Cerca su Griselda
Questo sito usa cookie di terze parti. Leggi la nostra Informativa cookies oppure chiudi questo avviso

Indice

Informatica:

Edizione digitale di fonti primarie
Elegie tirtaiche su papiro: un esempio

1. Distici tirtaici / 2. Il progetto di edizione digitale / 2.1 Il modello ipertestuale / 2.3. Il modello di markup / 2.4. Il foglio di stile

2.3. Il modello di markup

L’XML, quindi, focalizza la codifica, cioè l’interpretazione, della struttura e, quindi, del valore dei blocchi logici, documentando l’ordinamento gerarchico che sovrintende all’organizzazione degli elementi della fonte: ad esempio, nel caso di un frammento papiraceo, saranno codificati il titolo, se presente, i versi, le colonne, ma anche le alterazioni del testo (abbreviazioni, cancellature, riscritture, etc.), i cosiddetti fenomeni ‘non linguistici’ (identificazione di mani diverse, punti illeggibili, danneggiati o deteriorati, inusuali spaziature nel testo, etc.) e soprattutto gli interventi editoriali dell’editore moderno (integrazioni, congetture, espunzioni, etc.).
Le partizioni logiche rilevanti nel corpo del documento, introdotto nel file sorgente dal tag <body>, sono le seguenti:

  • la paragrafatura, introdotta dal marcatore p che si snoda in due livelli:
    <p type=”trascrizione”> e <p type=”edizione”> che, rispettivamente, codificano il testo diplomatico e critico;
  • il verso, marcato da l, corredato dall’attributo ‘id’ e da un valore numerico scandito di 5 in 5 per indicare raggruppamenti di righe omogenei.
    I fenomeni non linguistici interessanti da codificare ed interpretare sono:
  • le aggiunte marcate con l’elemento <add>;
  • le cancellature con <del> e l’attributo ‘resp’ per indicare di chi è stata la responsabilità dell’intervento, ovvero lo stesso scriba;
  • le lacune materiali con <gap> e l’attributo ‘desc’ che fornisce una descrizione del guasto;

Ogni fenomeno è stato corredato dal marcatore <a> con attributo ‘href’ per stabilire un collegamento ipertestuale con un file immagine che visualizza la porzione del papiro interessata dal fenomeno.

L'immagine mostra un modo d’interpretazione delle alterazioni del testo che sono molto diffuse nei papiri; tralasciando la visualizzazione grafica, di competenza dell’XSLT (cf. infra), vediamo, per esempio, come è stato codificato il primo fenomeno al 3316, v. 17 nel file sorgente: all’interno della stringa di testo poetico, viene inserito il marcatore relativo alla codifica di un’aggiunta, cioè , accompagnato dall’attributo 'place' che specifica la posizione fisica nel documento dell’intervento additivo dello scriba; per una più chiara ed immediata comprensione ho considerato opportuno inserire un link ad un file immagine .jpg per visualizzare la porzione di materiale papiraceo interessato dal fenomeno.

Porzione di immagine del papiro riferita all'aggiunta (P.Oxy. 3316, v. 17)

Porzione di immagine del papiro riferita all'aggiunta (P.Oxy. 3316, v. 17).




La sintassi XML per codificare il fenomeno:

]thieis <a href="aggiunta"> <add place="interlineare"> `in´ </add> </a>&#i83;.

Per quanto riguarda le stringhe alfa-numeriche come ] e `, esse sono riferimenti di entità, cioè combinazioni di caratteri compresi tra «et» (&) e un punto e virgola nella forma &nomeentità; che richiamano particolari stringhe di testo, set di font speciali, immagini, files, etc. Nel nostro caso, per esempio, ] vale per una parentesi quadra aperta (]),per indicare una lacuna sul margine sinistro del documento, e ` e ´ valgono per i simboli convenzionali che delimitano un'integrazione; assumono tale aspetto secondo lo standard Unicode impiegato. In effetti, questo sistema di codifica risulta attualmente il più completo e il più facilmente condivisibile, poiché, tramite un’associazione univoca tra codici binari e caratteri da rappresentare, consente la mappatura di un numero via via crescente di caratteri (superati infatti i 65536 iniziali, l’ultima versione, la 5.0, uscita nel luglio del 2006, annovera oltre 99000 glifi ed è in continua espansione). L’effettiva rappresentazione grafica dei caratteri, poi, dipenderà dal tipo di font utilizzato (nel nostro caso Hellenica Unicode) a patto che sia Unicode; in questo modo, infatti, sarà realizzato un prodotto valido, altamente portabile, durevole nel tempo.

2.4. Il foglio di stile

La resa in layout è delegata all’XSLT (=eXtensible Stylesheet Language Transformation), un linguaggio di visualizzazione di XML sul browser che assegna caratteristiche fisiche a ciascun marcatore utilizzato nel documento XML e definisce come ogni porzione apparirà in layout. Produce un file con estensione .xsl che è denominato foglio di stile.
Nel foglio di stile vengono inserite le istruzioni necessarie per intervenire sugli elementi utilizzati nel file XML che si basano sul concetto di template rules, cioè di modelli di trasformazione; il template viene applicato all’elemento XML ogni volta che questo (richiamato dall’attributo match) viene trovato nel documento XML di riferimento: <xsl:apply-templates/> applica l’istruzione all’elemento in esame.
Un esempio pratico e comprensibile è la disposizione delle trascrizioni, diplomatica e critica, in modo affiancato; tale scelta deriva dalla volontà di agevolare, da una parte, il fruitore alla visualizzazione e nella successiva analisi dei problemi rilevabili sull’originale e, dall’altra, i tentativi di soluzione proposti dagli studiosi moderni.

Trascrizione diplomatica e critica di P.Oxy. 2824.Trascrizione diplomatica e critica di P.Oxy. 2824.

La realizzazione di due colonne è un procedimento che spetta all’XSLT che richiama i marcatori <p type=”trascrizione”> e <p type=”edizione”> presenti nel file XML di riferimento; in seguito, applica la trasformazione delle porzioni di testo comprese tra i tag di apertura, appena citati, e quelli di chiusura </p>.
Nel file sorgente del documento XML a cui ci si riferisce si legge:

<p type=”trascrizione”>
<l> ... </l>
...
</p>

<p type=”edizione”>
<l> ... </l>
...
</p>

Pertanto, nel foglio di stile, le istruzioni relative alla formattazione delle trascrizioni affiancate risultano nel modo seguente:

<xsl:template match="p[@type='trascrizione']">
<table width="450" border="0" align="left">
<tr>
<td> <font face="HellenicaU" size="-1">
<xsl:apply-templates/> </font>
</td>
</tr>
</table>
</xsl:template>
e
<xsl:template match="p[@type='edizione']">
<table width="450" border="0" align="right">
<tr>
<td> <font face="HellenicaU" size="-1">
<xsl:apply-templates/> </font>
</td>
</tr>
</table>
</xsl:template>

È stata creata una tabella, segnalata dal marcatore <table> accompagnato da particolari attributi che la definiscono in modo specifico, a due colonne, una per ciascun tipo di trascrizione, indicata da <td> e ad una riga marcata con <tr>.

Un altro esempio pratico è la rappresentazione in apice delle aggiunte, nel tentativo di rendere il più realistico possibile l’intervento additivo dello scriba, che ha scelto di riempire lo spazio interlineare.

Porzione di immagine del papiro riferita alla correzione e aggiunta (P.Oxy. 3316, v. 19).

Porzione di immagine del papiro riferita alla correzione e aggiunta (P.Oxy. 3316, v. 19).






Nel file sorgente del documento XML si legge:

<del resp="copista"> p </del>
<a href="correzione2">
<add place="interlineare">` a ´</add>
</a>

Invece, nel file XSL il marcatore <sup> dà istruzione all’elaboratore di visualizzare supra lineam che nel file XML è delimitato tra <a href="correzione2"> e </a>.

<xsl:template match="a[@href='correzione2']">
<sup>
<a href="javascript:finestra('corr-copista.jpg')">
<img src="icona_2.gif" border="0"/>
<xsl:apply-templates/>
</a>
</sup>
</xsl:template>

Output della pericope di trascrizione diplomatica di P.Oxy. 3316, vv. 17-22.



Output della pericope di trascrizione diplomatica di P.Oxy. 3316, vv. 17-22.








A livello strettamente filologico, le possibilità offerte dal digitale in archivi anche più vasti di quello che ho realizzato sono molteplici: ad esempio, in presenza di varianti testuali, è possibile visualizzare, tramite criteri rappresentazionali variabili, le lezioni offerte dai singoli testimoni, di cui si può fornire per esteso il contesto; è, inoltre, possibile descrivere o esplicitare un evento storico, definire il livello grammaticale, retorico e stilistico di una sezione, spiegare un vocabolo mediante il rinvio ad un lessico, rimandare in presenza di nome di persona o toponimi alla bibliografia relativa, etc.
Un valido esempio è rappresentato dalla codifica di espressioni dialettali isolate in un dettato linguistico omogeneo; in P.Berol. inv.11675 fr. A col. ii v. 12 e fr. B col. i v. 14 compaiono due dorismi desueti per un poeta, seppur spartano, abituato a comporre nella lingua epico-ionica, poiché si rivolgeva a fruitori eruditi ed in particolare intendeva esprimere concetti da eternare e la lingua epico-ionica era la più adeguata; essi sono stati codificati con il marcatore generico span:

<span type="dorismo"> aloieseu]men</span>

Se uno strumento di lavoro così strutturato offrisse la possibilità di ottenere tali risultati tanto mirati ed utili allo studioso, i tempi di ricerca diminuirebbero ed essa stessa si arricchirebbe di informazioni.
Infine, è fondamentale sottolineare il fatto che, se ogni sequenza alfabetica, ogni simbolo, ogni fenomeno notevole è stato codificato, l’interrogazione di un simile prodotto non può che essere completa e fornire un alto livello informativo. In questo modo, se simili archivi fossero supportati da un motore di ricerca, l’utente avrebbe la possibilità di impostare ricerche tassonomiche di qualsiasi tipo, come, per esempio, una ricerca per esaminare le tipologie di correzione in fonti papiracee di una certa provenienza geografica e cronologica, oppure inusuali spaziature o segni casuali posteriori alla scrittura del testo poetico, impensabili a partire da un’edizione critica cartacea.

<  indietro
Alma Mater Studiorum
Dipartimento di Filologia Classica E Italianistica Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Via Zamboni 32 - 40126 Bologna - Cod.Fiscale: 80007013376 P.Iva: 01131710376 - © 2012
CREDITS: MEDIAVISION