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Data di pubblicazione:
6 novembre 2008

Autore:
Marion Lamé
Doctorante en Histoire, allocataire de recherche en cotutelle. Direction: Angela Donati (Università di Bologna, Italie) Catherine Virlouvet (Université de Provence, France).

Blog: http://eer.
hypotheses.org/

http://sites.univ-
provence.fr/
ccj/spip.php?
article65


http://wiki.digi-
talclassicist.org/
Epigraphie_en_
reseau

     

Marion Lamé
Per una codifica storica delle iscrizioni

Come l'informatica applicata all'epigrafia potrebbe stimolare e sostenere la ricerca storica? Quali sono le attività che possono essere automatizzate e gestite dagli algoritmi di ricerca dei computer? In quale misura gli storici epigrafisti possono partecipare, con le loro conoscenze scientifiche relative all'Antichità classica, alla concettualizzazione[1] e alla modellazione di un sistema informatico[2] che raccolga rappresentazioni digitali di iscrizioni antiche[3]? Quali sono le attività che dipendono poi dai ricercatori che usano lo strumento informatico? Attraverso l'esempio delle Res Gestae Divi Augusti (RGDA), a partire dalle quali è possibile estendere la teorizzazione ad altri testi epigrafici, si tratta in questa sede di codificare l'informazione storica ai fini di ricerca[4]. Lo scopo è di creare delle rappresentazioni digitali dei documenti primari che rispondano alla definizione di «métasource» (metafonte) dello storico medievista J.-Ph. Genet: «ensemble structuré des informations mises en formes, transmises à l'ordinateur et traitées par lui.»[5]

La ricerca storica e l'epigrafia, così come sono tradizionalmente messe in pratica, non hanno bisogno de facto dell'integrazione dello strumento informatico, ed inoltre l'informatica può rimanere percepita come un mero strumento di ricerca e di raccolta veloce di informazioni.

Invece, pensiamo che l'impronta del ricercatore lasci tracce a monte (cioè a livello di concezione del sistema informativo) e a valle (vale a dire nel momento di utilizzo dello strumento).

Il ricercatore deve in effetti dare una forma all'informazione compatibile con i sistemi di memorizzazione all’interno di un sistema informativo, a prescindere dal fatto che esso venga poi rappresentato informaticamente o più tradizionalmente su carta. Il ricercatore dovrà manipolare lo strumento informatico con lo stesso rigore che lo anima quando manipola gli strumenti cartacei.

Tuttavia, lo storico epigrafista deve ugualmente organizzare l’informazione in modo finalizzato al trattamento che il sistema informatico potrà poi realizzare su grande scala.

Lo storico epigrafista deve far un buon uso generale dell'informatica, in quanto scienza della rappresentazione e del trattamento dell’informazione, se vuole trarne il migliore risultato. La mera riproduzione del supporto cartaceo sotto una forma digitale è un'espressione ridotta delle capacità informatiche. Non permette di mettere in evidenza la complementarità degli strumenti digitali e cartacei come istanza metodologica. Lo riassumono M. R. Laganà, M. Righi, et F. Romani: «È infatti importante non fare del computer un giocattolo per "scimmie ammaestrate", ma uno strumento di pensiero e di crescita»[6].

Quando lo storico epigrafista espone attraverso il suo discorso i risultati della sua ricerca, presenta le conoscenze nuove che lui ha elaborato. Queste conoscenze sono abitualmente rappresentate in opere cartacee, tradizionalmente modellate dal supporto stesso e grazie a metodi e ad esigenze disciplinari stabilite ed affinate nel tempo. La rappresentazione digitale di queste conoscenze è differente per certi aspetti dal formato cartaceo, ed esige per questo motivo l’elaborazione di metodi ed esigenze disciplinari, che siano adatte a questa rappresentazione digitale.

Le differenze principali che caratterizzano la rappresentazione digitale rispetto al corrispettivo analogico possono essere raggruppate in quattro punti[7]:

  • quantità di dati: i dati memorizzabili all'interno di un sistema informatico non sono quantitativamente paragonabili nè con le capacità del supporto cartaceo, nè con le capacità di memorizzazione di un essere umano;
  • ruolo fondativo della strutturazione dei dati (attraverso, per esempio, i link): le associazioni e i rinvii in un supporto cartaceo sono meno numerosi, meno diversificati e sono limitati dalla data di pubblicazione dall'opera cartacea: « Creating structure and linking the structured text to semantic models (e.g., authority lists of persons, places etc.) are essential for historical data processing, however, it is desirable to automate this process to a large extent. »[8];
  • trattamento informatico: il supporto digitale può subire un trattamento sul suo contenuto. Un supporto cartaceo non può essere oggetto di un trattamento automatico;
  • possibilità, in certi casi, di accesso a distanza e di aggiornamento continuo dei dati: diviene possibile correggere gli eventuali errori e aumentare la quantità di dati, conservando l'esaustività come scopo ideale; detto diversamente, si pensa a dei sistemi informatici, anche se su server distanti come nel caso del consortium EAGLE (Electronic Archive of Greek and Latin Epigraphy), che mirano a contenere tutte le iscrizioni conosciute.

Se certe di queste specificità sono ormai relativamente bene ammesse ed integrate nell’universo culturale degli epigrafisti, come testimoniano le ottime banche dati epigrafiche accessibili in rete[9] o altre banche dati relative all'Antichità, il trattamento dell'informazione e le cure rivolte alla strutturazione dei dati, in particolare, sembrano meno sviluppate. Le ricerche all'interno di queste collezioni di documenti si fanno nella maggior parte dei casi tramite stringhe di caratteri che, per il calcolatore, non hanno alcun significato sul piano semantico. Ad esempio: la ricerca della parola "pansa" restituirà indifferentemente i risultati che contengono tutte le varianti della parola e il nome di persona, senza distinguere un Pansa dall'altro. Ugualmente, in una moderna trascrizione critica di testi antichi, epigrafici o no, le parole «augustus» e «Augustus», così come la traduzione di questi termini in greco(«σεβαστóς» e «Σεβαστóς»), sono diverse: quelli senza maiuscola sono degli aggettivi, mentre quelli con la maiuscola si riferiscono all'appellativo assunto per la prima volta ufficialmente da Ottaviano nel 27 A. C.

Si potrebbe fare una distinzione teorica tra due tipi di raccolte di fonti primarie, unite nella pratica da un continuum. Il primo sarebbe relativo alla costituzione di corpora come cataloghi nei quali si registrano il materiale, cataloghi che si vorrebbero esaustivi su un tipo di materiale e che costituiscono allo stesso tempo un riferimento e uno strumento di ricerca. Per esempio, si vuole registrare l'integralità delle iscrizioni a noi conosciute (esempi famosi: Corpus Inscriptionum Latinarum, Inscriptiones Graecae) o anche delle selezioni tematiche secondo criteri di tempo o di spazio. Il secondo tipo di raccolte potrebbe essere caratterizzato dalla selettività e dalla dimostrazione (ad es. uno studio monografico), i cui dati sono combinati al fine di ideare nuove conoscenze. Si pensa, analogamente, alla costituzione di un corpus composto da fonti più o meno, ma non necessariamente, eterogenee (letterarie, epigrafiche, numismatiche ecc.) messe insieme e correlate in un certo modo nello scopo di elaborare una ricerca storica e di sostenere una teoria. Si potrebbero quindi distinguere: da un lato repertori generali di riferimento, che si vogliono esaustivi; dall’altro collezioni di fonti, che si vogliono dimostrative[10]. Nella pratica, e forse ancora meno con l'informatica, non esiste una soluzione di continuità netta e chiara del livello di approfondimento interpretativo: un catalogo può essere strutturato secondo certi concetti storici e contenere commenti ed interpretazioni storiche, il corpus di una ricerca può essere strutturato senza ambire a produrre gli esiti di un discorso storico. Costituire un corpus qualunque, esaustivo o no, di fonte omogenee o eterogenee, con lo scopo di catalogare o di dimostrare, non è un atto né banale né neutro, né su carta né sotto forma digitale, finalizzata alla messa in rete. Tali corpora, ben concettualizzati, modellati e strutturati dalle conoscenze storiche, sono sistemi informativi rappresentatibili sul piano informatico, con i vantaggi e i limiti descritti di sopra, e quindi complementari rispetto allo strumento cartaceo: si tratta di altre forme, meno discorsive, di rappresentazioni e di pubblicazioni dell'informazione. Così precisa Francesca Tomasi: «Il problema è come rappresentare l'informazione in una forma tale da consentirne un adeguato e funzionale trattamento.»[11]

In effetti, lo storico epigrafista, potrebbe inserire parte delle sue ipotesi, quelle che possono essere rappresentate e trattate all'interno di un sistema informatico, per arricchire un suo corpus digitale, e così esplorare e validare o invalidare delle sue ipotesi. Dopo aver svolto la sua ricerca, potrebbe inserire parte delle sue conclusioni, quelle che possono essere rappresentate e trattate all'interno di sistemi informatici più ampi, per arricchire i corpora digitali al livello di pubblicazioni digitali di iscrizioni sul Web, a volte distruibuite su sistemi distanti ed eterogenei.

Come spiega Francesca Tomasi: «Quando si vogliano creare delle collezioni, su supporto elettronico, e quindi mettere in relazioni fra di loro documenti diversi, oppure rappresentare in qualche modo gli elementi che tali documenti condividono o ancora descrivere un insieme di documenti che possiedono comuni caratteristiche, allora è necessario ragionare sulle modalità che consentono tale correlazione[12] Ad esempio, si potrebbero legare tra di loro e in modo automatico tutti i documenti antichi che hanno come punto comune questo uomo: Gaius Vibius Pansa Caetronianus, collega di Aulus Hirtius al consolato di 43 A. C. e non tutti i Pansa dell'Antichità classica o la stringhe di caratteri p-a-n-s-a.

Questo esempio è molto semplice. Può essere reso più complesso e astratto. Così, nel 18 A.-C., Publius Cornelius Lentulus Marcellinus et Gnaeus Cornelius Lentulus furono consoli, come si può leggere nelle RGDA. Non manteniamo le convenzioni epigrafiche che appartengono ad un altro livello di codifica:

- Cap. VI, 1 «Consulibus Marco Vinucio et Quinto Lucretio et postea Publio et Cnaeo Lentulo».

- Cap. XVIII, «Ab eo anno, quo Gnaeus et Publius Lentuli consules fuerunt».

In effetti, per fare emergere precisamente questi due consoli nel mare magnum delle iscrizioni, e non delle espressioni similari, è necessaria una codifica di carattere storico. La codifica permette di distinguere le due diverse espressioni , distinguendo fra loro catene di caratteri identiche o simili. La codifica permette di identificare non solo degli individui, ma anche, nel caso dei consoli, delle date e delle funzioni amministrative: la codifica permette di differenziare i personaggi che hanno in comune la stessa funzione (il consolato) e che potrebbero creare ambiguità interpretativa a causa della forma del loro nome nei testi antichi[13].

Codificare vale interpretare[14], poiché si tratta di togliere le ambiguità, esplicitare quello che è implicito, associare quello che potrebbe essere simile, come i sinonimi in un campo semantico ad esempio. Un esempio molto semplice di esplicitazione tramite una codifica storica può essere l'esempio di Lepido. Augusto omette di nominarlo al cap. X, 2 delle RGDA: « Pontifex maximus ne fierem in víví conlegae locum ». Tuttavia, gli storici hanno stabilito da lungo di chi si tratta. Come fare con l'interrogazione di un sistema informatico per trovare il passaggio di Lepido nei corpora di iscrizioni se non è esplicitamente identificato nel sistema grazie alla codifica?

Possiamo sicuramente affermare che non tutte le interpretazioni possono essere espresse tramite la codifica, ma sicuramente la codifica è sempre un atto interpretativo.

Per raggiungere questo scopo è possibile usare i metalinguaggi di codifica della famiglia SGML (Standard Generalized Markup Language)[15] ma soprattutto il suo sottoinsieme XML (eXtensible Mark-up Language) che permettono l'aggiunta di metadati, sotto forma di mark-up all'interno del documento, in questo caso epigrafico. Questi linguaggi consentono la codifica di informazioni (che possono essere storiche) per la creazione di pubblicazioni elettroniche a grande scala e lo scambio di dati eterogenei (che possono essere storici) sotto forma di etichette composte da stringhe di caratteri che si possono inserire, nel caso di fonti testuali, all'interno del testo stesso, così come si fa con un segno diacritico, vale a dire un simbolo al quale attribuiamo un significato. Il vantaggio dell'etichetta composta da una stringa di caratteri all’interno di un simbolo diacritico come la parentesi tonda o quadra, anche composto magari di alcuni segni, sta nell'infinità possibilità delle etichette stesse: i simboli diacritici, per quanto complessi possano essere, non potranno mai rappresentare più di alcuni significati. Le etichette possono avere un senso definitivamente non ambiguo anche per un essere umano. Facciamo alcuni esempi. Al livello epigrafico, si potrebbe creare l'etichetta «integrazione», al livello archeologico, «stele_funerarie», al livello storico, si potrebbero inventare le etichette relative alle funzioni, «console», eventi, «battaglia», luoghi «modena», ed associarle ad un'etichetta temporale «43 A. C.». A tutte queste etichette è possibile applicare un trattamento informatico. Non entriamo nel merito dei numerosi problemi che alcuni di questi esempi creerebbero, come il fatto di dover distinguere i nomi dei marcatori di quello degli attributi e dei loro valori. Inoltre il concetto di «luogo» è troppo generico; quello di «data» è troppo complesso, questi esempi di etichette sono solo illustrativi del nostro discorso. Hanno poco in comune con le esigenze e le regole tecniche, anche perché si pongono, oltre ai problemi di lingua, numerosi problemi di standardizzazione e di convenzionalizzazione. Nella pratica parte di questi marcatori sono già stati stabiliti all'interno del consortium internazionale TEI (Text Encoding Initiative[16]), basata su XML, è inizialmente concepita per codificare testi letterari. Tuttavia, le iscrizioni non si limitano alla loro sola testualità. Le linee guida Epidoc che cercano di applicare la TEI alle iscrizioni si rivelano essere meglio adatte alle specificità dell'oggetto epigrafico come, ad esempio, i dati archeologici, e altri dati non sono verbali. Sono quindi fonti primarie complesse, con un contenuto storico denso e ricco, a partire dal momento che lo storico epigrafista interpreta questi dati testuali e non verbali che sono contenuti in queste fonti primarie e cerca di dar loro senso, incrociando queste informazioni con quelle contenute in altre fonti primarie. Questo senso può parzialmente essere rappresentato all'interno di un sistema informatico. A questo punto, come lo sottolineano Boonstra, Breure e Doorn, «(…) the core question seems to be: how can we create structure in historical material in a way that is (…) appropriate to the source’s complexity[17]

La TEI e Epidoc, nel loro stato di sviluppo attuale, permettono soprattutto di codificare fenomeni linguistici, filologici ed epigrafici. Sarebbe auspicabile per il ricercatore interpretare un certo numero di dati, in modo tale da farne un'informazione storica trattabile da un computer: la metafonte di J. Ph. Genet.

Una codifica storica permette quindi di rappresentare digitalmente, all'interno di sistemi informatici delle reti di documenti primari[18] collegati tra di loro dalle informazioni storiche che condividono e che permettono di capirne il senso. Il concetto di informazione storica, così come quello di reti semantiche di documenti primari, necessita un lavoro di definizione preciso, tra altre cose sulle ontologie, ma lascia sperare una ricchezza eccezionale con due conseguenze: una al livello individuale tocca i metodi di ricerca, l'altra collettiva tocca i processi e le convenzioni di pubblicazioni scientifiche di corpora epigrafici. Processi e convenzioni che sono ancora del tutto da discutere. Nicole Dufournaud et Jean-Daniel Fekete sottolineano questa trasformazione: «un des bénéfices essentiels (...) est le passage du mode "production de document" [la tesi, l'articolo, la monografia, il corpus] vers le mode "processus de production de connaissances"»[19].

Concretamente, lo strumento informatico, ben concepito e ben utilizzato, è capace di suggerire, a partire da una sola iscrizione, altre iscrizioni che ad essa si possono in qualche modo collegare e attraverso le quali determinate informazioni storiche si ripetono. Le tecniche usate sono attinenti al campo della ricerca dell'informazione (algoritmi di ricerca, calcoli di pertinenze e di probabilità). Queste tecniche si possono svolgere al meglio su documenti digitali, in questa sede le iscrizioni, se questi sono ben concepiti e modellati. Concettualizzare e modellare l'informazione sia epigrafica che storica delle iscrizioni sono compiti che possono essere realizzati al meglio solo dagli specialisti della disciplina: gli epigrafisti.

Lo strumento informatico potrebbe fornire dei modi agevoli di lettura e di rappresentazione visiva. Un esempio semplice è quello delle reti sociali o familiari e rimandiamo all'esemplare illustrazione fatta da Dufournaud et Fekete con la TEI nel 1999 e nel 2006. Lo strumento informatico potrebbe facilitare anche la rappresentazione delle correlazioni tra le fonti e ovviamente l'accesso alle fonti primarie, o più precisamente alla loro rappresentazione digitale, anche se disseminate su diversi server, o su sistemi eterogenei. Alla fine, attualmente, un sistema informatico sarebbe capace di suggerire all'utente, a partire da una fonte (es. RGDA) altre fonti ad essa correlate da altri storici, le ragioni di tale correlazioni e l'accesso alla sua rappresentazione digitale (ad. es. RGDA, I, 2[20] e l'iscrizione rapportata dal CIL VI, 40901 = AE, 1940, n° 41 = AE, 1941, n° 102[21] oppure RGDA, X, 2 e altre fonti correlate a Lepido). Questi suggerimenti e connessioni sono generati dallo strumento, a differenza del supporto cartaceo sul quale non è possibile realizzare nessun trattamento a livello di contenuto. Questi suggerimenti devono sempre essere sottoposti alla valutazione e allo spirito critico dell'utente che interroga il sistema informatico[22]. Meglio, ancora, se fatto in collaborazione con i professionisti di biblioteconomia, si possono aggregare i riferimenti bibliografici nei cataloghi delle biblioteche per un informazione completa anche dal punto di vista del materiale cartaceo. Alla nostra conoscenza, la più riuscita aggregazione di contenuti di questo genere per l'Antichità Classica è costituita dai progetti di papirologia: Trismegistos e Papiri.info, con l'applicazione in corso delle linee guida Epidoc per questo secondo progetto.

Queste proposte artificiali, perché nate da un trattamento informatico, dipendono dalla qualità dello strumento a diversi livelli: come è concepito, come l'informazione è codificata e strutturata, qualità degli strumenti di ricerca, qualità dell'informazione scientifica contenuta. I rischi di risultati eccessivamente parziali e mediocri dipendono in parte uguale dai progressi delle scienze dell'informatica e dalle buone pratiche informatiche, dai metodi e dalle riflessioni teoriche delle scienze umane che creano ed usano tali strumenti.

Da questo punto di vista, l'informatica umanistica svolge un ruolo determinante in quanto è in grado di concepire problemi specifici e di guidare le discipline umane verso un uso critico e scientifico dello strumento informatico al servizio in questo caso della ricerca storica ed epigrafica. Grazie ai principi di ricerca comuni a tutte le discipline per migliorarne la qualità (valutazione, rigore scientifico, economicità scientifica, status quaestionis, ed analisi critica)[23], i sistemi informatici sono in grado di memorizzare un materiale epigrafico di qualità, di permettere trattamenti storici con una certa efficacia dei dati contenuti. La rappresentazione dell'informazione storica all'interno di sistemi informatici offre così due direzioni per la ricerca. La prima è lo svolgimento di ricerche difficilmente realizzabili nelle condizioni tradizionali: troppo costose in termini di tempo, problemi che si svolgono difficilmente sotto una forma discorsiva e che non entrano nel formato cartaceo (ad esempio: la rappresentazione di reti sociali complessi). Lo strumento informatico permette di moltiplicare i punti di vista, di esplorare velocemente certi tipi di ipotesi. Permette anche di suggerire punti di ricerca da approfondire o al contrario dai quali allontanarsi perché già esplorati. Emerge quindi la strada della formalizzazione del discorso scientifico, la cui esplorazione rissale per le science umane almeno agli anni 70 ed è stata percorsa da autori come Mario Borillo, Jean-Claude Gardin e Tito Orlandi che hanno dedicato parte dei loro scritti al discorso storico e archeologico[24]. Tuttavia, come per qualsiasi altra tecnologia l’applicazione di marcature semantiche non può prescindere dai dati esistenti e dal loro formato, che può condizionarne notevolmente l’impiego o la stessa applicabilità.

Gli ostacoli rimangono numerosi. Sono allo stesso tempo problemi umani e tecnici. La produzione digitale nel campo delle Scienze dell'Antichità soffre del frazionamento disciplinare, stimolante e necessario, ma a volte controproducente per lo studio dei documenti primari (archeologia, filologia, storia antica: ciascuna ha in più le sue specialità e convenzioni). L'informatica può essere un'istanza unificatrice di queste discipline, senza negarne le specificità e le qualità essenziali. L'informatica può connettere tra di loro dei risultati grazie all'interoperabilità dei sistemi e aiutare a pubblicarne la sintesi ricca e complessa.

Si nota l'assenza di consenso e quindi di pratiche condivise dagli storici sul metodo, la definizione e la forma presa da queste informazioni storiche e sulle tecniche utilizzate, benché esistano degli standard. Siamo d'accordo con M. R. Laganà, M. Righi, et F. Romani: «Non uniformarsi agli standard comporta rischi di perdita del lavoro e difficoltà di condivisione - d'altronde nessun lavoro umano ha senso se non è condiviso.»[25] Gli strumenti informatici soprattutto sono poco adattati. È difficile chiedere attualmente ad un epigrafista di codificare i suoi lavori senza che questa attività richieda molto tempo.

Nel contesto attuale dello sviluppo dell'informatica come strumento per le discipline umanistiche, in questo caso l'epigrafia, si devono salutare i pionieri che da decenni lavorano per mettere on line iscrizioni antiche. Allo scopo di migliorare lo strumento informatico, la definizione di concetti dedicati e dei metodi specifici, la scelta delle tecnologie e del materiale antico piu' appropriato al quale applicarle al fine di valutare correttamente gli strumenti, sono il frutto di analisi critica: l'insieme di questi approcci costituisce una ricerca in sé, ma anche utile, in quanto pone le basi per sviluppare nuovi progetti.

Appendice: Il posto centrale dato alle Res Gestae Divi Augusti: «die Königin der antiken Inschriften» secondo Mommsen

Questa iscrizione, dato il suo contenuto storico eccezionale e i numerosi collegamenti con le iscrizioni augustee che suggerisce, è la più idonea per mettere alla prova lo strumento informatico. Questa scelta, fatta inizialmente sul consiglio delle nostre relatrici di Master[26], è stata confermata quando si è realizzata la valutazione delle pubblicazioni on line delle RGDA disponibili sul Web[27].

In seguito, abbiamo provato a realizzare diverse rappresentazioni digitali e codifiche di diverse edizioni, da Th. Mommsen[28] a J. Scheid[29], in modo da poter proporre una rappresentazione sul Web all'altezza del valore storico del testo augusteo. In effetti, i fenomeni che suscitano commenti storici sono potenzialmente infiniti e ci limitiamo solo ad alcuni fatti esemplificativi; in effetti è poi compito degli storici decidere cosa rappresentare con questi mezzi:

  • informazioni e rimandi interni al testo: suscitano interpretazioni storiche sugli obiettivi politici del suo autore, attraverso l'organizzazione del testo;
  • dati, luoghi, funzioni amministrative, persone, concetti tradizionalmente indicizzati;
  • paralleli tra le traduzioni latine e greche, bilinguismo;
  • informazioni esterne al testo e ottenute da altre fonti e lavori scientifici: contesto archeologico, correlazione con altri documenti primari;
  • informazioni relative alla storia del testo (scoperte archeologiche e edizioni successive);
  • etc.

Nel testo di Augusto, abbiamo contato 298 occorrenze[30] di nomi di entità che potrebbero servire di base ai primi collegamenti tra iscrizioni, cioè essere collegate in rete attraverso le fonti primarie che testimoniano in modo esplicito o implicito:

  • Persone: 81 occorrenze;
  • Popoli: 55 occorrenze;
  • Spazio (città, paesi, regioni, provincie …): 86 occorrenze;
  • Monumenti: 76 occorrenze.

Si aggiungono delle referenze temporali (date consolari): 19 occorrenze.

Si precisa subito il carattere esemplificativo di queste entità. Dei collegamenti storici più astratti ancora sarebbero auspicabili. Lavoriamo attualmente sulla codifica e sul collegamento di queste entità con i documenti epigrafici che ne spiegano in qualche modo il senso: qualità dal punto di vista della collazione del testo, arricchimento epigrafico e storico. I linguaggi usati sono la TEI ed Epidoc[31], l'uno come l'altro avendo vantaggi e difetti nel caso delle RGDA. La dimensione multimediale dello strumento informatico potrebbe permettere ad esempio di collegare una versione del testo a delle foto scientifiche[32].

Riferimenti bibliografici citati:

Le edizioni delle RGDA citate sono segnalate da *.

Bocchi, F., Denley, P. (a cura di). 1994. Storia & multimedia: Atti del settimo congresso Internazionale Association for History & Computing. Bologna: Grafis.

Bodard, G. 2008. The Inscriptions of Aphrodisias as electronic publication: A user's perspective and a proposed paradigm. In Digital Medievalist. 4. pp. http://digitalmedievalist.org/journal/4/
bodard/

Boonstra, O., Breure, L., Doorn, P. 2004. Past, present and future of historical information science. Amsterdam: NIWI-KNAW. initialement en ligne sur:

Borillo, M. 1984. Informatique pour les sciences de l'homme: limites de la formalisation du raisonnement. Bruxelles: Pierre Mardaga.

Burnard, L., Sperberg-McQueen, C. M. 2006. TEI Lite: Encoding for Interchange: an introduction to the TEI Revised for TEI P5 release. [on line]. TEI Consortium, February 2006. http://www.tei-c.org/release/doc/tei-p5-exemplars/html/teilite.doc.html

Cazalé-Bérard, C., Mordenti, R. 1997. La costituzione del testo e la "comunità degli interpreti". In Nerozzi-Bellman. 1997. pp. 13-37.

Dufournaud, N., Fekete, J.-D. 1999. Analyse historique de sources manuscrites: application de TEI à un corpus de lettres de rémission du XVIe siècle. In Document numérique. vol. 3 n° 1-2. pp. 117-134.

Dufournaud, N., Fekete, J.-D. 2006. Comparaison d'outils pour la visualisation de sources historiques codées en XML / TEI. In Document numérique. 9, n°2. pp. 37-56.

Elliott, T. et al. 2000-2008. The EpiDoc Collaborative for Epigraphic Documents in TEI XML. http://epidoc.sourceforge.net/

Fusi, D. 2007. Edizione epigrafica digitale di testi greci e latini: dal testo marcato alla banca dati. In Ciula, Stella. 2007. pp. 121-163.

Gardin, J.-C. 1974. Les analyses de discours. 1. Neuchâtel: Delachaux et Niestlé.

Gardin, J.-C. 1991. Le calcul et la raison: essais sur la formalisation du discours savant. Paris: École des Hautes Études en Sciences Sociales.

Genet, J.-P. 1994. Source, métasource, texte, histoire. In Bocchi, Denley. 1994. pp. 3-17.

Laganà, M. R., Righi, M., Francesco, R. 2007. Informatica: Concetti e sperimentazioni. 2. Milano: Apogeo.

Lamé, M. 2006. Critères d’évaluation des documents écrits primaires des sciences de l’Antiquité sur le Web: l’exemple des Res Gestae Divi Augusti. Aix-en-Provence: [Non-publié]. Master recherche "Sciences historiques et humanités", Spécialité "Histoire des Mondes méditerranéens, européens et africains". Dir.: Brigitte Sabattini (Aix-en-Provence), Carla Salvaterra (Bologne). Jury: Philippe Jockey, Brigitte Sabattini, Carla Salvaterra, Catherine Virlouvet.

Lamé, M. 2008. Codificare le inscrizioni antiche: l'esempio delle Res Gestae Divi Augusti. Venise: [Non-publié]. Laurea Specialistica di Informatica per le Discipline Umanistiche. Relatrice: Prof. Giovanella Cresci-Marrone, co-relatore: Prof. Fabio Ciotti.

* Mommsen, T. 1883. Res gestae Divi Augusti ex monumentis Ancyrano et Apolloniensi. Berolini: Weidmannos.

Nerozzi-Bellman, P. (a cura di). 1997. Internet e le muse: la rivoluzione digitale nella cultura umanistica. Milano: Associazione Culturale Mimesis.

Orlandi, T. 1993. Sulla codifica delle fonti archeologiche. In Archeologia e Calcolatori. vol. 4. pp. 27-39. http://rmcisadu.let.uniroma1.it/~orlandi/
pubbli/archeo.html

* Scheid, J. 2007. Res Gestae Divi Augusti: hauts faits du divin Auguste. Paris: Belles Lettres.

Tomasi, F. 2008. Metodologie informatiche e discipline umanistiche. Roma: Carocci.

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[1] Concettualizzazione intesa come l'atto di definire e organizzare i concetti e termini storici collegati secondo il senso che da a loro la disciplina storica.

[2] Modellazione intesa come l'atto di definire un sistema o un progetto di analisi su un dominio specifico, in questo caso, l'epigrafia.

[3] Questa tappa è da distinguere dalla realizzazione tecnica.

[4] Cf. Appendice p. 5: Il posto centrale delle Res Gestae Divi Augusti: «die Königin der antiken Inschriften», selon Mommsen.

[5] GENET, 1994, p. 8.

[6] LAGANÀ et al., 2007, p. XIX.

[7] Per una proposta alternativa di queste specificità, vedi ad esempio: BODARD, 2008, FUSI, 2007.

[8] BOONSTRA et al., 2004, p. 51.

[9] Alcune delle principali banche dati di epigrafia: Inscription of Aphrodisias, Hispania Epigrahica, VBI ERAT LVPA, CIL II², RID 24 (Cologne), Epigraphik-Datenbank Clauss Slaby, Packard Humanities Institute - Greek Epigraphy, EAGLE (Electronic Archive of Greek and Latin Epigraphy), che rimanda a queste tre banche dati: EDR (Epigraphic Database Roma), EDH (Epigraphische Datenbank Heidelberg), EDB (Epigraphic Database Bari).

[10] Benché anziano e mirato sulla storia moderna, lo studio di Nicole Dufournaud e Jean-Daniele Fekete, DUFOURNAUD e FEKETE, 1999, rimane esemplare a questo proposito. È stato poi analizzato dal punto di vista metodologico ed epistemologico nel 2006: DUFOURNAUD e FEKETE, 2006.

[11] TOMASI, 2008, p. 83.

[12] TOMASI, 2008, p. 83.

[13] 57 A. C. Publius Cornelius Lentulus Spinther (con Quintus Caecilius Metellus Nepos), 56 A. C. Gnaeus Cornelius Lentulus Marcellinus (con Lucius Marcius Philippus), 26 D. C. Gnaeus Cornelius Lentulus Gaetulicus (con Gaius Calvisius Sabinus).

[14] «INTERPRÉTATION, s. f. (Gramm. & Jurisp.) est l'explication d'une chose qui paroît ambiguë.» storica definizione di D. Diderot, J. d'Alembert et P. Mouchon, Encyclopédie ou dictionnaire raisonnée des sciences, des arts et des métiers, 8:832, on line: http://portail.atilf
.fr/encyclopedie/
.

[15] SGML, ISO 8879:1986.

[16] BURNARD, SPERBERG-McQUEEN, 2006.

[17] BOONSTRA et al., 2004, p. 50.

[18] Il termine "rete" non rimanda direttamente alle rete informatiche, ma ad una rappresentazione dell'informazione.

[19] DUFOURNAUD e FEKETE, 2006.

[20] RGDA, I, 2: «C. Pansa A. Hirtio consulibus».

[21] Rispettivamente: Corpus Inscriptionum Latinarum, vol. VI, n° 40901, Année Épigraphique, anno 1940, n° 41 e anno 1941, n°102: «A. Hirtius. A. F.». Non citiamo tutti i riferimenti bibliografici.

[22] Il problema della trasparenza dell'informazione storica e scientifica e della responsabilità attinente (chi fa tale correlazioni tra due fonti e perché), contenuta in un sistema informatico è un problema di cui non si tratta in queste linee. In queste linee si tratta del come fare. La ricerca e l'elaborazione di metodi, costituita da scelte specifiche sui materiali moderni e antichi e sulle tecnologie disponibili, costituiscono una ricerca in sé che entra nei processi più tradizionali della ricerca: economicità scientifica, valutazione, discussione, status questionis ecc. Sulla trasparenza dell'informazione, vedi: BODARD, 2008.

[23] Nel senso dato da CAZALÉ-BÉRARD e MORDENTI, 1997, p. 15.

[24] BORILLO, 1984, GARDIN, 1974, GARDIN, 1991, tra i suoi numerosi scritti, Tito Orlandi si è anche interessato alla codifica delle fonte archeologiche: ORLANDI, 1993.

[25] LAGANÀ et al., 2007, p. XIX

[26] LAMÉ 2006. Critères d’évaluation des documents écrits primaires des sciences de l’Antiquité sur le Web : l’exemple des Res Gestae Divi Augusti. Relatrici: Brigitte Sabattini (Aix-en-Provence), Carla Salvaterra (Bologne).

[27] I dettagli metodologici sulla costituzione di un corpus di siti Web per farne un analisi critica e i risultati dettagliati di questa analisi sono in: LAMÉ, 2006. Non si tratta di stigmatizzare in queste linee i 16 siti analizzati. Rimandiamo allo studio realizzato.

[28] LAMÉ, 2008a.

[29] MOMMSEN, 1883, SCHEID 2007.

[30] Questo elenco non né fisso né chiuso. Rimane aperto alla discussione.

[31] Lamé, 2008b.

[32] Si pensa ad esempio alla fotogrammetria delle iscrizioni di Ankara, realizzate sotto la direzione di Paola Botteri, all'Università di Trieste e al sito realizzato da G. Zorzetti: http://resgestae.
units.it/

 

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