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<byline><docauthor>Igino Ugo Tarchetti</docauthor></byline>
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<titlepart type="princ">FOSCA</titlepart></doctitle>
<docedition>a cura</docedition>
<byline>di
<docauthor>Gilberto Finzi</docauthor>
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<docimprint>
<publisher>Oscar Mondadori</publisher>
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<div type="introduzione">
<head type="desc">Introduzione</head>
<p><num value="1">1</num>. "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">Il romanzo e la poesia sono le voci che ne avvertono di congiunzioni misteriose..."</q> (<title>Idee minime sul romanzo</title>, <date value="1865">1865</date>).</p>
<p>"<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">Dove rintraccieremo noi quella linea che separa l'immaginario dal vero? E nel mondo dello spirito, nelle sue vaste concezioni, esiste qualche cosa che noi possiamo chiamare assolutamente reale, od assolutamente fantastico?"</q> (<title>Riccardo Waitzen</title>, <date value="1866">1866</date>).</p>
<p>Sono frasi e pensieri in cui si rileva un'idea fissa, quasi una ossessione, comune un poco a tutti gli scapigliati. Sono, anche per <name type="persona.real" key="Tarchetti">Igino Ugo Tarchetti</name> che li scrive, il tema del reale e dell'immaginario, l'interpretazione del paesaggio tra fisico e psichico, il rapporto romanzo-poesia o anche vita-poesia: in una parola elementi tipici della vicenda scapigliata.</p>
<p>Già nelle poesie giovanili di <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name>, enigmatico frutto romantico e insieme in certo senso postromantico, risaltava, ora ironizzata, ora idealizzata, una ossessione di morte, un'attrazione spaventosa verso la malattia e il disfacimento fisico e psichico (con tutta la reciprocità problematica relativa), che si ritroverà nella sua narrativa e soprattutto nel romanzo <title>Fosca</title>. C'era una contraddizione di fondo fra tensione sentimentale e morale e autobiografismo minuto, una contraddizione che lasciava come uno spazio, un diaframma fra urgenza del cuore e pagina scritta, fra sensibilità eccitata e linguaggio. Così, è essenziale intendere il tema dello "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">sdoppiamento della personalità</q>", che non è solo quello fantastico e "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">nero</q>" di <title>Uno spirito in un lampone</title> o di <title>Storia di una gamba</title>, ma un vero binomio oppositivo, che addirittura sembra partire da un'alienazione esistenziale. <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> veniva dalla provincia, era un uomo lacerato da intimi dissidi, aderente al romanticismo "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">nordico</q>" del <date value="1850">secondo Ottocento</date> e al <pb n="5"/>tempo stesso sensibile al richiamo di una coscienza nuova che tentava di farsi strada. La <name type="luogo.real">Milano</name> di quell'epoca è già una città minacciata dall'industrialismo, dalla nuova borghesia in ascesa che non ha tempo per la poesia, il tempo è roso dagli interessi privati. Scrive <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> alla madre nel <date value="06-1864">giugno del 1864</date>:"<q type="epistola" who="Tarchetti"><name type="luogo.real">Milano</name>... è forse dal lato del benessere sociale la migliore città d'<name type="luogo.real">Italia</name>, ma non vi ha un filo d'erba, non una collina, non un lembo d'orizzonte... Non si conoscono qui le stagioni che dall'atmosfera</q>". E poco prima, a un amico ignoto: "<q type="epistola" who="Tarchetti">Faccio qui un'orribile vita, lavoro letteralmente l'intero giorno, e occupo la notte ai miei scritti privati</q>". Non siamo ancora all'esistenza schizoide di <name type="cognome.real" key="Camerana">Camerana</name> diviso fra magistratura e poesia, ma l'uomo non crede alla felicità: sente e tocca solo immagini di miseria materiale e morale. Più tardi, il dramma della povertà - il romanzo <title>Paolina</title> - si trasforma nella tragedia collettiva della guerra e dei poveri che la devono subire, diventa la denuncia, audace per l'epoca, del militarismo che strappa alle famiglie più bisognose di braccia gli uomini validi per farne quei "<q type="cit" who="G.F." key="Tarchetti">manichini a comando</q>" che sono i soldati: <title>Una nobile follia</title>, che porta il significativo sottotitolo <title>Drammi della vita militare</title>, divenne un <hi>pamphlet</hi> contro la guerra e contro gli eserciti stanziali in virtù della tensione polemica nonostante in definitiva trattasse di un'anomalia psichica.</p>
<p>Ma <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> non è un romanziere verista. O meglio, tende a un reale "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">globale</q>" che comprenda tutto ciò che gli sembra complementare nell'esistenza, a un reale che sia un complesso rapporto fra concretezza e immaginazione, fra razionale e irrazionale, fra reale ed extrareale: da un lato la coscienza, anzi la scienza, il "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">positivo</q>" che cerca di "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">capire</q>", sull'opposto versante (ma complementare) il diverso, l'altro, l'oltre. Ecco la malattia, la morte e l'abnorme psichico, stimoli ossessivi della sua arte, emergere dal reale allo stesso modo brutale della miseria e della guerra: è possibile ridurli a fatti umanamente comprensibili? E' soprattutto nei <title>Racconti fantastici</title> che prende corpo l'immaginazione dell'<hi>altro</hi>, di ciò che è <hi>oltre</hi> il reale, dell'invisibile che compenetra il visibile - ed è la scienza. il "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">positivismo</q>" che, secondo <name type="cognome.real" key="F. Portinari">F. Portinari</name>, affiora e in quegli eventi inspiegabili insinua l'idea che siano razionalmente dominabili. E' sempre l'immaginazione abnorme, lucida e distaccata, a dare il segnale della rivolta alla vita così come è, a tentare sul piano dell'irreale una soluzione artistica e letteraria ai conflitti <pb n="6"/>e alle contraddizioni della vita. La vocazione di <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> è perciò il romanzo. E, soprattutto, <title>Fosca</title>.</p>  
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<p><num value="2">2</num>. Ma quale concezione ha <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> del romanzo? Nelle <title>Idee minime sul romanzo</title>, il breve testo del <date value="1865">1865</date> già citato, la polemica contro <name type="cognome.real" key="Manzoni">Manzoni</name> si affianca all'esaltazione dell'immaginazione: ma l'ovvietà ha il sopravvento, ed ecco ricomparire lo stereotipo della letteratura "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">morale</q>", per cui "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">il fine comune delle lettere... è l'istruire e l'educare alettando</q>", con l'unica variante dell'<hi>allettando</hi> in luogo del più usuale <hi>dilettando</hi>. Idee settecentesche, come si vede, anzi molto più antiche, filtrate dal romanticismo, statiche nella loro etica di fondo cristiano, contrastate nella pratica letteraria già nel passato, e ora da una frangia sperimentale di scrittori, scapigliati e non. Siamo insomma, ancora e sempre, all'ideale oraziano dell'<hi>utile dulci</hi>, ovviamente alquanto superato in una letteratura venuta dopo moti guerre e massacri, dopo la teorizzazione e la prassi poetica dei <name type="cognome.real" key="Poe">Poe</name> e dei <name type="cognome.real" key="Baudelaire">Baudelaire</name>, in un modo in trasformazione in cui le prospettive incerte e la modificazione dei rapporti politici, sociali, gli studi scientifici, in una parola lo scientismo positivista.</p>
<p><name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> crede per un momento (ma quanto, o fino a quando?) che nel romanzo risieda l'uomo libero, mentre nella storia si nasconde il male, "<q type="cit" who="G.F." key="Tarchetti">l'uomo sottoposto all'uomo</q>", l'uomo nella società, miticamente schiavo, trasformato in schiavo e in malvagio come un ex buon selvaggio di <name type="cognome.real" key="Rousseau">Rousseau</name> (del resto espressamente chiamato in causa in <title>Bouvard</title> e nella stessa <title>Fosca</title>). Condizionamenti a parte, il romanzo svelerebbe "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">il nesso misterioso</q>", il rapporto o legame vero fra l'uomo e la natura (e si rilegga la citazione posta qui, all'inizio). Perciò - ma il passaggio è arbitrario, estemporaneo - il "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">buon</q>" romanzo è quello che essendo "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">morale</q>" rende migliore chi lo legge perchè "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">commuove</q>".</p>
<p>L'essere "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">contro</q>" <name type="cognome.real" key="Manzoni">Manzoni</name> è un'altro stereotipo scapigliato. Ma, con una contraddizione non insolita, il manzonismo di <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> emerge in vari modi: nella finzione del "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">manoscritto trovato</q>" che è all'origine di <hi>Fosca</hi>; nei brevi capitoli di raccordo del romanzo, con quelle rapide riflessioni "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">generali</q>" (o "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">moralità</q>") su di sé, sul proprio destino o sulla stessa vicenda (capp. XXII, XXXIII, XLVII, ecc.); nella descrizione del viaggio a <name type="luogo.real">Milano</name> del protagonista, dove si ripropongono addirittura alcuni moduli, stilemi, luoghi topici manzoniani della descrizione del <pb n="7"/>paesaggio padano. Pure tra <name type="cognome.real" key="Manzoni">Manzoni</name> e <name type="cognome.real" key="Sterne">Sterne</name>, fra <name type="cognome.real" key="Rovani">Rovani</name> e i <name type="cognome.real" key="Boito">Boito</name> (notare che manca del tutto <name type="cognome.real" key="Nievo">Nievo</name>), nella prassi narrativa tarchettiana il romanzo, non più "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">storico</q>", è un genere moderno fra immaginazione e intimismo. La realtà è polivalente, pluridimensionale - la parapsicologia è alle porte - il mistero è in fiore. A <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> interessa - sostiene <name type="cognome.real" key="A. Borlenghi">A. Borlenghi</name> - "<q type="cit" who="G.F." key="A. Borlenghi">la violenza a cui portava la trasposizione di un'intimità soggettiva in una tensione, d'eccezione sempre, fino al fantastico e all'orrido</q>". Ed è così che, mentre nella sua scrittura prevale il grottesco, come fantastico e come deformazione, sull'ironia sterniana, nasce questo romanzo, <title>Fosca</title>, inquieto e violentemente segnato dal "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">vissuto</q>" ma anche dal tentativo di "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">riduzione al dato fisico, di ogni impulso più spirituale</q>".</p>
<p>Lo scrittore lavora a <title>Fosca</title> fino alla morte, senza terminare il romanzo. Il suo stato d'animo in quest'ultimo periodo della vita è funereo: <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> sembra chiuso definitivamente in un suo mondo perduto, maniacale e senza vie d'uscita. <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name> rappresenta la malattia, il pensiero della morte che tormenta <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name>, è anzi la somatizzazione - la trasposizione psicosomatica - della malattia e della morte. E' la sua stessa ossessione divenuta concreta, <hi>alter ego</hi> dello scrittore fuori di lui, trasposto in un'indimenticabile figura di donna. <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name> è dunque un simbolo, ma anche un personaggio riuscito; la tragedia che trascina <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> contro se stesso si riflette in un segno dell'ultramondo realizzato in un incubo vivente. <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name>, romanzo e personaggio, è la sintesi delle immaginazioni, della fantasia turbata dello scrittore.</p>
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<p><num value="3">3</num>. <abstract>La vicenda si snoda come una storia che parte dalla luce dell'amore (<name type="persona.real" key="Clara">Clara</name>) per arrivare all'orrido dell'ossessione (<name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name>). Come in molti altri racconti di <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name>, <name type="persona.real" key="Giorgio">Giorgio</name>, il protagonista, parla in prima persona, ma il confine fra realtà autobiografica e invenzione narrativa resta come sempre confuso nell'indistinzione fra la vita e l'arte, tipica degli scapigliati (e non solo degli scapigliati)</abstract>.</p>
<p><abstract>Il racconto si sdoppia: alla zona "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">felice</q>" di <name type="persona.real" key="Clara">Clara</name>, luminosa e arcana di sanità anche fisica, si contrappone la zona misteriosa e drammatica, tormentosa e buia, mortuaria e vagamente perversa, dominata dal rapporto di <name type="persona.real" key="Giorgio">Giorgio</name> con <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name>. Ma la simmetria costruita su un protagonista (io narrante) e due deuteragoniste non regge a un attento esame e si rivela apparente e illusoria. La "<q type="cit" who="G.F." key="A. Borlenghi">storia</q>" è una sola, ribadita e autorizzata dal titolo del <pb n="8"/>romanzo: quella di <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name>. E difatti le due parti del racconto sono quantitativamente sbilanciate; la sola zona buia, riservata a <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name>, ha un vero sviluppo narrativo, che si contrappone alla staticità lirica e immediatamente esistenziale dell'episodio <name type="persona.real" key="Clara">Clara</name>. Del resto <name type="persona.real" key="Clara">Clara</name> è solo "<q type="cit" who="G.F." key="A. Borlenghi">narrata</q>", ricordata e come rivissuta nella memoria di un tempo felice, mentre <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name> è presente nei dialighi, e in lettere che li completano, quasi monologhi coscienziali</abstract>.</p>
<p><abstract>Proprio il differente equilibrio fra dialogo e discorso indiretto riveste particolare, anche se discontinua, importanza nelle due "<q type="cit" who="G.F." key="A. Borlenghi">zone</q>" del romanzo. Il dramma degli equivoci (o se si preferisce il pericoloso incubo) fra <name type="persona.real" key="Giorgio">Giorgio</name> e la dolce-mortuaria, isterica e volitiva <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name>, si sviluppa principalmente attraverso tre lunghi dialoghi - le ambigue profferte di amicizia, con quel discorso sull'amore che <name type="persona.real" key="Giorgio">Giorgio</name> fa pensando a <name type="persona.real" key="Clara">Clara</name> ma che turba e confonde e inganna <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name>, durante la gita al giardino del Castello (cap.XVI); l'ironico/doloroso scambio di parole dopo il viaggio di <name type="persona.real" key="Giorgio">Giorgio</name> a <name type="luogo.real">Milano</name> (cap. XXIII); infine (cap. XXVII) il dialogo al capezzale della capricciosa malata, che approfitta della situazione per porsi autoritariamente al centro della scena facendo a  <name type="persona.real" key="Giorgio">Giorgio</name> una violenza morale, imponendosi alla sua volontà e, un poco anche al proprio destino. C'è un lunghissimo interludio, un monologo di raccordo che è il cap. XXIX, la lettera-storia di <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name>: e qui si noti di passata una certa coincidenza fra il ritratto aguzzo del marito di <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name>, bel giovane, intraprendente, rubacuore e cacciatore di dote, imbroglione professionale e spiantato, giocatore e ricattatore, sedicente <name type="titolo.real" key="Lodovico">conte di B.</name>, e l'analogo carattere del tenente <name type="persona.real" key="Remigio Ruz">Remigio Ruz</name> in <title>Senso</title> di <name type="persona.real" key="Camillo Boito">Camillo Boito</name>. Ma altri dialoghi, meno ambigui, meno spericolati sul piano dei sentimenti, segnano il progredire del rapporto tra <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name> e <name type="persona.real" key="Giorgio">Giorgio</name>: ecco il primo incontro e la conoscenza fra i due (cap. XV); il rovesciarsi dei ruoli per cui, in un capitolo deliziosamente disfatto (il XXXVII), è <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name> a recarsi da <name type="persona.real" key="Giorgio">Giorgio</name> ammalato; ancora un dialogo violento, essenziale per intendere la voracità amorosa di <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name>, avviene durante un breve viaggio in ferrovia con sosta forzata a un paese (cap. XL)</abstract>.</p>
<p><abstract>Gli argomenti del personaggio <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name>, avido d'amore, conscio della propria bruttezza (che però può provocare attrazione mortale...), sono sempre antitetici, ancora una volta fra razionale e irrazionale, fra logica e impossibilità: lasciare <name type="persona.real" key="Giorgio">Giorgio</name> - viceversa<pb n="9"/>, costringerlo ad amarla. Due poli amletici, un dubbio o un distacco. Coincide allora col massimo della tensione, verso la fine del romanzo, l'abbandono di <name type="persona.real" key="Clara">Clara</name>: proprio quando il <name type="titolo.real" key="colonnello">cugino</name> di <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name>, il <name type="titolo.real" key="colonnello">colonnello</name> che è anche il superiore di <name type="persona.real" key="Giorgio">Giorgio</name>, ha saputo della tresca (capp. XLIV-XLV). Dunque, <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name> non è solo antitetica rispetto a <name type="persona.real" key="Clara">Clara</name> come la malttia alla salute e il buio alla luce. <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name> è, anche come personaggio, lacerata e divisa in se stessa, preda del dubbio, del volere e disvolere: una figura a sua volta duplice</abstract>.</p>
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<p><num value="4">4</num>. La concitata esposizione e la brevità essenziale dei dialoghi - a blocchi minimi di parole, a volte addirittura monoverbali - sospende l'attenzione a una instabile attesa di eventi. Ma niente in fondo avviene, nella narrativa di <name type="persona.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> che è narrativa di emozioni e di tensioni, di sensazioni e cadenze liriche o lirico-grottesche. Dunque il discorso indiretto resta la sua (ottocentesca) forma più usuale: discorso indiretto come pensiero o come monologo, ma anche ricordo o raccordo, in altri termini narrazione lirica, oppure connettivo imposto dalla vicenda che deve procedere attraverso l'emotività delle "<q type="cit" who="G.F." key="G. Mariani">figure-pretesto</q>" (così le chiama il maggior studioso della scapigliatura, <name type="cognome.real" key="G. Mariani">G. Mariani</name>). Talvolta questo discorso indiretto in prima persona assume carattere di flusso coscienziale: i materiali vengono prelevati dalla memoria e ristribuiti - al di qua e al di là del narrante. Il fisico e lo psichico si scambiano le parti, o non si tratta piuttosto di "<q type="cit" who="G.F." key="A. Borlenghi">riabbracciare</q>", compreso "<q type="cit" who="G.F." key="A. Borlenghi">ciò che spetta alle ambiguità dello spirito</q>" (Borlenghi)? Come <title>Storia di una gamba</title> anche <title>Fosca</title> presenta, oltre al tema dello "<q type="cit" who="G.F." key="A. Borlenghi">sdoppiamento</q>", l'attrazione del sepolcro, del mortuario che si trasferisce nel fisico e si lacera in un'irreale vicenda; e, come in <title>Uno spirito in un lampone</title> è una alterazione psicosomatica a dare lo spunto al racconto.</p>
<p>Certo è risaputo - lo ha ripetuto la critica da  <name type="persona.real" key="Piero Nardi">P. Nardi</name> a <name type="cognome.real" key="E. Ghidetti">E. Ghidetti</name> - come il romanzo sia autobiografico, come il personaggio <name type="persona.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> sia <name type="persona.real" key="Giorgio">Giorgio</name> (o viceversa). Ma <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name> è <name type="persona.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> nelle sue nevrosi. La storia di <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name> è infatti, in realtà, la storia di una nevrosi; e il coincidere di malattia e bruttezza, di sogno e patologia, di iperreale ed extrasensoriale, è un segno dell'avanzare, nella letteratura italiana, dell'io, del soggetto, protagonista di una vicenda che è sempre solo sua. Ma non è tutto. <name type="persona.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name>, o il suo antipersonaggio, non è solo <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name>, è anche <pb n="10"/><name type="persona.real" key="Clara">Clara</name>. Il suo limite fra razionale e inconscio, lo scrittore lo ha sdoppiato in due personaggi, opposti e complementari, che rappresentano l'orrido e lo splendido, il cimiteriale e la gioia di vivere: i due aspetti della vita, appunto. Ossia quegli aspetti sentiti, sofferti o goduti, nel tipico della realtà scpigliata segnata dal "<q type="cit" who="G.F." key="Arrigo Boito">dualismo</q>" boitiano, dalle vite divise e perdute, dal "<q type="cit" who="G.F." key="Arrigo Boito">diverso</q>" dei tanti che avevano scelto la doppia strada dell'abnorme e dell'ideale (per dirla con le loro stesse parole). Ma come mai il "<q type="cit" who="G.F." key="Arrigo Boito">dualismo</q>" di <name type="persona.real" key="Arrigo Boito">Arrigo Boito</name> si traduce modernamente in "<q type="cit" who="G. F.">doppio</q>"? Il personaggio <name type="persona.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> è IO e il suo doppio o l'uno o l'altro? L'io narrante vive separato, allora, dal suo protagonista? E come? E perchè, poi?</p>
<p>"<q type="cit" who="G.F." key="Piero Nardi">In <title>Fosca</title> l'individualista inquieto si riconosce</q>" - scrive nel suo vecchio e in parte ancora valido libro sulla scapigliatura <name type="persona.real" key="Piero Nardi">Piero Nardi</name> (pag. 83 dell'ediz. <name type="cognome.real" key="Mondadori">Mondadori</name>, <date value="1968">1968</date>).Ma in un inciso, poco prima (pag. 77), parlando di non-realismo del <name type="persona.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> accenna al "<q type="cit" who="G.F." key="Piero Nardi"><hi>doppio</hi> di noi medesimi</q>", che "<q type="cit" who="G.F." key="Piero Nardi">ha bisogno, per reggersi, di assumere corpo, di camminare su piedi propri</q>". Non la semplice ""<q type="cit" who="G.F." key="G. Mariani">distruzione del personaggio</q>" di cui parla <name type="cognome.real" key="G. Mariani">Mariani</name>, ma qualcosa di più e di diverso (pensiamo per un attimo ad <name type="persona.real" key="Antonin Artaud">Antonin Artaud</name>). Un'intuizione, forse un istante di lucidità. In conseguenza del quale pare che il problematismo di <name type="persona.real" key="Tarchetti">I.U. Tarchetti</name>, la frenetica ricerca di esperienze letterarie porti a uno sdoppiamento dell'io e alla materializzazione di due soggetti, anzi forse due oggetti: le due donne, i due elementi attorno ai quali ruota la realtà onirica e vagamente sepolcrale dello scrittore al suo ultimo libro. Come dire una "<q type="cit" who="G.F." key="A. Borlenghi">metafora ossessiva</q>": quella da cui parte, e a cui arriva, il suo migliore romanzo.</p>
</div>

<div><signed>Gilberto Finzi</signed>
</div><br/><br/>

<div type="cronologia">
<head type="desc">Notizia bibliografica</head>
<p><name type="persona.real" key="Tarchetti">Igino Ugo Tarchetti</name> nasce, da famiglia benestante, il <date value="29-06-1839">29 giugno 1839</date> a <name type="luogo.real">San Salvatore Monferrato</name>. Quinto di otto fratelli, dopo il liceo entra nel Commissariato militare; trasferito in varie città italiane, si trova nel <name type="luogo.real">Meridione</name> all'epoca della lotta al brigantaggio. A <name type="luogo.real">Varese</name> il primo amore, <name type="persona.real" key="Carlotta Ponti">Carlotta Ponti</name>, nel <date value="1863">'63</date>. Nel <date value="1864">'64</date>, a <name type="luogo.real">Milano</name>, dove si trova in aspettativa per motivi di salute, fonda, con alcuni amici, una sorta di cenacolo letterario-artistico nel quale ciascuno assume il nome del grande del passato che sente più congeniale: <name type="persona.real" key="Tarchetti">Igino</name> prende quello di <name type="persona.real" key="Tarchetti">Ugo</name>, in onore del <name type="cognome.real" key="Foscolo">Foscolo</name>. Conosce in questo tempo la <name type="persona.real" key="Clara">Clara</name> del futuro romanzo. Richiamato in servizio e inviato a <name type="luogo.real">Parma</name>, vi conosce quella <name type="persona.real" key="Carolina">Carolina (o Angiolina) C.</name> che diventerà <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name>. Ottenuto il congedo definitivo, torna a <name type="luogo.real">Milano</name> dove vive gli ultimi anni della sua vita tormentato dalla necessità economica, dalla salute instabile, collaborando a giornali e riviste, tra cui la "<title type="cit">Rivista minima</title>" il "<title type="cit">Gazzettino Rosa</title>", "<title type="cit">Il Pungolo</title>", sul quale uscirà a puntate il suo ultimo romanzo, <title>Fosca</title>. Lo scrittore passa attraverso esperienze diverse: dal romanzo d'impinto e di denuncia sociale, <title>Paolina - Mistero del coperto Figini</title> (<date value="1865-1866">1865-66</date>), all'antimilitarismo di <title>Una nobile follia - Drammi della vita militare</title> (<date value="1866-1867">1866-67</date>); dalle poesie ultraromantiche e dalle prose di <title>Canti del cuore</title> (nel vol. postumo <title>Disjcta (Versi)</title> e <title>Canti del cuore</title>, a cura di <name type="persona.real" key="D. Milelli">D.Milelli</name>, <date value="1879">1879</date>) ai tre racconti lunghi di <title>Amori nell'arte</title> ("<title type="cit">Lorenzo Alviati</title>", "<title type="cit">Bouvard</title>", "<title type="cit">Riccardo Waitzen</title>"), postumo, <date value="1869">1869</date>, ai <title>Racconti fantastici</title> (postumo, <date value="1869">1869</date>) in cui compaiono nuovi e complessi rapporti fra ragione e immaginazione.</p>
<p> Il suo ingresso nel salotto famoso della <name type="titolo.real" key="Clara Maffei">contessa Maffei</name> non passa inosservato, e alquanto melodrammaticamente <name type="persona.real" key="Raffaello Barbiera">Raffaello Barbiera</name> rievoca la figura dello scrittore (sullo sfondo c'è anche<pb n="12"/> la donna orrenda che fu <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name>): "<q type="cit" who="G: F:" value="Raffaello Barbieri">Un aspetto di <name type="titolo.real">re merovingio</name> avea un chiomato romanziere, al quale <name type="persona.real" key="Clara Maffei">Clara Maffei</name> inviava spesso, in segno d'ammirazione, qual saluto mattutino, de' fiori</q>". <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> era "<q type="cit" who="G: F:" value="Raffaello Barbieri">un ammalato morale al pari di tanti del tempo suo, una specie di <name type="persona.real" key="Manfredo">Manfredo</name>... L'espressione del suo giovane volto avea qualche cosa d'inspirato e d'augusto agli occhi di fanciulle bellissime, e bruttissime, che s'innamoravano di lui. Qualcuna, orrenda, lo perseguitò a lungo colle furie d'una irruente passione morbosa</q>" (<title>Il salotto della <name type="titolo.real" key="Clara Maffei">contessa Maffei</name></title>, <name type="luogo.real">Milano</name>, <name type="cognome.real" key="Treves">Treves</name>, <date value="1895">1895</date>). Ma la <name type="cognome.real" key="Clara Maffei">Maffei</name>, come altri, è turbata dal romanzo contro la vita militare; <name type="persona.real" key="Salvatore Farina">Salvatore Farina</name> racconta invece come, mentre in molte caserme "<q type="cit" who="G: F:" Key="Salvatoe Farina">l'opera audace di <name type="persona.real" key="Tarchetti">Iginio</name> fu abbruciata da un <name type="titolo.real" key="caporale">caporale</name> per dare un buon esempio ai soldati</q>", da "<q type="cit" who="G: F:" Key="Salvatore Farina">tutte le caserme d'<name type="luogo.real">Italia</name> uscirono nascostamente lettere di adorazione per l'autore scomunicato...</q>". <name type="persona.real" key="Salvatore Farina">Salvatore Farina</name> è l'amico in casa del quale <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> morì, di tifo, nel <date value="1869">1869</date>, e ne traccia un romantico ritratto: "<q type="cit" who="G: F:" Key="Salvatore Farina">...lungo, pallido, melanconico, fatale, chiuso come in una sepoltura dorata nella tunica dell'Intendenza militare...</q>" E poi: "<q type="cit" who="G: F:" Key="Salvatore Farina"><name type="persona.real" key="Tarchetti">Ugo</name> era un poeta abbeverato di amaro: troppo aveva letto <name type="cognome.real" key="Byron">Byron</name> e <name type="cognome.real" key="Shakespeare">Shakespeare</name>. Talvolta pareva ebbro di dolore quando smaniava a voce alta... L'avevamo sorpreso, abbracciato ad un olmo mormorandogli parole amorose di <name type="cognome.real" key="Shakespeare">Shakespeare</name>...</q>" (<title>La mia giornata - Dall'alba al meriggio</title>, <name type="luogo.real">Torino</name>, STEN, <date value="1910">1910</date>; e si veda anche <title>La mia giornata - Care ombre</title>, <name type="luogo.real">Torino</name>, STEN, <date vlue="1913">1913</date>). L'aneddotica potrebbe continuare.</p>
<p><title>Fosca</title> comincia ad uscire a puntate sul "<title type="cit">Pungolo</title>" il <date value="21-02-1869">21 febbraio 1869</date>. <name type="persona.real" key="Leone Fortis">Leone Fortis</name>, direttore del giornale, ignorava che il romanzo non era terminato e aveva già versato all'autore le 500 lire del compenso. Ma <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> non completò mai il romanzo: la disperata notte d'amore di <name type="persona.real" key="Giorgio">Giorgio</name> e <name type="persona.real" key="Fosca">Fosca</name> non poté scriverla. Stesi i due capitoli conclusivi (XLIX e L), forse perchè il lavoro apparisse ultimato al <name type="cognome.real" key="Fortis">Fortis</name> che doveva pubblicarlo, preferì ripensare con calma a quello che nella sua mente era forse "<q type="cit" who="G.F." key="E. Ghidetti">il solo pretesto a scrivere la <title>Fosca</title></q>". Morì, invece, il <date value="25-03-1869">25 marzo 1869</date>, in casa dell'amico scrittore <name type="persona.real" key="Salvatore Farina">Salvatore Farina</name>. Il capitolo mancante, il XLVIII, fu scritto dal <name type="cognome.real" key="Farina">Farina</name> per concludere la pubblicazione sul "<title type="cit">Pungolo</title>", terminata con l'appendice del <date value="06-04-1869">6 aprile 1869</date>. Lo stesso <name type="cognome.real" key="Farina">Farina</name> curò la pubblicazione in volume di <title>Fosca</title>, lo stesso anno, per l'editore <name type="cognome.real" key="Treves">Treves</name>. I contemporanei che parlano dei due amori del poeta narrano come la donna brutta ed epilettica, follemente innamorata, visse più a lungo di <name type="persona.real" key="Tarchetti">Igino</name><pb n="13"/>. Per molti anni la donna-incubo del romanzo avrebbe inviato da <name type="luogo.real">Cagliari</name>, ogni <date value="01-11">1 novembre</date>, una corona di <name type="fiore" value="ricordo eterno">semprevivi</name> sulla tomba del poeta la Cimitero Monumentale di <name type="luogo.real">Milano</name>. Sul piano dell'amicizia, una delicata memoria di <name type="cognome.real" key="Tarchetti">Tarchetti</name> è dovuta a <name type="persona.real" key="Emilio Praga">Emilio Praga</name>, in una poesia del <date value="1871">1871</date> intitolata "<title type="cit">Sulla tomba di <name type="persona.real" key="Tarchetti"> I.U. Tarchetti</name></title>" (<title>Trasparenze</title>, postumo, <date value="1878">1878</date>).</p>
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<p><bibl>I.U. Tarchetti, <title>Tutte le opere</title>, 2 voll., a cura di E.Ghidetti, Bologna, Cappelli, 1967</bibl> (da cui sono tratte le citazioni dell'introduzione) comprende una ricca bibliografia delle opere. Per <title>Fosca</title> si veda anche: <bibl><title>Narratori dell'Ottocento e del primo Novecento</title>, a cura di A.Borlenghi, tomo I, Milano-Napoli, Ricciardi, 1961</bibl> e <bibl>I.U. Tarchetti, <title>Fosca</title>, nota introduttiva di F. Portinari, Torino, Einaudi, 1971</bibl>.</p>
<p><note>Nella presente edizione si è adottata la soluzione di riprodurre in corsivo il cap. XLVIII scritto da <name type="persona.real" key="Salvatore Farina">S. Farina</name>.</note></p>
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<p>Una bibliografia tarchettiana deve tener conto anzitutto delle opere citate sopra, nonché delle introduzioni alle scelte antologiche - ma al lavoro del <name type="cognome.real" key="A. Borlenghi">Borlenghi</name> bisogna aggiungere almeno <bibl><title>Le più belle pagine di E.Praga, I.U. Tarchetti e A. Boito</title>, a cura di M. Moretti, Milano, Treves, 1926</bibl>. Si vedano, poi:<bibl>E. Camerini, <title>Profili letterari</title>, Firenze, Barbera, 1978</bibl>; <bibl>B. Croce, <title>La letteratura della nuova Italia</title>, vol. I, Bari, Laterza, 1914 (I ediz. economica, 1973)</bibl>; <bibl>P. Nardi, <title>Scapigliatura</title>, Bologna, Zanichelli, 1924 (ora Milano, Mondadori, 1968)</bibl>; <bibl>R. Scaglia, <title>I.U. Tarchetti</title>, Alessandria, 1927</bibl>; <bibl>G.Ferrara, <title>Parabola della Scapigliatura</title>, in "Primato", anno 2°, nn. 17, 18, 19, 1 e 15 settembre e 1 ottobre 1941 (ora in <title>Prospettiva dell'Otto-Novecento</title>, Roma, Editori Riuniti, 1978)</bibl>; <bibl>U. Bosco, in <title>Realismo romantico</title>, Caltanissetta-Roma, Sciascia, 1959</bibl>; <bibl>G. Mariani, <title>Storia della Scapigliatura</title>, Caltanissetta-Roma, Sciascia, 1967</bibl>; <bibl>AA.VV., <title>I.U. Tarchetti e la Scapigliatura</title> - atti del Convegno di S. Salvatore Monferrato, 1-3 ottobre 1976</bibl>.</p>
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<signed>G.F.</signed>
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