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Indice

Didattica:

Processo a «Lacerba» per oltraggio al pudore

Elogio della prostituzione - Futurismo - Giovanni Papini - Sesso e carattere - épater les bourgeois - un processo - Sebastiano Vassalli e la radiografia dell'Italia.

Non mancano nella storia eclatanti elogi della professione postribolare, lodata per il soddisfacimento delle esigenze fisiologiche dell'uomo, per il bene dell'unità familiare e, perfino, per i possibili vantaggi politici, come dimostra il caso dell'imperatore Sigismondo che "nel 1434 ringraziò pubblicamente il consiglio comunale di Berna per aver posto gratuitamente a disposizione di lui e del suo seguito per tre giorni il bordello." [1]

Anche ne L'elogio della prostituzione, [2] apparso su «Lacerba» il 1 maggio 1913, Italo Tavolato esordisce con l'esaltazione delle forze istintive da contrapporre alle rinunce della morale cattolica e all'imperativo categorico della morale filosofica kantiana. Le due morali lusingano con futuri compensi di vita paradisiaca o di «vera pace della coscienza e autentica umanità,» [3] mentre i premi delle prostitute non vengono mai procrastinati, ricorda Tavolato: per pochi soldi e subito ognuna di loro soddisfa i bisogni dei propri clienti. Così, ne L'elogio le doti delle donne di piacere vengono scandagliate una per una:

sincera puttana! Sei tipo. Sfotti l'opinione pubblica e l'approvazione della società. Non metti in compromesso i tuoi caratteri con cristallizzazioni ideali. Oh tu, fiore di verità!

eroica puttana! Tra gli scherni e i dileggi aspetti coraggiosa il tuo maschio. Osi l'esperimento. Finché un giorno egli arriva, e selvaggio, irrompe in te, per darti gioie tali, come la madre non le conosce.

formosissima puttana! tu lo sai quanto le carni del mestiere siano più belle delle maritate polpettone. Le vedi? — come, con sudata affettazione, si trascinano dietro i loro tafanari, onesti sì, ma grandi come case. E, sorgi tu laggiù, "quella vedova finestra, quell'eclissato sole, quello schifo, quel puzzo, quel sepolcro, quel cesso, quel mestruo, quella carogna, quella febbre quartana, quella estrema ingiuria e torto di natura", quella virtuosa zitella, insomma? Ha una funzione: d'incorare te, puttana, a persistere nel peccato. Quanto più ti sprofondi nel vizio, tanto più bella risorgi.

comoda puttana! Ci risparmi la grande svergognatezza della dichiarazione d'amore. Con te, le nostre labbra non sfiorano l'amaro calice delle convenzionali finzioni amorose. Con te finisce la tragicommedia dell'amore galante e cavalleresco, tutto lezi e sdolcinature, indegno dell'uomo. Non ci fai perder tempo e non ci leghi. Intensifichi la nostra vita, cara puttana!

impudica puttana! Non hai mangiato la mela della morale, non temi, perciocché sei ignuda. Mostri tutto, anche le parolacce. Dai capelli alle piante dei piedi, non c'è zona del tuo corpo ove tu abbia localizzato la vergogna. Da te è sloggiato il pudore, la paura del corpo. Perciò ami la pulizia, perciò sei ricca di gesti e di colori.

lontana puttana! Sogna, sogna l'impossibile, il tuo perfetto complemento! Lo sappiamo: quando parliamo a te, parliamo a noi. Puttana, la tua assenza ci arricchisce: aumenta la coscienza di noi stessi. A che valgono le barriere moralità, religione, nobiltà d'animo, dignità, contegno, entro cui si chiudono le donne perbene? Invitano la libidine a salti acrobatici. La tua costante infedeltà, invece, ci dimostra l'inesistenza dell'amor idillico. È la tua monumentale assenza, muta puttana, che ci insegna la via verso casa nostra: verso il mondo delle idee.

stupida puttana! Come son dolci le tue carezze! Puttana, abisso d'incoscienza, caos d'illogicità, ti preferiamo alla donna saputina. Noi non ci cerchiamo in te. Ti avviciniamo per allontanarci, per essere maggiormente noi. — Come sai baciare! Fecondi l'uomo. Gli dai gioia! Quella gioia che è creatrice al pari del dolore.

artificiosa puttana! Certi tristi scocciatori ti rimproverano il disonesto belletto, lo specchio, i pizzi, la seta, il taglio e il colore dell'abito. Sei innaturale e voluta. — E cosi sia. Anche il genio è voluto. — La natura manda peste e terremoti. Il perbenismo zoppica su piedi sudati, le unghie nere e i capelli appiccicaticci. Non è più rispettabile la puttana, lo "strumento del diavolo", come dicevano i luminari della chiesa? Spengetevi, lumicini. Sia anche la notte. E trionfi anche il diavolo, per il trionfo della vita. Salve, diavolo! Ave puttana! [4]


Se l'elenco dei pregi è tale, perché mai persistere a «spregiare e a denigrare la sessualità svincolata da imperativi morali»? E se «tutte le morali variano, mutano, decadono, spariscono» e la prostituzione resta, perché non convincerci che, «se durata è indice di valore, la prostituzione è superiore all'etica.» [5]

L'atteggiamento ideologico risente del pansessualismo e dell'estremismo di Weininger, autore di Geschlecht und Charakter, anche là dove si puntualizza che l'intellettuale si conosce attraverso le donne («L'uomo che sente e che pensa si specchia nella puttana; in tutta l'enorme sua estensione psichica; e riconosce in sé il superuomo e l'inferuomo» [6]), oltre a riecheggiare forti influenze da Karl Kraus, soprattutto nel tono polemico e cinicamente provocatorio. Lo spirito scandalistico e la battuta feroce del modello krausiano riaffiora, del resto, anche negli aforismi e nei calembour dello stesso Tavolato, pubblicati sempre su «Lacerba», e che Gino Ruozzi stigmatizza come «affermazioni perentorie, atti di accusa quasi urlati: frammenti che vogliono ferire, provocare scompiglio, scandalo, reazioni pubbliche altrettanto decisive.» [7]

Certamente, Tavolato gioca un ruolo chiave fin dal 1911 nei rapporti delle riviste fiorentine con il mondo della letteratura tedesca e il primo anello dell'analisi su Kraus il giovane intellettuale triestino lo pubblica proprio sulla rivista amendoliana «L'Anima» per avvertire – a suo dire - gli italiani "intelligenti" e "curiosi" dell'esistenza di questo autore. Due anni dopo, il 15 gennaio 1913, per «Lacerba» avrebbe invece tradotto gli aforismi dello stesso Kraus. [8] La conoscenza della lingua tedesca, appresa nella natia Trieste come per molti intellettuali bilingui di frontiera e affinata negli studi filosofici all'università di Vienna, avrebbero facilitato anche la sua collaborazione a «La Voce» con articoli su Wedeking, Brandes e Weininger.

Introverso, anticonvenzionale e indigente negli anni del soggiorno a Firenze, Italo Tavolato è - nella descrizione di Alberto Viviani - «assai colto, ma più ancora che uomo colto, imbottito di cultura filosofica fino all'orlo del cervello come lo è una scatola di carne in conserva»; sembra anche uno giovane pieno di «dubbi e smarrimenti improvvisi», tanto che conduce «per lunghi periodi una vita di clausura che aveva alla fine il suo corollario in una serie di atti disordinatissimi a base di orge, di nottambulismi, di notti completamente bianche.» [9] Al di là del comportamento eccentrico, è certo che l'insicurezza caratteriale contribuisca a renderlo succube dell'influenza di Giovanni Papini, che lo coinvolge nella fondazione di «Lacerba», insieme ad Aldo Palazzeschi e Ardengo Soffici.

L'aperta provocazione de L'elogio della prostituzione favorisce la subitanea consacrazione di «Lacerba» come rivista dedita a épater les bourgeois e lo sarà ancor più quando l'Autore dell'articolo viene incriminato per violazione dell'articolo 339: in quel processo per oltraggio al pudore, svoltosi fra gennaio e febbraio del 1914 presso il Tribunale di Firenze, il pubblico ministero Ciancaglini avrebbe chiesto quattro mesi di reclusione per Tavolato, imputato insieme a Giovanni Papini, che avrebbe dovuto rispondere dello stesso reato per aver scritto Gesù peccatore. [10]

Fra i testimoni della difesa - come leggiamo In difesa di Italo Tavolato avanti la R. Corte d'Appello di Firenze pubblicato da Ulisse Contri nel 1914 - incontriamo anche Filippo Tommaso Marinetti che di fronte al giudice dichiara di conoscere Tavolato quale giovane coltissimo e molto serio, oltre che scrittore di articoli di "vera morale". Il coinvolgimento di Marinetti non è casuale, dato che molti futuristi, da Umberto Boccioni a Carlo Carrà a Luigi Russolo erano approdati a «Lacerba», che aveva nel 1913 sposato la radicalità polemica e antitetica del movimento marinettiano. Un'intesa che annovera in cronaca una sintonia altalenante, finita presto in fragorosa rottura.

Chi legga le carte del processo si imbatte nell'arringa di Renato Zavataro, che ricorda come L'elogio si divida in due parti, di cui una prima filosofica, in cui si espone «idee polemiche ed originali sulla prostituzione – e questa parte non si può condannare perché […] non ci sono più gesuiti con relativa inquisizione,» e di una seconda propriamente lirica sulla «donna del piacere chiamandola col suo vero nome,» [11] termine – a detta del difensore di Tavolato - non esecrabile, in quanto già presente nell'Inferno e nel Purgatorio dantesco.

Il processo, che contribuisce a favorire un'esibizione ben calcolata di pose sospese tra lo sprezzo cinico e il dandy, viene denunciato pubblicamente da Soffici, Prezzolini e Papini. [12] Certo è che nell'ambito di questi interventi è percepibile come il registro provocatorio divenga un genere convertibile in mozione propagandistica, perché porta all'esterno e spinge comunque a visibilità una rivista con scarsa vendita. Su questo scandalo «Lacerba» avrebbe infatti adescato molti lettori, come dimostra la ristampa dell'articolo sul n. IX della rivista nel gennaio del 1915. Non solo gusto provocatorio e compiaciuto esibizionismo. Soprattutto uso dello scandalo, come macchina promotrice, a dimostrazione che la lezione di Papini ha ormai fatto scuola.

Anche Sebastiano Vassalli si interessa al processo, che lo appassiona nella misura in cui coinvolge un po' tutte le componenti della cultura italiana alle soglie della prima guerra mondiale: un Giovanni Papini intrigante, venale, pavido, megalomane, quindi a suo modo negativamente grandioso, costruito come potrebbe esserlo solo un personaggio da romanzo; un Marinetti "artigliere in baldoria" - per definizione dello stesso futurista, - dal cui romanzo L'alcova d'acciaio Vassalli mutua il titolo de L'alcova elettrica, [13] concepito come divertissement o tentativo satirico di dimostrare l'imperante attualità di simili figure intellettuali.

Quando, durante le ricerche su Campana all'Archivio di Stato di Firenze, Vassalli si imbatte per caso nel fascicolo, che riguarda il processo del 1914, si rende conto che tutti gli atti sono presenti nel faldone, tranne la denuncia. Dov'è finita? E chi è il delatore? «Smarrimento? Sottrazione illecita e dolosa? La Storia non risponde a simili interrogativi.» [14]

L'anonimo denunciante, secondo le pubbliche voci (e i sospetti di Prezzolini), sarebbe stato lo scrittore Ferdinando Paolieri, motivo per cui nella storia si profila anche la rivalità fra degli scrittori, tematica quanto mai intrigante per Vassalli. Si aggiunga a tutto questo un pubblico ministero bigotto, che fa la causa, e «un direttore responsabile di «Lacerba» [Guido Pogni] che non è uno della redazione, un futurista, ma un giornalista disgraziato che per vivere presta il proprio nome come responsabile di giornali a rischio. È socialista ed appartiene a una corrente minoritaria dei socialisti di allora, per cui nel processo poi ci si ficca anche l'«Avanti!» allora diretto da Benito Mussolini, che dedicherà – anonimo – un editoriale a questo processo. Quindi viene fuori proprio l'Italia. L'Italia giolittiana, umbertina, uno spaccato della realtà così com'è, una realtà di faide, di risse, di meschinità.» [15]

A lettura ultimata, la vicenda appare una radiografia di un Paese non dissimile «all'Italia di oggi, con gli intellettuali che cercano le scorciatoie al successo attraverso gli scandali; con i politici di Sinistra impegnati a scannarsi tra loro, e quelli di Destra impegnati a spadroneggiare nell'informazione e ad avere sempre ragione. [...] L'Italia di questo processo, e di queste carte, dopo la bufera della guerra approderà al Fascismo. Il principale imputato, Italo Tavolato, diventerà un agente della polizia segreta fascista (l'OVRA), con il nome in codice "Tiberio". Papini, Soffici, Marinetti e… Mussolini faranno ognuno carriera a modo proprio, e seguiranno i loro destini. Ma tutto era già pronto nel 1913. Le riflessioni in parallelo con l'Italia di oggi, le lascio al lettore.» [16]

Pubblicato il 21/03/2013
Note:


[1] N. Elias, La civiltà delle buone maniere, Bologna, Il Mulino, 1982, p. 321.

[2] I. Tavolato, Elogio della prostituzione , «Lacerba», a. I, n. 9, 1° maggio 1913, pp. 89-92.

[3] Ivi, p. 89

[4] Ivi, pp. 90-91.

[5] Ivi, p. 89.

[6] Ivi, p. 92.

[7] Scrittori italiani di aforismi‬, a cura di G. Ruozzi, Milano, Meridiani Mondadori, 1996, v. 2, p. XXIV.

[8] Su Tavolato e la letteratura tedesca si veda A. Mastropasqua, La funzione Tavolato: Tavolato e Kraus 1911-1914, in «Es. Materiali per il '900», n. 14, settembre-dicembre 1980, pp. 93-105. Inoltre segnaliamo L. Rabatti, Italo Tavolato Firenze, tra mediazione culturale ed avanguardismo immoralista, «La Rassegna della Letteratura Italiana», a. 96, n. 1-2, gennaio-agosto 1992, pp. 153-166; L. Rabatti, Una triestinità eretica: la vicenda letteraria di Italo Tavolato (1889-1963), «La Rassegna della Letteratura Italiana», a. 97, n. 1-2, gennaio-agosto 1993, pp. 236-250; Aldo Mastropasqua, Italo Tavolato: un eretico della modernità fra Italia e Germania, in Spazi di transizione, a cura di M. Ponzi, Milano, Mimesis, 2008, pp. 87-114; C. Benussi, Italo Tavolato, «Rivista di Letteratura italiana», a. XXVII, n. 3, 2009, pp. 63-75.

[9] A. Viviani, Giubbe Rosse, Firenze, Barbèra, 1933, p. 125

[10] G. Papini, Gesù peccatore, «Lacerba», a. I, n. 11, 1° giugno 1913, pp. 110-112.

[11] I processi al Futurismo per oltraggio al pudore, arringhe di S. Barzillai [et al.], conclusioni di B. Corra e E. Settimelli, Cappelli, Rocca S. Casciano, 1918, p. 142.

[12] Lacerba [A. Soffici], Primi scontri, «Lacerba», a. I, n. 12, 15 giugno 1913; G. Papini, Lacerba sotto processo, «Lacerba», a. I, n. 13, 1° luglio 1913; G. Prezzolini, Il processo a Lacerba, «La Voce», a. V, n. 27, 3 luglio 1913.

[13] S. Vassalli, L'alcova elettrica, Torino, Einaudi, 1986; nuova edizione Milano, Calypso, 2009.

[14] Ivi, p. 213.

[15] S. Vassalli, Dal passato al futuro, intervista di S. De Pietro, «La Regione Ticino», 1 febbraio 1996.

[16] S. Vassalli, L'alcova elettrica, cit., p. 218.
























































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