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Data di pubblicazione:
10 luglio 2008

Autore:
Irene Giacomelli

     

Irene Giacomelli
Edizione digitale
di fonti primarie
Elegie tirtaiche su papiro: un esempio

La filologia digitale è una disciplina che, seppur lentamente in Italia, inizia a correre parallela a quella tradizionale su supporto cartaceo.
Realizzare un’edizione digitale può indicare due operazioni:

  1. digitalizzare o riversare su supporto elettronico un’edizione cartacea esistente senza mettere in atto interventi interpretativi;
  2. codificare, cioè segnalare tramite specifiche annotazioni, tutti i fenomeni interessanti e rilevanti di un documento sia esso a stampa oppure fonte primaria non edita.

In questo secondo caso, i risultati dell'indagine filologica possono essere rappresentati, secondo uno schema di riferimento, per un tipo di edizione pensata per il supporto elettronico.
Il risultato è la creazione di un ambiente dinamico in cui gli utenti possono fruire, condividere ed interagire con il materiale in modo libero e trasversale.
L’allestimento di un’edizione digitale di fonti papiracee, letterarie o documentarie che siano, implica competenze e presupposti diversi rispetto ad un lavoro di trasferimento su supporto elettronico di un’edizione a stampa: questa seconda operazione potrebbe, infatti, essere sostituita semplicemente da un file, o da una collezione di file, in formato pdf o da un documento digitalizzato, come un’immagine, e la sua fruizione risulterebbe così limitata, come limitato sarebbe il contesto di elaborazione e di utilizzo della stessa. Al contrario, l'obiettivo del supporto digitale è di sottrarre all’immobilità della stampa la vivacità del testo criticamente stabilito [1] e quindi, teoricamente, di visualizzare, in modo attivo, la storia degli studi pubblicati sul documento e sul testo conservatovi. Inoltre, un prodotto pensato per l’ambiente elettronico, da una parte, rimane aperto a future modifiche ed aggiornamenti, dall’altra, risulta interrogabile in molte direzioni. Il risultato, quindi, è la realizzazione di una nuova edizione, non necessariamente definitiva, ma che tiene conto di tutti gli studi pubblicati fino ad oggi ed aperta a interventi futuri.

1. Distici tirtaici
Mi sono occupata delle elegie del poeta spartano Tirteo tramandate su papiro e ho elaborato un’ipotesi di edizione digitale dei documenti e dei testi poetici esaminati.

Tre sono i testimoni diretti che hanno conservato e tramandato i distici tirtaici.

P.Berol. inv.11675Il primo è il P.Berol. inv.11675 [2], datato al III sec. a.C, costituito da tre frustuli provenienti da cartonnage di mummia, acquistato ad Hermoupolis Magna, odierna Eschmunên, nel 1908 da papirologi berlinesi e conservato, tutt’ora, nella Papyrussammlung degli Äegyptischen Museen di Berlino; vergato in scriptio continua in una scrittura onciale cancelleresca alessandrina non corsiva, con tratti ancora vicini alla capitale epigrafica, accanto ai quali si distinguono, però, forme 'moderne', sembra conservare residui di due componimenti, l'uno di esortazione pratica e psicologica al combattimento imminente, l'altro di racconto dello scontro, identificato con l'ultimo evento della seconda guerra messenica (668 a.C.), per espugnare la fortezza di Ira, decisivo per la vittoria spartana.

P.Oxy. XXXVIII 2824Il secondo è il P.Oxy. XXXVIII 2824 [3], il piccolo frustulo papiraceo risalente al I-II sec. d.C. che ci ha conservato alcuni versi della elegia dedicata all'Eunomía il celeberrimo ordinamento politico, sociale, economico e militare di Sparta.

 

P.Oxy. XLVII 3316Infine, il terzo è il P.Oxy. XLVII 3316 [4], un sottilissimo frustulo, datato al III sec. d.C., molto rovinato ascritto a Tirteo con non piena certezza [5]. Infatti solo l’integrazione di Spartiatéon al v. 21 ed alcune affinità stilistiche con P.Berol. inv.11675 hanno fatto pensare a questo poeta piuttosto che ad un altro maestro dell’elegia parenetica, come Callino. Questi pochi versi alludono ad una situazione bellica particolare, come mostrano le numerose espressioni o termini d’àmbito militare, ma soprattutto teîchos (v. 16) e táfros (v. 19), che hanno permesso di individuare, sulla base delle testimonianze indirette relative alla storia di Sparta, l’evento bellico che il poeta ha voluto rievocare: la cosiddetta ‘Battaglia della Grande Fossa’.

2. Il progetto di edizione digitale
La proposta di edizione qui presentata costituisce soltanto uno dei possibili modelli di elaborazione di un’edizione critica concepita per il supporto elettronico, dal momento che le scelte dell'organizzazione strutturale del documento e le scelte di rappresentazione dei fenomeni dei singoli testi, cioè gli elementi da annotare, dipendono dal codificatore e dal modello ipotizzato oppure sono imposte dal tipo di fruizione (sc. scientifica, divulgativa, scolastica etc.).
Più in generale è importante sottolineare che le edizioni digitali risulteranno sempre più variegate e dinamiche di quelle cartacee, seppur non mancheranno gli elementi principali in cui un’edizione critica tradizionale si articola, ovvero la trascrizione, il testo critico stabilito, gli apparati (critico e dei testimoni), la traduzione ed il commento.
La struttura formale migliore per l’allestimento di un’edizione critica digitale di fonti papiracee è, a mio avviso, l’ipertesto, per il fatto che fornisce all’utente la possibilità di creare percorsi di lettura personali in base alle personali esigenze di ricerca; inoltre, tale modello può anche costituirsi come luogo di lavoro condiviso, all’interno del quale si possa dare vita ad un dialogo collettivo per mezzo dell’interattività, insita nelle modalità stesse di lettura.

2.1 Il modello ipertestuale
L’organizzazione interna di un ipertesto si basa su blocchi strutturali di informazioni che sono file non solo di testo, ma anche immagine, audio e video. Tra le quattro strutture ipertestuali (ad albero, a griglia, a rete e sequenziale), per il mio lavoro ho scelto quella ad albero; pertanto, ho creato una pagina principale o radice da cui si diramano altre tre pagine di primo livello, gerarchicamente ordinate, ciascuna delle quali relativa all’edizione di uno dei tre papiri che tramandano i versi tirtaici.

La struttura gerarchica ad albero dell'ipertesto

Realizzare la pagina radice dell’ipertesto è utile soprattutto per visualizzare la serie dei collegamenti di primo livello in un ipertesto complesso, ma è funzionale anche con pochi documenti collegati tra loro perché sottolinea il livello gerarchico delle dipendenze. Così si presenta la pagina principale dell’ipertesto che ho realizzato, in cui si individuano i link ipertestuali descritti nel diagramma:

La pagina di apertura dell'edizione ipertestuale

Clicca per vedere una porzione di pagina di:
P.Berol. inv.11675
P.Oxy. XXXVIII 2824
P.Oxy. XLVII 3316

Inoltre, all’interno di ogni documento, sono stati disposti altri link, per esempio alle immagini degli originali:

Link all'immagine digitale Link all'immagine
(Tav. III)


oppure a spiegazioni di varianti:

Link ad esplicitazione di varianti
Il link permette all’utente di leggere una spiega-zione della variante conservata sul papiro, rispetto alla lezione trasmessa da un codice di Strabone (P.Oxy. 2824, v. 16).

o ancora a porzioni di papiro interessate da particolari fenomeni:

Link a particolari fenomeni: correzione e lacune

Le tre icone uguali rinviano a file immagine con estensione .jpg che mostrano le porzioni di papiro interessate da una correzione dello scriba e a due lacune materiali; la quarta icona richiama l'immagine della prima colonna del frammento B di P.Berol. inv. 11675.

2.2 La scelta del linguaggio
La realizzazione dell'edizione si è basata sull'impiego di uno specifico linguaggio, chiamato XML (eXtensible Markup Language), utile ad annotare, tecnicamente marcare, le parti del testo ritenute considerevoli di attenzione da parte dell'editore/codificatore.
È possibile trasferire tutti i dati, reputati rilevanti nella fase di analisi, in un formato comprensibile all’elaboratore mediante l’impiego di questo linguaggio dichiarativo; si tratta, nello specifico, di un tipo di linguaggio formale dotato di una sintassi che prevede l'impiego di un insieme di marcatori o tags, cioè comandi - che si presentano sotto forma di stringhe di caratteri ASCII delimitate da parentesi uncinate - immessi dal codificatore dentro il file .xml.
La funzione dei marcatori è descrivere le partizioni logiche del documento, nel rispetto di una determinata grammatica, schema oppure DTD (=Document Type Definition), come la TEI (= Text Encoding Initiative), che può essere scelta per la trascrizione della fonti primarie, perché dispone di un modulo specifico per la rappresentazione della classe dei fenomeni propri alle fonti manoscritte.
La scelta dell’XML deriva dalle sue specifiche potenzialità:
• portabilità;
• durata nel tempo;
• autonomia dal software;
• libertà interpretativa delle istanze testuali e documentarie.

2.3. Il modello di markup
L’XML, quindi, focalizza la codifica, cioè l’interpretazione, della struttura e, quindi, del valore dei blocchi logici, documentando l’ordinamento gerarchico che sovrintende all’organizzazione degli elementi della fonte: ad esempio, nel caso di un frammento papiraceo, saranno codificati il titolo, se presente, i versi, le colonne, ma anche le alterazioni del testo (abbreviazioni, cancellature, riscritture, etc.), i cosiddetti fenomeni ‘non linguistici’ (identificazione di mani diverse, punti illeggibili, danneggiati o deteriorati, inusuali spaziature nel testo, etc.) e soprattutto gli interventi editoriali dell’editore moderno (integrazioni, congetture, espunzioni, etc.).
Le partizioni logiche rilevanti nel corpo del documento, introdotto nel file sorgente dal tag <body>, sono le seguenti:
• la paragrafatura, introdotta dal marcatore p che si snoda in due livelli:
<p type=”trascrizione”> e <p type=”edizione”> che, rispettivamente, codificano il testo diplomatico e critico;
• il verso, marcato da l, corredato dall’attributo ‘id’ e da un valore numerico scandito di 5 in 5 per indicare raggruppamenti di righe omogenei.
I fenomeni non linguistici interessanti da codificare ed interpretare sono:
• le aggiunte marcate con l’elemento <add>;
• le cancellature con <del> e l’attributo ‘resp’ per indicare di chi è stata la responsabilità dell’intervento, ovvero lo stesso scriba;
• le lacune materiali con <gap> e l’attributo ‘desc’ che fornisce una descrizione del guasto;
Ogni fenomeno è stato corredato dal marcatore <a> con attributo ‘href’ per stabilire un collegamento ipertestuale con un file immagine che visualizza la porzione del papiro interessata dal fenomeno.

Pericope di trascrizione diplomatica di P.Oxy. 3316, vv. 17-22Pericope di trascrizione diplomatica di P.Oxy. 3316, vv. 17-22




L'immagine mostra un modo d’interpretazione delle alterazioni del testo che sono molto diffuse nei papiri; tralasciando la visualizzazione grafica, di competenza dell’XSLT (cf. infra), vediamo, per esempio, come è stato codificato il primo fenomeno al 3316, v. 17 nel file sorgente: all’interno della stringa di testo poetico, viene inserito il marcatore relativo alla codifica di un’aggiunta, cioè <add>, accompagnato dall’attributo 'place' che specifica la posizione fisica nel documento dell’intervento additivo dello scriba; per una più chiara ed immediata comprensione ho considerato opportuno inserire un link ad un file immagine .jpg per visualizzare la porzione di materiale papiraceo interessato dal fenomeno.

Porzione di immagine del papiro riferita all'aggiunta (P.Oxy. 3316, v. 17).Porzione di immagine del papiro riferita all'aggiunta (P.Oxy. 3316, v. 17).


La sintassi XML per codificare il fenomeno:

&#93;thieis <a href="aggiunta"> <add place="interlineare"> &#x1FEF;in&#x1FFD; </add> </a>&#i83;.

Per quanto riguarda le stringhe alfa-numeriche come &#93; e &#x1FEF;, esse sono riferimenti di entità, cioè combinazioni di caratteri compresi tra «et» (&) e un punto e virgola nella forma &nomeentità; che richiamano particolari stringhe di testo, set di font speciali, immagini, files, etc. Nel nostro caso, per esempio, &#93; vale per una parentesi quadra aperta (]),per indicare una lacuna sul margine sinistro del documento, e &#x1FEF; e &#x1FFD; valgono per i simboli convenzionali che delimitano un'integrazione; assumono tale aspetto secondo lo standard Unicode impiegato. In effetti, questo sistema di codifica risulta attualmente il più completo e il più facilmente condivisibile, poiché, tramite un’associazione univoca tra codici binari e caratteri da rappresentare, consente la mappatura di un numero via via crescente di caratteri (superati infatti i 65536 iniziali, l’ultima versione, la 5.0, uscita nel luglio del 2006, annovera oltre 99000 glifi ed è in continua espansione). L’effettiva rappresentazione grafica dei caratteri, poi, dipenderà dal tipo di font utilizzato (nel nostro caso Hellenica Unicode) a patto che sia Unicode; in questo modo, infatti, sarà realizzato un prodotto valido, altamente portabile, durevole nel tempo.

2.4. Il foglio di stile
La resa in layout è delegata all’XSLT (=eXtensible Stylesheet Language Transformation), un linguaggio di visualizzazione di XML sul browser che assegna caratteristiche fisiche a ciascun marcatore utilizzato nel documento XML e definisce come ogni porzione apparirà in layout. Produce un file con estensione .xsl che è denominato foglio di stile.
Nel foglio di stile vengono inserite le istruzioni necessarie per intervenire sugli elementi utilizzati nel file XML che si basano sul concetto di template rules, cioè di modelli di trasformazione; il template viene applicato all’elemento XML ogni volta che questo (richiamato dall’attributo match) viene trovato nel documento XML di riferimento: <xsl:apply-templates/> applica l’istruzione all’elemento in esame.
Un esempio pratico e comprensibile è la disposizione delle trascrizioni, diplomatica e critica, in modo affiancato; tale scelta deriva dalla volontà di agevolare, da una parte, il fruitore alla visualizzazione e nella successiva analisi dei problemi rilevabili sull’originale e, dall’altra, i tentativi di soluzione proposti dagli studiosi moderni.

Trascrizione diplomatica e critica di P.Oxy. 2824.Trascrizione diplomatica e critica di P.Oxy. 2824.





La realizzazione di due colonne è un procedimento che spetta all’XSLT che richiama i marcatori <p type=”trascrizione”> e <p type=”edizione”> presenti nel file XML di riferimento; in seguito, applica la trasformazione delle porzioni di testo comprese tra i tag di apertura, appena citati, e quelli di chiusura </p>.
Nel file sorgente del documento XML a cui ci si riferisce si legge:

<p type=”trascrizione”>
<l> ... </l>
...
</p>

<p type=”edizione”>
<l> ... </l>
...
</p>

Pertanto, nel foglio di stile, le istruzioni relative alla formattazione delle trascrizioni affiancate risultano nel modo seguente:

<xsl:template match="p[@type='trascrizione']">
<table width="450" border="0" align="left">
<tr>
<td> <font face="HellenicaU" size="-1">
<xsl:apply-templates/> </font>
</td>
</tr>
</table>
</xsl:template>
e
<xsl:template match="p[@type='edizione']">
<table width="450" border="0" align="right">
<tr>
<td> <font face="HellenicaU" size="-1">
<xsl:apply-templates/> </font>
</td>
</tr>
</table>
</xsl:template>

È stata creata una tabella, segnalata dal marcatore <table> accompagnato da particolari attributi che la definiscono in modo specifico, a due colonne, una per ciascun tipo di trascrizione, indicata da <td> e ad una riga marcata con <tr>.

Un altro esempio pratico è la rappresentazione in apice delle aggiunte, nel tentativo di rendere il più realistico possibile l’intervento additivo dello scriba, che ha scelto di riempire lo spazio interlineare.

Porzione di immagine del papiro riferita alla correzione e aggiunta (P.Oxy. 3316, v. 19).

Porzione di immagine del papiro riferita alla correzione e aggiunta (P.Oxy. 3316, v. 19).

Nel file sorgente del documento XML si legge:

<del resp="copista">&#xE300;p&#xE301;</del>
<a href="correzione2">
<add place="interlineare">&#x1FEF; a&#xE47C; &#x1FFD;</add>
</a>

Invece, nel file XSL il marcatore <sup> dà istruzione all’elaboratore di visualizzare supra lineam che nel file XML è delimitato tra <a href="correzione2"> e </a>.

<xsl:template match="a[@href='correzione2']">
<sup>
<a href="javascript:finestra('corr-copista.jpg')">
<img src="icona_2.gif" border="0"/>
<xsl:apply-templates/>
</a>
</sup>
</xsl:template>

Output della pericope di trascrizione diplomatica di P.Oxy. 3316, vv. 17-22.

Output della pericope di trascrizione diplomatica di P.Oxy. 3316, vv. 17-22.

 

A livello strettamente filologico, le possibilità offerte dal digitale in archivi anche più vasti di quello che ho realizzato sono molteplici: ad esempio, in presenza di varianti testuali, è possibile visualizzare, tramite criteri rappresentazionali variabili, le lezioni offerte dai singoli testimoni, di cui si può fornire per esteso il contesto; è, inoltre, possibile descrivere o esplicitare un evento storico, definire il livello grammaticale, retorico e stilistico di una sezione, spiegare un vocabolo mediante il rinvio ad un lessico, rimandare in presenza di nome di persona o toponimi alla bibliografia relativa, etc.
Un valido esempio è rappresentato dalla codifica di espressioni dialettali isolate in un dettato linguistico omogeneo; in P.Berol. inv.11675 fr. A col. ii v. 12 e fr. B col. i v. 14 compaiono due dorismi desueti per un poeta, seppur spartano, abituato a comporre nella lingua epico-ionica, poiché si rivolgeva a fruitori eruditi ed in particolare intendeva esprimere concetti da eternare e la lingua epico-ionica era la più adeguata; essi sono stati codificati con il marcatore generico span:

<span type="dorismo"> aloieseu]men</span>

Se uno strumento di lavoro così strutturato offrisse la possibilità di ottenere tali risultati tanto mirati ed utili allo studioso, i tempi di ricerca diminuirebbero ed essa stessa si arricchirebbe di informazioni.
Infine, è fondamentale sottolineare il fatto che, se ogni sequenza alfabetica, ogni simbolo, ogni fenomeno notevole è stato codificato, l’interrogazione di un simile prodotto non può che essere completa e fornire un alto livello informativo. In questo modo, se simili archivi fossero supportati da un motore di ricerca, l’utente avrebbe la possibilità di impostare ricerche tassonomiche di qualsiasi tipo, come, per esempio, una ricerca per esaminare le tipologie di correzione in fonti papiracee di una certa provenienza geografica e cronologica, oppure inusuali spaziature o segni casuali posteriori alla scrittura del testo poetico, impensabili a partire da un’edizione critica cartacea.

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Note

[1] Cfr. R. Mordenti, Informatica e critica dei testi, Roma 2001.

[2] U.von Wilamowitz-Moellendorff, Dichterfragmente aus der Papyrussammlung der Kgl. Museen, «SBAW»
(1918) 728-736.

[3] E.G. Turner, The Oxyrynchus Papyri, n° 2824, Oxford 1971, 1-3.

[4] M.W. Haslam, The Oxyrynchus Papyri, n° 3316, Oxford 1980, 1-6.

[5] Haslam in P.Oxy. XLVII 3316 1: «Attribution to Tyrtaeus, hesitantly made by Mr. Lobel before two bits which go to make up the fragment were seen to join, is hardly open to question».

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