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<docedition><title type="commento">COMMENTO</title> e <title type="nota">NOTA</title> al testo<br/>a cura di</docedition><br/><docauthor>STEFANO PRANDI</docauthor><br/>
<body>

<div type="commento">
<head type="ord"><anchor type="commento">Il commento</anchor></head>
<p>Se, in ambito letterario, la qualità di un'operazione dissimulatoria si misura dal numero e grado delle deformazioni prospettiche da essa generate, allora il <title>Galateo</title> può essere considerato senza dubbio uno degli esempi più straordinari di tale fenomeno. Fin dalla citatissima lettera di <name type="persona.real" key="Annibale Rucellai">Annibale Rucellai</name> (che, ricordo, è il probabile destinatario del trattato casiano) del <date value="29-01-1559">29 gennaio 1559</date> al <name type="persona.real" key="Pier Vettori">Vettori</name>, appena successiva dunque all'<mentioned><foreign lang="la">editio princeps</foreign></mentioned>, l'operetta è classificata tra le <q type="cit" who="S.Prandi" value="A.Rucellai">«cose fatte (...) per puro essercizio»</q> o, ancora peggio, <q type="cit" who="S.Prandi" value="A.Rucellai">«per scherzo»</q>: scrittura che il <name type="persona.real" key="Giovanni Della Casa">Casa</name>, a detta del nipote, era intenzionato a distruggere. La polemica sul <title>Galateo</title>, sollevata in particolare dalla sezione antidantesca, si era già aperta, e il <name type="persona.real" key="Annibale Rucellai">Rucellai</name> correva ai ripari attraverso un'argomentazione ormai topica, quella dell'insoddisfazione dell'autore per la propria opera, rafforzata peraltro dal carattere postumo della stessa - spinto tuttavia, bisogna aggiungere, dalla recente condanna all'Indice <name type="titolo.real" key="Paolo IV">Paolo IV</name> patita dalle dalle <title>Rime e prose</title> -. Eppure, a dispetto di tutte queste cautele, il trattato ebbe un successo immediato, folgorante: <num value="38">trentotto</num> ristampe soltanto nel <date value="1500">Cinquecento</date> (in media quasi una all'anno!); tradotto in francese nel <date value="1562">1562</date>, in inglese nel <date value="1576">1576</date>, in latino nel <date value="1580">1580</date>, in spagnolo nel <date value="1584">1584</date> e in tedesco nel <date value="1594">1594</date>. Il fatto è che il <title>Galateo</title> non si presenta né come un <hi rend="italic"><foreign lang="la">vademecum</foreign></hi> comportamentale, secondo la vecchia interpretazione positivistica, né come un esercizio di «atticismo» stilistico teso a nobilitare una materia bassa o trascurabile; è invece il frutto di una geniale operazione di contaminazione. E questo aveva ben compreso un intellettuale che il <name type="persona.real" key="Giovanni Della Casa">Casa</name> conosceva bene, <name type="persona.real" key="Benedetto Varchi">Benedetto Varchi</name>: nel suo <title>Ercolano</title> egli definisce infatti il <title>Galateo</title> libro <q type="cit" who="S.Prandi" value="B.Varchi">«dottissimo e leggiadrissimo»</q>. «Dottissimo e leggiadrissimo»: accostamento evocante qualità molto diverse tra loro, che l'opera ha saputo amalgamare con finezza. Cominciamo dalla prima.</p>
<p><name type="persona.real" key="Giovanbattista Casotti">Giovanbattista Casotti</name>, ereditando fra l'altro le erudite annotazioni manoscritte di <name type="persona.real" key="Gilles Ménage">Gilles Ménage</name> durante l'allestimento della sua edizione delle <title>Opere</title> del <name type="persona.real" key="Giovanni Della Casa">Casa</name> (<date value="1707">1707</date>) - la prima commentata del <title>Galateo</title> -, era ben conscio del sostrato dotto e classicheggiante del trattato; esso non era limitato all'acquisizione delle «tre corone» della pedagogia antica citate quasi a epigrafe dal <name type="persona.real" key="Baldassar Castiglione">Castiglione</name> nella lettera dedicatoria de <title>Il libro del cortegiano</title> (il <name type="persona.real" key="Platone">Platone</name> della <title>Repubblica</title>, il <name type="persona.real" key="Senofonte">Senofonte</name> della <title>Ciropedia</title> e il <name type="persona.real" key="Cicerone">Cicerone</name> del <title><foreign lang="la">De officiis</foreign></title>) ma si estendeva a <name type="persona.real" key="Isocrate">Isocrate</name>, al <name type="persona.real" key="Plutarco">Plutarco</name> dei <title><foreign lang="la">Moralia</foreign></title>, a <name type="persona.real" key="Teofrasto">Teofrasto</name>, ecc. Altro che materia umile! Il <title>Galateo</title> era fittamente tramato dalle più preziose gemme della sapienza antica, sovente celate sotto l'ordito antifrastico della pagina, quasi un abito da cerimonia sapientemente adattato a veste da camera. <q type="cit" who="S.Prandi" value="G. Della Casa">«Io ho più volte udito»</q>, afferma il vecchio precettore a un certo punto, <q type="cit" who="S.Prandi" value="G. Della Casa">«che si sono trovate delle nazioni così sobrie che non isputavano giammai»</q>; oppure, con più perfidia: <q type="cit" who="S.Prandi" value="G. Della Casa">«quando altri sbadiglia colà dove siano persone oziose e senza pensiero, tutti gli altri, come tu puoi aver veduto far molte volte, risbadigliano incontinente»</q>. Saggezza popolare, spicciolo senso comune? Naturalmente no: cultura innanzitutto, e della più raffinata, che gioca a mascherare le proprie fonti, rispettivamente la <title>Ciropedia</title> e i <title>Problemata</title> pseudo-aristotelici. In questa operazione di recupero erudito il <name type="persona.real" key="Giovanni Della Casa">Casa</name> si pone nel solco di quella tradizione che, più di ogni altra, aveva elaborato in forme originali la precettistica pedagogica: quella umanistica; e non soltanto attraverso il filone illustre dell'<mentioned><foreign lang="la">institutio principis</foreign></mentioned>, ma pure battendo<pb n="XXXVI"/> il percorso più misurato <mentioned><foreign lang="la">de educatione liberorum</foreign></mentioned>: <name type="persona.real" key="Erasmo da Rotterdam">Erasmo</name>, tanto per fare un illustre esempio, traduttore di vari <title><foreign lang="la">Opuscola</foreign></title> plutarchei, è anche autore di un fortunatissimo <title><foreign lang="la">De civilitate morum puerilium</foreign></title> che può essere considerato, anche per l'ironia che ne colora il dettato, il diretto antecedente del <title>Galateo</title> (oltre che un testo di fortuna europea). Il riferimento a <name type="persona.real" key="Erasmo da Rotterdam">Erasmo</name> non è casuale: il parziale allineamento del trattato casiano sulle direttrici umanistiche comporta alcune conseguenze che non mi sembra siano valutate nella giusta misura. Talvolta si è manifestata la tendenza a leggere il <title>Galateo</title> come un testo crudelmente repressivo, quasi un'incarnazione del demone censorio della Controriforma, e pienamente inserito in quell'ottica secondo-cinquecentesca che, attraverso un «culto dell'apparenza sociale», vede nel concetto di <hi rend="italic">onore</hi> uno dei suoi concetti-cardine. Una simile interpretazione ha il grave svantaggio, a mio giudizio, di interdire completamente la comprensione dell'ideale umanistico di <hi rend="italic">misura</hi> che, temperando il precettismo più astratto, informa l'intero testo, specialmente le celebri pagine sulle «cerimonie». Facendo slittare il campo d'applicazione del codice precettistico dal mondo infantile alla civiltà degli adulti, dall'ambito delle virtù teologali e cardinali a quello delle minute occupazioni quotidiane il <name type="persona.real" key="Giovanni della Casa">Casa</name> ha potuto conferire al canonico ideale di <mentioned><foreign lang="la">mediocritas</foreign></mentioned> una dimensione inedita, la cui importanza non è sfuggita a <name type="persona.real" key="Norbert Elias">Norbert Elias</name>.</p>
<p>Ma tradizione umanistica significa pure dissimulazione del sapere e tensione paradossale, come è irrepitibilmente dimostrato dall'<title>Elogio della follia</title> erasmiano: e con ciò veniamo alla <q type="cit" who="S.Prandi" value="B.Varchi">«leggiadria»</q> del <title>Galateo</title>. Della dissimulazione s'è già detto, e potrebbero anche essere allegati in proposito i ripetuti attacchi contro gli eccessi dell'intellettualismo di alcuni <q type="cit" who="S.Prandi" value="G.della Casa">«uomini letterati»</q> che <q type="cit" who="S.Prandi" value="G.della Casa">«per pompa di loro parlare fanno bene spesso che il torto vince e che la ragion perde»</q>. Quanto alla spinta paradossale, essa si mostra in tutta la sua evidenza fin dalla pagina d'esordio, che va considerata, come ha intuito <pb n="XXXVII"/><name type="persona.real" key="Giorgio Manganelli">Giorgio Manganelli</name>, una vera e propria epigrafe funeraria, lapide posta a testimonianza di un passaggio di consegne tra chi ha oramai compiuto il <q type="cit" who="S.Prandi" value="G.Manganelli">«viaggio»</q> dell'esistenza e chi deve ancora intraprenderlo; d'altra parte questo statuto paradossale è comunque a ogni <mentioned><foreign lang="la">ars bene vivendi</foreign></mentioned>, disciplina che sempre prende le mosse da una preliminare meditazione sulla morte. Esiste tuttavia una precisa tradizione, quella burchiellesca e bernesca, che vede nel paradosso uno dei suoi momenti fondativi, e alla quale il <name type="persona.real" key="Giovanni Della Casa">Casa</name> stesso aveva preso parte in età giovanile, durante la sua militanza nell'Accademia dei Vignaiuoli: essa costituisce, a mio parere, uno dei fermenti più attivi del testo. Certo, chi vuol vedere nel <title>Galateo</title> soltanto un quieto ed elegante manuale di comportamento troverà queste osservazioni sorprendenti. Eppure il <name type="persona.real" key="Giovanni Della Casa">Casa</name> non si limita alla citazione di un paio di sonetti del <name type="persona.real" key="Burchiello">Burchiello</name> e di <name type="persona.real" key="Antonio Alamanni">Antonio Alamanni</name>, ma dissemina di ironici doppisensi le pagine «antidantesche» e quelle sul «favellare» impacciato, costellando il proprio trattarello di termini berneschi: uno, in particolare, <q type="cit" who="S.Prandi" value="G. Della Casa">«discrezione»</q>, allogato nel nodo forse più cruciale del testo, quello del sogno di <name type="persona.real" key="Flaminio Tomarozzo">Flaminio Tomarozzo</name>, a scontrarsi violentemente col suo aulico <mentioned>double</mentioned> di derivazione dantesca. Le descrizioni dei comportamenti da «schifare» infine, per il gusto del grottesco e della rappresentazione caricaturale, ricordano da vicino la pagine precettistiche della prima giornata del <title>Dialogo (...) nel quale la Nanna insegna a la Pippa</title> (<date value="1536">1536</date>) dell'<name type="persona.real" key="Pietro Aretino">Aretino</name>, opera che lancia la fortuna dei testi parodici sulla letteratura comportamentale inaugurata dal <title>Cortegiano</title>, di cui l'esempio forse più rappresentativo è <title>La Raffaella</title> di <name type="persona.real" key="Alessandro Piccolomini">Alessandro Piccolomini</name>.</p>
<p>Di entrambe queste componenti il commento tenta di dar conto, allo scopo di evidenziare la natura composita, contaminata del testo. Sono state approntate a questo riguardo due serie di annotazioni.la prima, posta in calce alla pagina, è di natura prevalentemente esplicativa e tesa allo stesso tempo all'individuazione <pb n="XXXVIII"/>del tessuto portante della prosa del <title>Galateo</title>, costituito com'era lecito attendersi, dal <name type="persona.real" key="Giovanni Boccaccio">Boccaccio</name> del <title>Decameron</title> (ma anche del <title>Corbaccio</title>), dal <name type="persona.real" key="Francesco Petrarca">Petrarca</name> e dallo stesso <name type="persona.real" key="Dante Alighieri">Dante</name>; <hi rend="italic"><foreign lang="la">autoritates</foreign></hi> che comunque non esauriscono la tastiera variegata dell'opera, arricchita da spigolature condotte sul <name type="persona.real" key="Franco Sacchetti">Sacchetti</name>, sul <name type="persona.real" key="Francesco Berni">Berni</name>, su <name type="persona.real" key="Luigi Pulci">Luigi Pulci</name> e soprattutto sul filone «linguaiolo» di un <name type="persona.real" key="Agnolo Firenzuola">Firenzuola</name>, un <name type="persona.real" key="Giovanbattista Gelli">Gelli</name>, un <name type="persona.real" key="Antonfrancesco Grazzini">Grazzini</name>, ecc. Si è convenuto peraltro di adottare come chiave dell'apparato esplicativo, accantonati i soliti vocabolari e repertori, che comunque operano una distorsione modernizzante nell'impianto concettuale dei lemmi, due opere di <name type="persona.real" key="Francesco Alunno">Francesco Alunno</name> presenti nella biblioteca casiana: <bibl><title>Le ricchezze della lingua volgare</title>, Aldo, Venezia 1543</bibl>, e soprattutto <bibl><title>La fabrica del mondo</title>, Nicolò de' Bascarini, Venezia 1546</bibl> (in nota abbreviate in AR e AF); vocabolario il primo, grande repertorio onomastico dell'esistente, ordinato secondo la struttura rinascimentale del cosmo, il secondo, i due testi rappresentano una tappa fondamentale in quel processo di «parcellizzazione» delle «tre corone» compiuto alla metà del <date value="1500">XVI secolo</date> che tanta parte avrà nella costituzione di un compatto canone letterario. Si aggiunga a ciò un aspetto che non è stato sinora rilevato da alcuno: <title>La fabrica del mondo</title> offre al <title>Galateo</title> una molteplicità di spunti ispirativi. Basti questo esempio, relativo alla voce <q type="cit" who="S.Prandi" value="F.Alunno">«beffare»</q>: <q type="cit" who="S.Prandi" value="F.Alunno">«val macchiare (...) altrui di alcuna cosa che ne <hi rend="italic">riporti vergogna</hi> e anche <hi rend="italic">prendersi piacere</hi> dando ad intendere ecc.»</q>; <title>Galateo</title>: <q type="cit" who="S.Prandi" value="G.della Casa">«conciosia che la intenzion del beffatore è di <hi rend="italic">prendere sollazzo</hi> dell'errore di colui di cui egli fa cadere sia tale che <hi rend="italic">niuna vergogna</hi> notabile (...) gliene segua»</q> (XIX, p. 50).</p>
<p>Il secondo gruppo di annotazioni, raccolto in fondo al volume, è caratterizzato da un approccio generalmente storico-interpretativo, intende cioè ricostruire le premesse teoriche immanenti alle tematiche dell'opera attraverso il fitto dialogo da esso intrattenuto con le fonti classiche, dalle più raffinate alle più vulgate, come i <pb n="XXXIX"/><title><foreign lang="la">Disticha Catonis</foreign></title>; con certa precettistica medievale come le <title><foreign lang="la">Quinquaginta curialitates ad mensam</foreign></title> di <name type="persona.real" key="Bonvesin da la Riva">Bonvesin da la Riva</name> o i <title>Documenti d'amore</title> di <name type="persona.real" key="Francesco da Barberino">Francesco da Barberino</name>, infine con i testi paradigmatici del <hi rend="italic"><foreign lang="fr">savoir vivre</foreign></hi> rinascimentale, tra cui il già ricordato <title><foreign lang="la">De civilitate morum puerilium</foreign></title> di <name type="persona.real" key="Erasmo da Rotterdam">Erasmo</name> o <title>Il libro del cortegiano</title>. È in questa sede inoltre che verrà verificata la trama dei rapporti che il testo intrattiene in linea parallela sia con la tradizione pedagogica umanistica, sia con quella burchiellesca e bernesca, concentrata in particolare nelle osservazioni relative al «favellare». Se è vero che una vera e propria intertestualità, a livello macrostrutturale, è comprovabile soltanto per il <title><foreign lang="la">De officiis</foreign></title> ciceroniano, <title>Il libro del cortegiano</title> di <name type="persona.real" key="Baldassar Castiglione">Castiglione</name> e, più debolmente, il <title><foreign lang="la">De civilitate</foreign></title> di <name type="persona.real" key="Erasmo da Rotterdam">Erasmo</name>, si è ritenuto comunque importante dar conto, nel commento, anche delle affinità che la tessitura precettistica del <title>Galateo</title> mostra nei confronti di testi non direttamente evocabili come «fonti» (nozione peraltro inadeguata per affrontare la strategia dissimulatoria del <name type="persona.real" key="Giovanni Della Casa">Casa</name>), tuttavia ben presenti nella tradizione culturale da cui il trattarello discende; ciò anche per rendere perspicua una scelta interpretativa che, come si è avuto modo di ribadire qualche anno fa (<bibl><title>Ragioni di un commento: in margine al «Galateo»</title>, in «Lettere italiane», 4 (1996), pp. 592-601</bibl>), intende situare lo scarto ironico e paradossale dell'opera sullo sfondo della tradizione illustre costituita appunto dalla precettistica pedagogica umanistica. Il commento infine raccoglie la segnalazione delle varianti della redazione manoscritta ritenute più significative.</p>
</div><br/>

<div type="nota al testo">
<head type="ord"><anchor type="nota">Nota al testo</anchor></head>
<p>Nel <date value="1558">1558</date> il <title>Galateo</title> esce, postumo, accanto alle <title>Rime</title> e all'<title>Orazione per la lega</title> (<bibl>Nicolò Bevilacqua, Venezia</bibl>), per iniziativa di <name type="persona.real" key="Erasmo Gemini">Erasmo Gemini</name> e <name type="persona.real" key="Carlo Gualteruzzi">Carlo Gualteruzzi</name>, l'uno segretario, l'altro intimo amico del <name type="persona.real" key="Giovanni Della Casa">Casa</name>,<pb n="XL"/> conoscendo un successo immediato, nonostante le proteste di alcuni <name type="popolo.real" key="Fiorentino">fiorentini</name> per le pagine antidantesche del trattato. La redazione manoscritta dell'opera, un tempo presso l'archivio <name type="manoscritto" key="Ricci-Parracciani">Ricci-Parracciani</name> a <name type="luogo.real">Montepulciano</name> (essendo morto il <name type="persona.real" key="Giovanni Della Casa">Casa</name> nella dimora romana del cardinal <name type="persona.real" key="Giovanni Ricci">Giovanni Ricci</name>), ora alla <name type="luogo.real">Biblioteca Vaticana</name>, Codice <name type="manoscritto" key="Vaticano Latino 14825">Vaticano Latino 14825</name>, rimase sempre nell'ombra: era stata veduta da alcuni editori settecenteschi come <name type="persona.real" key="Giovanbattista Casotti">Giovanbattista Casotti</name> e <name type="persona.real" key="Nicolò Rossi">Nicolò Rossi</name>, poi ai nostri giorni, da <name type="persona.real" key="Lorenzo Campana">Lorenzo Campana</name> e <name type="persona.real" key="Giuseppe Prezzolini">Giuseppe Prezzolini</name>. Questi registrò un certo numero di varianti manoscritte, formulando l'ipotesi che il codice <name type="manoscritto" key="Ricci-Parracciani">Ricci-Parracciani</name> costituisse una prima redazione del <title>Galateo</title>: ipotesi accolta e sviluppata compiutamente da <name type="persona.real" key="Emanuela Scarpa">Emanuela Scarpa</name> nella sua edizione critica (<bibl>Panini, Modena 1990</bibl>, con lavoro preparatorio in <bibl><title>Appunti per l'edizione critica del Galateo</title>, in «Filologia e critica», a. VI, fasc. II, 1981</bibl>). La studiosa notava in quella sede come tutte le varianti registrate ai margini o in interlinea del manoscritto, che si presenta come una bella copia esemplata dal <name type="persona.real" key="Erasmo Gemini">Gemini</name> con qualche correzione autografa, fossero passate alla stampa (almeno <num value="3">tre</num> di esse sono sicuramente autografe); osservava inoltre come a molti dei segni posti al margine del manoscritto, lineette e crocette che si ritrovano in altre scritture del <name type="persona.real" key="Giovanni Della Casa">Casa</name>, corrispondessero effettive varianti nel testo della stampa (<bibl><title>Appunti</title> cit., p. 234</bibl>). Nella sua edizione dunque la <name type="persona.real" key="Emanuela Scarpa">Scarpa</name> riportava come redazione definitiva il testo dell'<bibl>edizione Bevilacqua 1558</bibl>, accogliendo tuttavia alcune forme della redazione manoscritta come <q type="cit" who="S.Prandi" value="E.Scarpa">«drieto»</q>,  <q type="cit" who="S.Prandi" value="E.Scarpa">«dirieto»</q>, <q type="cit" who="S.Prandi" value="E.Scarpa">«indrieto»</q> - nella stampa «dietro», «di dietro», «indietro», - e <q type="cit" who="S.Prandi" value="E.Scarpa">«sanza»</q>, conformemente all'<hi rend="italic"><foreign lang="la">usus scribendi</foreign></hi> casiano, al posto di «senza»: la responsabilità di quest'ultimo intervento era anzi chiaramente attribuita dalla <name type="persona.real" key="Emanuela Scarpa">Scarpa</name> allo stesso <name type="persona.real" key="Carlo Gualteruzzi">Gualteruzzi</name>, che aveva curato anni prima un'edizione del <title>Novellino</title> (<bibl>Girolamo Benedetti, Bologna 1525</bibl>) in linea con i criteri puristici bembeschi. Per di più, la studiosa ammetteva <pb n="XLI"/>(<bibl>ed. cit., Nota al testo, p. XXXVI</bibl>) che <q type="cit" who="S.Prandi" value="E.Scarpa">«non è dato naturalmente sapere con certezza in quale misura»</q> il <name type="persona.real" key="Carlo Gualteruzzi">Gualteruzzi</name> poteva essere intervenuto sul testo Bevilacqua , anche se è praticamente certa la sua iniziativa nel caso di <q type="cit" who="S.Prandi" value="C.Gualteruzzi">«sanza»</q> e dei raddoppiamenti arcaizzanti del tipo <q type="cit" who="S.Prandi" value="C.Gualteruzzi">«acciò»</q>, <q type="cit" who="S.Prandi" value="C.Gualteruzzi">«allui»</q> consigliati dal <name type="persona.real" key="Pietro Bembo">Bembo</name> (<bibl><title>Prose</title>, III, X</bibl>).</p>
<p>A un anno esatto dalla proposta testuale della <name type="persona.real" key="Emanuela Scarpa">Scarpa</name>, usciva presso Marsilio una nuova edizione a cura di <name type="persona.real" key="Gennaro Barbarisi">Gennaro Barbarisi</name> che rovesciava i termini della questione, sostenendo l'insufficienza delle prove filologiche addotte dalla studiosa e attribuendo al <name type="persona.real" key="Carlo Gualteruzzi">Gualteruzzi</name> tutte le varianti della stampa. Queste perlopiù consistono: nell'eliminazione di alcune ripetizioni, concordanze a senso e doppie negazioni; nell'applicazione frequente dell'apocope; nell'inversione sintattica di alcuni elementi, tale da conformarsi in genere al periodo del <name type="persona.real" key="Giovanni Boccaccio">Boccaccio</name>; in un uso più sorvegliato del pronome relativo, nella modifica di «debbe», «debbono» in «dèe», «deono», di «per il» in «per lo»; di «dunque» in «adunque». La stampa tende inoltre all'attenuazione di espressioni troppo forti («trae peti» / «fa strepito») o che avessero potuto arrecare sospetto presso l'Inquisizione (e il <name type="persona.real" key="Giovanni Della Casa">Casa</name> conosceva troppo bene i rischi che potevano derivarne: si ricordi la sua attività di compilatore del primo <title><foreign lang="la">Index librorum prohibitorum</foreign></title>): «non hanno udito la messa» / «non hanno fatto essercizio»; «veder fare con oculata fede» / «veder con gli occhi fare»; «Cristo benedetto» / «messer Domenedio»; per lo stesso motivo infine si assiste a una costante espunzione della citazione esplicita del <title>Decameron</title>. La differenza più vistosa tra le due redazioni comunque riguarda la figura del precettore, che nella redazione a stampa diviene fiorentino: il fatto giustifica fra l'altro la rassettatura linguistica del testo che obbedisce ad un generale criterio di raffinamento stilistico, come ha persuasivamente mostrato la <name type="persona.real" key="Emanuela Scarpa">Scarpa</name>. Dal momento però che <name type="persona.real" key="Gennaro Barbarisi">Barbarisi</name> considera il manoscritto <name type="manoscritto" key="Vaticano Latino 14825">Vaticano Latino 14825</name><pb n="XLII"/> l'unico testimone attendibile della tradizione, la sua edizione si configura come un operazione perfettamente speculare al lavoro della <name type="persona.real" key="Emanuela Scarpa">Scarpa</name>: redazione manoscritta come testo base (un testo che il <name type="persona.real" key="Giovanni Della Casa">Casa</name> non avrebbe minimamente intenzione di pubblicare), ed esiti della stampa posti in apparato.</p>
<p>Già <name type="persona.real" key="Antonino Sole">Antonino Sole</name>, in una discussione relativa alle edizioni della <name type="persona.real" key="Emanuela Scarpa">Scarpa</name>, del <name type="persona.real" key="Gennaro Barbarisi">Barbarisi</name> e del <name type="persona.real" key="Arnaldo Di Benedetto">Di Benedetto</name> (in <bibl>«Giornale storico della letteratura italiana», CLXIX, 1992, pp. 603-11</bibl>) sollevava alcune motivate perplessità e obiezioni sul fatto che si potesse ecludere in modo assoluto, come proponeva <name type="persona.real" key="Gennaro Barbarisi">Barbarisi</name>, che il testo della stampa <name type="persona.real" key="Erasmo Gemini">Gemini</name> fosse il risultato di un lavoro di revisione da ascrivere al <name type="persona.real" key="Giovanni Della Casa">Casa</name> (così che tutte le sue varianti fossero da attribuire al lavoro editoriale del <name type="persona.real" key="Carlo Gualteruzzi">Gualteruzzi</name>); alle stesse conclusioni, in particolare sulla base di un'analisi di tipo stilistico, perveniva anche <name type="persona.real" key="Arnaldo Di Benedetto">Arnaldo Di Benedetto</name> (<bibl><title>Appunti sul «Galateo»</title>, in «Giornale storico della letteratura italiana», CLXXII, 1995, pp. 481-508</bibl>) e la <name type="persona.real" key="Emanuela Scarpa">Scarpa</name> (<bibl><title>Schede sulle recenti fortune del Galateo di Giovanni Della Casa (con un'appendice gualteruzziana)</title>, in «Filologia e critica», I, 1997, pp. 37-68</bibl>). Il <name type="persona.real" key="Gennaro Barbarisi">Barbarisi</name> tornava poi a ribadire la sua tesi (<bibl><title>Ancora sul testo del Galateo</title>, in aa.vv., <title>Per Giovanni Della Casa</title>, cit. in Bibliografia</bibl>; infine <bibl><title><foreign lang="la">Quaestio lepidissima</foreign>: il testo del Galateo</title> in «Filologia e critica», I, 1999, pp. 139-48</bibl>) senza tuttavia aggiungere sostanziali novità alle argomentazioni in precedenza addotte. Allo stato attuale delle ricerche, mi pare che nessuna delle due ipotesi prospettate possa imporsi con assoluta certezza, tanto da escludere l'altra in via definitiva: tuttavia, se l'edizione <name type="persona.real" key="Gennaro Barbarisi">Barbarisi</name> ha l'indubbio merito di aver reso disponibile la redazione manoscritta del testo, sollevando un proficuo dibattito, l'analisi delle varianti (per cui si rimanda ai citt. articoli di <name type="persona.real" key="Antonino Sole">Sole</name>, <name type="persona.real" key="Arnaldo Di Benedetto">Di Benedetto</name> e <name type="persona.real" key="Emanuela Scarpa">Scarpa</name>) orienta a mio giudizio verso la paternità casiana degli esiti più significativi della stampa <name type="persona.real" key="Erasmo Gemini">Gemini</name>. È pur vero che la <pb n="XLII"/>stampa accoglie anche una serie di interventi «normativi» del <name type="persona.real" key="Carlo Gualteruzzi">Gualteruzzi</name>, ma in modo disomogeneo e discontinuo, tale da non configurarsi come una revisione sistematica (rimando per un'analisi dettagliata ad <bibl>A.Sole, <title>Cognizione del reale</title>, cit. in Bibliografia</bibl>): se la modifica di «debbe» in «dèe», ad esempio, o di «per il» in «per lo» segue i dettami delle <title>Prose della volgar lingua</title>, non così avviene in casi come la terminazione in <hi rend="italic">-i</hi> (al posto di <hi rend="italic">-a</hi>: <bibl><title>Prose</title>, III, XLV</bibl>) della seconda persona singolare del congiuntivo presente (cfr. l'iniziale «possimo»); la desinenza <hi rend="italic">-assimo</hi> per la terza persona plurale del congiuntivo imperfetto («soffiassimo», «favellassimo»); forme di futuro sincopato come «sedrà», ammesse solo in poesia, ecc.</p> 
<p>Il tutto considerato, ho dunque ritenuto opportuno riproporre nuovamente il testo della <mentioned><foreign lang="la">princeps</foreign></mentioned>, che per <num value="4">quattro</num> secoli ha costituito l'esclusivo, storico orizzonte testuale di ogni lettore, riproducendone gli esiti anche nei luoghi in cui la responsabilità degli interventi del <name type="persona.real" key="Carlo Gualteruzzi">Gualteruzzi</name> è quasi certa, e cioè: «senza» per «sanza»; «acciò», «dallui», «allungo», per «a ciò», «a lui», «da lui», «a lungo», «a fine»; inoltre «dietro», «di dietro», «indietro» per «drieto», «dirieto», «indrieto» («indietro» scrive tuttavia il <name type="persona.real" key="Giovanni Della Casa">Casa</name> nella lettera al <name type="persona.real" key="Carlo Gualteruzzi">Gualteruzzi</name> da <name type="luogo.real">Venezia</name> del <date value="31-12-1545">31 dicembre 1545</date> - <bibl>p. 232 dell'ed. Moroni</bibl> -; e «dietro» e «indietro» ritroviamo nell'edizione critica delle <bibl><title>Rime</title> curata da <name type="persona.real" key="Roberto Fedi">Roberto Fedi</name> - Salerno, Roma 1978 -</bibl>, che accredita la stampa <name type="persona.real" key="Erasmo Gemini">Gemini</name> anche per le grafie). Le lezioni più interessanti e sostanziose della redazione manoscritta (tratte dall'ed. recentemente riveduta dal <name type="persona.real" key="Gennaro Barbarisi">Barbarisi</name>) saranno invece riportate e discusse in nota. Nel testo della stampa andranno peraltro emendate, seguendo le indicazioni della <name type="persona.real" key="Emanuela Scarpa">Scarpa</name>, le lezioni <mentioned>mad[onna] Avarizia</mentioned> in <mentioned>messer Avarizia</mentioned> (cfr. <bibl>p. 55 di questa ed.</bibl>; ci si riferisce infatti all'<name type="persona.real" key="Erminio Grimaldi">Erminio Grimaldi</name> del <title>Decameron</title>) e <mentioned>accozzate</mentioned> in <mentioned>accozzare</mentioned> (p. 65). La presente edizione infine corregge gli errori in cui era incorsa la precedente nel <pb n="XLIV"/>riprodurre il testo: anche il commento risulta in più punti ritoccato.</p>
<p>Si è preferito reintrodurre per comodità del lettore la divisione in paragrafi, sconosciuta alla <mentioned><foreign lang="la">princeps</foreign></mentioned>, che rimonta all'edizione Pasinello del <date value="1728">1728</date>. È stata riprodotta poi dall'edizione Bevilacqua la parte della lettera del <name type="persona.real" key="Erasmo Gemini">Gemini</name> ai lettori in cui viene illustrata l'occasione compositiva dell'opera, e, allo stesso modo, il sottotitolo, quasi certamente introdotto dai curatori del volume.</p>
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<signed>STEFANO PRANDI</signed>
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