In risposta a Pietro Citati.
Sull’informatica umanistica.
Pietro Citati, nell’articolo
“catastrofica
università” apparso su Repubblica
del 23 maggio, critica la situazione di caos
delle università italiane, favorita nell’ultima
decina di anni da una successione di colpi di
mano normativi, di misure e provvedimenti disomogenei
e poco coerenti. La necessità di una
valutazione critica della nostra situazione
universitaria è indubbia, e indubbi sono
i rischi di una frammentazione incontrollata
di insegnamenti e percorsi formativi. Ma in
questo contesto Citati infila un breve e polemico
riferimento all’uso del computer come
strumento di analisi letteraria: tema che con
la situazione di caos delle università
italiane c’entra davvero poco, e che richiederebbe
discussioni di tutt’altro genere. Ci occupiamo
da tempo, nell’ambito di progetti e istituzioni
diverse, dell’uso di strumenti informatici
in ambito umanistico, e questo tipo di confusione
ci trova particolarmente sensibili.
Ciascuno ha le sue personali simpatie e antipatie
culturali: simpatie e antipatie che è
spesso inutile cercare di discutere, soprattutto
quando non sono argomentate. Non sappiamo, quindi,
quante speranze ci siano di convincere Citati
del fatto che l’applicazione del computer
all’analisi dei testi è cosa seria,
davvero difficile da mescolare, come viene fatto
nel suo articolo, con le pretese ‘cattedre’
in gelato artigianale, cappellini per signore,
jeans e sandali, uso dei pannolini, e via dicendo.
Ci limitiamo a osservare che – per fortuna
– l’uso degli strumenti informatici
nell’analisi dei testi, letterari e non
letterari, non è affatto prerogativa
delle università americane: viene fatto
in università e centri di ricerca in
tutta Europa e in tutto il mondo. Compresa l’Italia:
basti pensare al lavoro svolto in questo campo
da parte dell’Opera del Vocabolario Italiano,
dell’Accademia della Crusca e dell’Istituto
di Linguistica Computazionale di Pisa, ai progetti
di digitalizzazione archivistica e bibliotecaria,
all’attività di centri universitari
e interuniversitari come CISADU, CRILET, CILTA,
CISI, CELCT, CIBIT, IRST, Signum, e di tanti
altri soggetti pubblici e privati, così
come all’esistenza di corsi di laurea
in informatica umanistica a Pisa e Venezia e
di insegnamenti su questo tema in molte altre
università. Come ogni attività
di ricerca, anche questa naturalmente è
e deve essere monitorata dal punto di vista
della validità scientifica e dell’impegno
di risorse, che sono scarse e che nessuno vuole
sprecare.
E’ un peccato che un uomo di lettere
e di cultura come Citati sembri così
poco sensibile, o così poco informato,
sull’utilità e l’interesse
di queste ricerche. Ricerche che naturalmente
nulla tolgono al ruolo del soggetto umano nella
lettura e interpretazione dei testi o nel loro
giudizio estetico, ma che aiutano ad ancorare
queste pratiche alla complessità del
fenomeno testuale, e dunque anche linguistico
e letterario, permettendone una rappresentazione
e un’analisi più ricca e articolata.
Anche per questo le università, quelle
vere, trovano nell’incontro fra informatica
e discipline umanistiche un terreno di ricerca
fra i più fertili e stimolanti, pur se
ancora poco riconosciuto nell’organizzazione
accademica. Sintomo, fra molti altri, della
drammatica situazione del sistema universitario
italiano non è il fatto che vengano usati
insieme libri e computer, ma il fatto che spesso
non ci siano i soldi per comprare né
gli uni né gli altri.
Edoardo Ballo
(Università di Milano)
Pietro G. Beltrami
(Università di Pisa - Direttore Opera
del Vocabolario Italiano)
Sergio Bolasco
(Università di Roma “La Sapienza”)
Andrea Bozzi (Istituto
di Linguistica Computazionale del CNR –
Pisa)
Dino Buzzetti
(Università di Bologna)
Nicoletta Calzolari
(Direttrice Istituto di Linguistica Computazionale
del CNR – Pisa)
Amedeo Cappelli
(Università di Trento – Direttore
CELCT)
Fabio Ciotti (Università
di Roma “Tor Vergata”)
Gianfranco Crupi
(Università di Roma “La Sapienza”)
Paolo Ferragina
(Università di Pisa e Centro Signum della
Scuola Normale Superiore)
Domenico Fiormonte
(Università di Roma Tre)
Mariella Guercio
(Università di Urbino)
Maurizio Lana
(Università del Piemonte Orientale)
Carla Marello
(Università di Torino)
Paolo Mastandrea
(Università di Venezia)
Raul Mordenti
(Università di Roma Tor Vergata)
Teresa Numerico
(Università di Salerno)
Tito Orlandi (Università
di Roma “La Sapienza” – direttore
CISADU)
Massimo Parodi
(Università di Milano)
Lorenzo Perilli
(Università di Roma “Tor Vergata”)
Mario Ricciardi
(Politecnico di Torino)
Gino Roncaglia
(Università della Tuscia)
Francesco Sabatini
(Presidente dell’Accademia della Crusca)
Giovanni Solimine
(Università della Tuscia)
Mirko Tavoni (Università
di Pisa)
Francesca Tomasi
(Università di Bologna)