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Indice

Informatica:

Edizione digitale di fonti primarie
Elegie tirtaiche su papiro: un esempio

1. Distici tirtaici / 2. Il progetto di edizione digitale / 2.1 Il modello ipertestuale / 2.3. Il modello di markup / 2.4. Il foglio di stile

La filologia digitale è una disciplina che, seppur lentamente in Italia, inizia a correre parallela a quella tradizionale su supporto cartaceo.
Realizzare un’edizione digitale può indicare due operazioni:

  • digitalizzare o riversare su supporto elettronico un’edizione cartacea esistente senza mettere in atto interventi interpretativi;
  • codificare, cioè segnalare tramite specifiche annotazioni, tutti i fenomeni interessanti e rilevanti di un documento sia esso a stampa oppure fonte primaria non edita.

In questo secondo caso, i risultati dell'indagine filologica possono essere rappresentati, secondo uno schema di riferimento, per un tipo di edizione pensata per il supporto elettronico.
Il risultato è la creazione di un ambiente dinamico in cui gli utenti possono fruire, condividere ed interagire con il materiale in modo libero e trasversale.
L’allestimento di un’edizione digitale di fonti papiracee, letterarie o documentarie che siano, implica competenze e presupposti diversi rispetto ad un lavoro di trasferimento su supporto elettronico di un’edizione a stampa: questa seconda operazione potrebbe, infatti, essere sostituita semplicemente da un file, o da una collezione di file, in formato pdf o da un documento digitalizzato, come un’immagine, e la sua fruizione risulterebbe così limitata, come limitato sarebbe il contesto di elaborazione e di utilizzo della stessa. Al contrario, l'obiettivo del supporto digitale è di sottrarre all’immobilità della stampa la vivacità del testo criticamente stabilito [1] e quindi, teoricamente, di visualizzare, in modo attivo, la storia degli studi pubblicati sul documento e sul testo conservatovi. Inoltre, un prodotto pensato per l’ambiente elettronico, da una parte, rimane aperto a future modifiche ed aggiornamenti, dall’altra, risulta interrogabile in molte direzioni. Il risultato, quindi, è la realizzazione di una nuova edizione, non necessariamente definitiva, ma che tiene conto di tutti gli studi pubblicati fino ad oggi ed aperta a interventi futuri.

1. Distici tirtaici

P.Berol. inv.11675




Mi sono occupata delle elegie del poeta spartano Tirteo tramandate su papiro e ho elaborato un’ipotesi di edizione digitale dei documenti e dei testi poetici esaminati.

Tre sono i testimoni diretti che hanno conservato e tramandato i distici tirtaici.

Il primo è il P.Berol. inv.11675 [2], datato al III sec. a.C, costituito da tre frustuli provenienti da cartonnage di mummia, acquistato ad Hermoupolis Magna, odierna Eschmunên, nel 1908 da papirologi berlinesi e conservato, tutt’ora, nella Papyrussammlung degli Äegyptischen Museen di Berlino; vergato in scriptio continua in una scrittura onciale cancelleresca alessandrina non corsiva, con tratti ancora vicini alla capitale epigrafica, accanto ai quali si distinguono, P.Oxy. XXXVIII 2824però, forme 'moderne', sembra conservare residui di due componimenti, l'uno di esortazione pratica e psicologica al combattimento imminente, l'altro di racconto dello scontro, identificato con l'ultimo evento della seconda guerra messenica (668 a.C.), per espugnare la fortezza di Ira, decisivo per la vittoria spartana.


Il secondo è il P.Oxy. XXXVIII 2824 [3], il piccolo frustulo papiraceo risalente al I-II sec. d.C. che ci ha conservato alcuni versi della elegia dedicata all'Eunomía il celeberrimo ordinamento politico, sociale, economico e militare di Sparta.


Infine, il terzo è il P.Oxy. XLVII 3316 [4], un sottilissimo frustulo, datato al III sec. d.C., molto rovinato ascritto a Tirteo con non piena certezza [5].
Infatti solo l’integrazione di Spartiatéon al v. 21 ed alcune affinità stilistiche con P.Berol. inv.11675 hanno fatto pensare a questo poeta piuttosto che ad un altro maestro dell’elegia parenetica, come P.Oxy. XLVII 3316Callino.
Questi pochi versi alludono ad una situazione bellica particolare, come mostrano le numerose espressioni o termini d’àmbito militare, ma soprattutto teîchos (v. 16) e táfros (v. 19), che hanno permesso di individuare, sulla base delle testimonianze indirette relative alla storia di Sparta, l’evento bellico che il poeta ha voluto rievocare: la cosiddetta ‘Battaglia della Grande Fossa’.

2. Il progetto di edizione digitale

La proposta di edizione qui presentata costituisce soltanto uno dei possibili modelli di elaborazione di un’edizione critica concepita per il supporto elettronico, dal momento che le scelte dell'organizzazione strutturale del documento e le scelte di rappresentazione dei fenomeni dei singoli testi, cioè gli elementi da annotare, dipendono dal codificatore e dal modello ipotizzato oppure sono imposte dal tipo di fruizione (sc. scientifica, divulgativa, scolastica etc.).
Più in generale è importante sottolineare che le edizioni digitali risulteranno sempre più variegate e dinamiche di quelle cartacee, seppur non mancheranno gli elementi principali in cui un’edizione critica tradizionale si articola, ovvero la trascrizione, il testo critico stabilito, gli apparati (critico e dei testimoni), la traduzione ed il commento.
La struttura formale migliore per l’allestimento di un’edizione critica digitale di fonti papiracee è, a mio avviso, l’ipertesto, per il fatto che fornisce all’utente la possibilità di creare percorsi di lettura personali in base alle personali esigenze di ricerca; inoltre, tale modello può anche costituirsi come luogo di lavoro condiviso, all’interno del quale si possa dare vita ad un dialogo collettivo per mezzo dell’interattività, insita nelle modalità stesse di lettura. (continua)

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[1]Cfr. R. Mordenti, Informatica e critica dei testi, Roma 2001.

[2] U.von Wilamowitz-Moellendorff, Dichterfragmente aus der Papyrussammlung der Kgl. Museen, «SBAW» (1918) 728-736.

[3] E.G. Turner, The Oxyrynchus Papyri, n° 2824, Oxford 1971, 1-3.

[4] M.W. Haslam, The Oxyrynchus Papyri, n° 3316, Oxford 1980, 1-6.

[5] Haslam in P.Oxy. XLVII 3316 1: «Attribution to Tyrtaeus, hesitantly made by Mr. Lobel before two bits which go to make up the fragment were seen to join, is hardly open to question».

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