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Indice

Informatica:

Edizione digitale di fonti primarie
Elegie tirtaiche su papiro: un esempio

1. Distici tirtaici / 2. Il progetto di edizione digitale / 2.1 Il modello ipertestuale / 2.3. Il modello di markup / 2.4. Il foglio di stile

2.1 Il modello ipertestuale

L’organizzazione interna di un ipertesto si basa su blocchi strutturali di informazioni che sono file non solo di testo, ma anche immagine, audio e video. Tra le quattro strutture ipertestuali (ad albero, a griglia, a rete e sequenziale), per il mio lavoro ho scelto quella ad albero; pertanto, ho creato una pagina principale o radice da cui si diramano altre tre pagine di primo livello, gerarchicamente ordinate, ciascuna delle quali relativa all’edizione di uno dei tre papiri che tramandano i versi tirtaici.

La struttura gerarchica ad albero dell'ipertesto Realizzare la pagina radice dell’ipertesto è utile soprattutto per visualizzare la serie dei collegamenti di primo livello in un ipertesto complesso, ma è funzionale anche con pochi documenti collegati tra loro perché sottolinea il livello gerarchico delle dipendenze. Così si presenta la pagina principale dell’ipertesto che ho realizzato, in cui si individuano i link ipertestuali descritti nel diagramma:

La pagina di apertura dell'edizione ipertestuale

Clicca sull'immagine per vedere una porzione di pagina di:
P.Berol. inv.11675
P.Oxy. XXXVIII 2824
P.Oxy. XLVII 3316





Inoltre, all’interno di ogni documento, sono stati disposti altri link, per esempio alle immagini degli originali:
(Tav. III)







oppure a spiegazioni di varianti:



Il link permette all’utente di leggere una spiega-zione della variante conservata sul papiro, rispetto alla lezione trasmessa da un codice di Strabone (P.Oxy. 2824, v. 16).





o ancora a porzioni di papiro interessate da particolari fenomeni:




Le tre icone uguali rinviano a file immagine con estensione .jpg che mostrano le porzioni di papiro interessate da una correzione dello scriba e a due lacune materiali; la quarta icona richiama l'immagine della prima colonna del frammento B di P.Berol. inv. 11675.

2.2 La scelta del linguaggio

La realizzazione dell'edizione si è basata sull'impiego di uno specifico linguaggio, chiamato XML (eXtensible Markup Language), utile ad annotare, tecnicamente marcare, le parti del testo ritenute considerevoli di attenzione da parte dell'editore/codificatore.
È possibile trasferire tutti i dati, reputati rilevanti nella fase di analisi, in un formato comprensibile all’elaboratore mediante l’impiego di questo linguaggio dichiarativo; si tratta, nello specifico, di un tipo di linguaggio formale dotato di una sintassi che prevede l'impiego di un insieme di marcatori o tags, cioè comandi - che si presentano sotto forma di stringhe di caratteri ASCII delimitate da parentesi uncinate - immessi dal codificatore dentro il file .xml.
La funzione dei marcatori è descrivere le partizioni logiche del documento, nel rispetto di una determinata grammatica, schema oppure DTD (=Document Type Definition), come la TEI (= Text Encoding Initiative), che può essere scelta per la trascrizione della fonti primarie, perché dispone di un modulo specifico per la rappresentazione della classe dei fenomeni propri alle fonti manoscritte.
La scelta dell’XML deriva dalle sue specifiche potenzialità:

  • portabilità;
  • durata nel tempo;
  • autonomia dal software;
  • libertà interpretativa delle istanze testuali e documentarie.

(continua)



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