci interroghino e ci inquietino, sempre, docenti e discenti.
Questo è il cuore dell'ermeneutica contemporanea ma è anche il senso ancora vero di chi, nell'insegnare letteratura e nel guidare più giovani generazioni attraverso testi fondativi di mondi, di epoche, di fratture, di periodi insomma, porta alla luce tutto lo spessore e la complessità di ciò che oggi ci fa quello che siamo, anche nel confronto (un altro bel percorso tematico!) aspro e ineludibile fra le generazioni di oggi e di ieri.


BIBLIOGRAFIA


Tralasciamo ovviamente di ricordare nel dettaglio la vasta e notissima produzione di E. AUERBACH cui ci siamo ispirati e forniamo qualche ulteriore suggestione.
Una ipotesi di lavoro da cui si è partiti è: G.M. ANSELMI, La saggezza della letteratura. Una nuova cronologia per la letteratura italiana, Milano, Bruno Mondadori, 1998. Ma già: G.M. ANSELMI, A. COTTIGNOLI, E. PASQUINI (a cura di), Breviario dei classici italiani, Milano, Bruno Mondadori, 1996/4. Ed ora: G.M. ANSELMI (a cura di), Mappe della letteratura europea e mediterranea, con introduzione di A. PRETE, 2 voll., 3 tomi, Milano, Bruno Mondadori, 2000-2001. Metodologicamente esemplare poi: F. RICO, Il sogno dell'umanesimo, Torino Einaudi, 1998.
Sui punti specifici:
per il primo punto è bene accedere ai molti importanti lavori di H. R. JAUSS, editi da varie case editrici in Italia, fra cui Il Mulino e Bollati Boringhieri. Sulla ricezione e circolazione dei testi sono importanti molte delle storie letterarie edite o in corso di edizione presso la casa editrice Salerno. Ed inoltre: E. L. EISENSTEIN, La rivoluzione inavvertita. La stampa come fattore di mutamento, Bologna, Il Mulino, 1985, nuova edizione 1995.
Per il secondo punto, sui generi, essenziale partire da: F. BRIOSCHI e C. DI GIROLAMO (a cura di), Manuale di letteratura italiana, Torino, Bollati Boringhieri, 4 voll. 1993-96, che è storia letteraria organizzata per generi, appunto.
Per il terzo punto rappresentano un buon avvio:
G.M. ANSELMI, La saggezza della letteratura, cit.;
ASOR ROSA, Genus italicum, Torino, Einaudi, 1997;
H. BLOOM, Il canone occidentale, Milano, Bompiani, 1996;
P. BURKE, L'arte della conversazione, Bologna, Il Mulino, 1997;
E.R. CURTIUS, Letteratura europea e medioevo latino, Firenze, La Nuova Italia, 1992;
DIONISOTTI, Geografia e storia della letteratura italiana, cit.;
E. RAIMONDI, Letteratura e identità nazionale, Milano, Bruno Mondadori, 1998;
TENENTI, Credenze, ideologie, libertinismi tra Medioevo ed età moderna, Bologna, Il Mulino, 1978.

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